Durante la sua esistenza Teilhard ha tenuto nota delle sue riflessioni in una serie di diari personali con appunti vari, ha scritto moltissime lettere a diversi corrispondenti di varie nazionalità, ha composto una serie di articoli, scritti e spesso pubblicati sulla rivista dei gesuiti francesi “Etudes”, oltre ad aver scritto una serie di testi di cui ha cercato la pubblicazione, con l’imprimatur della Santa Sede, che purtroppo non è mai stato concesso; ha scritto inoltre lavori e note scientifiche riguardanti la geologia, la paleontologia e la paleoantropologia. Di questi lavori, quelli scientifici sono stati pubblicati durante la vita dell’autore, e comprendono 67 scritti di geologia, 53 scritti di paleontologia e 39 scritti di paleoantropologia [1]. Mentre dei lavori non scientifici, una gran parte è stata pubblicata per la prima volta in Francia, a partire dall’anno stesso della morte il 1955 e sino al 1976, collana composta di tredici volumi che raccolgono 190 scritti,  dalla casa editrice Editions du Seuil.

Fra i suo scritti, sono ritenuti importanti soprattutto gli epistolari, fra i quali emerge un volume intitolato Genesi di un pensiero. Lettere dal fronte (1914-1919)[2] in cui sono raccolte le lettere che Teilhard scrisse a sua cugina Margherite Teillard-Chambon mentre era impegnato quale portaferiti, con il grado di caporale nell’esercito francese, durante la Prima Guerra Mondiale.

Fra i suoi saggi invece spiccano, per l’importanza attribuita dai vari critici, Il fenomeno umano[3], scritto tra il giugno del 1938 ed il giugno 1940, e rimaneggiato nel 1947 e 1948, e L’ambiente divino[4], scritto a partire dalla fine del 1926 e terminato nel marzo 1927, considerati rispettivamente l’opera della maturità filosofico-scientifica la prima, e mistico-religiosa la seconda.

La natura degli scritti teilhardiani, se connessa alla cronologia degli stessi può creare difficoltà nell’interpretazione dell’opera, in quanto la stessa non è stata pensata come un progetto organico.  Infatti sin dai primissimi scritti  si evince come l’autore affronti, negli stessi periodi, anche in saggi separati, argomenti di natura molto diversa fra loro, ma è possibile evincere dalla lettura delle opere una progressione orientata come ha dimostrato il bel lavoro di Cuénot[5].  Oltretutto è da sottolineare, come ha fatto Rosino Gibellini[6] , citando C. Tresmontant, che l’opera teilhardiana è accostabile, sotto l’aspetto della coerenza del pensiero, all’opera di Leibniz, non presentando diverse filosofie durante la sua vita, ma sviluppando quella che è stata un’unica grande intuizione giovanile, sviluppata per tutta la sua esistenza.

 

[1] La raccolta delle opere scientifiche di P. Teilhard de Chardin è stata pubblicata, riunita in 10 volumi + 1 volume di mappe, con il titolo Pierre Teilhard de Chardin. L’Oeuvre Scientifique, cit. .

[2] P. Teilhard de Chardin, Genèse d’une pensée. Lettres (1914-1919 ), Grasset,  Paris 1961 (Genesi di un pensiero.  Lettere dal fronte (1914-1919), trad. it. S. Majnoni, Giangiacomo Feltrinelli, Milano 1966 ).

[3] P. Teilhard de Chardin,Le phénoméne humain, Editions du Seuil,  Paris 1955 (Il fenomeno umano, trad. it. F. Ormea, Il Saggiatore, Milano 1968).

[4] P. Teilhard de Chardin,Le Mileiu divin, Editions du Seuil, Paris 1957 (L’ambiente divino, trad. it. A. Daverio, Il Saggiatore, Milano 1968).

[5] C. Cuénot, … Les grandes étapes de son évolution, cit.

[6] R Gibellini, Teilhard de Chardin. L’opera e le interpretazioni, cit.

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