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E la mia ragione pone domande alla fede
cui la mia ignoranza non sa rispondere.
E vivo all’ombra della Veritá
velato dalla nebbia dei giorni che trascorrono

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giovanni-reale

I princìpi assiologici e normativi che i Greci hanno proposto, vale a dire quello della «giusta misura» e quello del «nulla di troppo», sono stati da me rigorosamente seguiti e coniugati con una massima deontologica che è stata formulata e ribadita soprattutto in tempi moderni (ma che, in certo qual modo, rispecchia il pensiero stesso degli Elleni, che è stato sempre della più grande «trasparenza»); vale a dire con la massima la quale ricorda al filosofo che l’onestà di fondo di ogni pensatore si riconosce dalla sua chiarezza. Il rifuggire dalla chiarezza e dalla trasparenza significa, in ultima analisi, rifuggire dalla verità (o, se si preferisce, da una trasparente ricerca ed espressione della verità). In effetti, a mio avviso, non c’è nulla di vero, per quanto sia profondo, che non si possa esprimere (o almeno che non si debba tentare di esprimere) con trasparente chiarezza, in modo da estendere la comprensione di esso al maggior numero di uomini possibile.

(Giovanni Reale, Traduzione, Introduzione e Commentario della Metafisica di Aristotele, Bompiani, Milano 2014, p. IX)


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“Briciole di verità sono sparse dappertutto, e per coloro che sanno e comprendono, è impressionante constatare come la gente viva a contatto con la verità, e tuttavia sia cieca e incapace di penetrarla.”
(G.I. Gurdjieff, Vedute sul Mondo Reale, ed. L’Ottava, Catania 1984)