Presentiamo qui una parte di un testo teilhardiano dal titolo Il mio Universo [1] che interpreta il significato della venuta del Cristo al mondo, non è un testo mistico sul Natale, ma una interpretazione nel modo usuale di Teilhard de Chardin, ovvero uno scritto che impegna sia la filosofia che la teologia, passando per concetti anche scientifici (in senso lato). Quindi il solito modo teilhardiano di essere

404px-Gerard_van_Honthorst_002interdisciplinare, quel modo che è stato frutto di tante incomprensioni da parte dei puristi delle varie branche (filosofi, teologi e scienziati) che non hanno accettato tale metodo che potremmo definire ‘olistico’.

Utilizzando le parole di Fabio Mantovani diciamo:

 

«La visione del mondo di TdC e i principi fondamentali su cui si fonda sono esposti in questo documento, che è perciò di grande importanza per la comprensione del suo pensiero. La validità della sua visione è direttamente garantita – egli afferma – dalla gran pace che procura, poiché l’apparente disordine delle cose si tramuta in ineffabile unità.»[2]

 

Ed è proprio con le stesse parole che utilizza Teilhard per introdurre  questo testo e darne le giuste chiavi di lettura, che vogliamo introdurre la parte che ci ha interessato in questo breve articolo:

 

«Le pagine che seguiranno non pretendono in alcun modo di dare una spiegazione definitiva del Mondo. Esse non mirano a stabilire direttamente alcuna teoria generale del pensiero, dell’azione e della mistica, come se gli orizzonti che scoprono dovessero imporsi tali e quali, immediatamente, a tutte le menti, a spese di certi altri modi di vedere considerati, a ragione o a torto, più tradizionali o più comuni. Mi propongo semplicemente di esporre il modo personale di (altro…)


In occasione dell’imminente Natale, ho deciso di dedicare un post a questo avvenimento, che si presenta come la rappresentazione del punto di svolta della storia, il momento in cui il divino si rende esso stesso storia per cambiare per sempre il corso dei giorni a venire dell’intera umanità. Momento cruciale, che ha fatto da spartiacque per le coscienze. Mi basti a tal proposito ricordare il ‘problema di Lessing’ (casuali verità storiche non possono mai essere la prova di necessarie verità razionali[1]). Ed il modo in cui intendo affrontarlo è attraverso un testo di Sartre. Qualcuno a questo punto si starà chiedendo se sto riferendomi proprio a Jean Paul Sarte, l’autore de L’essere e il nulla, e se siete fra questi, vi posso rispondere affermativamente, sì proprio lui! Non bisogna meravigliarsi troppo, non sono uscito di senno a voler parlare del Natale attraverso un autore che è molto lontano dall’idea di cristianesimo e finanche dalla stessa idea di ‘credente’ in generale. E’ ben noto che in Sartre si raggiungono le vette più elevate di quello che viene definito ‘esistenzialismo ateo’, è considerato l’autore per eccellenza di tale visione filosofica del mondo.Natività - Correggio

Utilizzerò per questo mio proposito il testo Bariona o il figlio del tuono – Racconto di Natale per cristiani e non credenti[2], un testo scritto da Sartre mentre era prigioniero dei tedeschi nel campo di prigionia di Treviri nel 1940. Si tratta di un testo teatrale scritto per l’occasione dell’imminente arrivo del Natale del ‘40, e da rappresentare nel campo di prigionia composto di 25.000 uomini detenuti in baracche a tre piani. La richiesta venne fatta a Sartre da due sacerdoti, anch’essi prigionieri,  coi quali intratteneva rapporti amichevoli, l’abate Page ed il gesuita Perrin. (altro…)