«Il mio compito è talmente nuovo che nei 1800 anni di storia della cristianità non c’è nessuno da cui possa imparare come devo comportarmi. Poiché tutti gli uomini straordinari esistiti finora hanno agito per diffondere il cristianesimo. Il mio compito tende invece ad arrestare una diffusione menzognera, e anche a far sì che il cristianesimo si scuota di dosso una massa di gente che son cristiani soltanto di nome»[1]

Statue of Søren Kierkegaard by Louis Hasselriis.

Statue of Søren Kierkegaard by Louis Hasselriis.

«In un inno si parla di quel ricco che ha radunato un tesoro a prezzo di gran fatiche e «non si sa chi lo erediterà». Così anch’io lascerò dopo di me un capitale intellettuale non piccolo: ahimè, io so nello stesso tempo chi avrà la mia eredità; lui, quella figura che mi è così immensamente antipatica, proprio lui che fin qui ha ereditato e inoltre erediterà tutto il meglio di me: il docente, il professore»[2]

[1] Diario 1854, XI1 A 136 = 2886

[2] Diario 1852, X4 A628 = 2713


kierkegaard

«L’ingegnoso pagano ha detto:”Datemi un punto fuori, e io muoverò la terra”; il nobile spirito ha detto “Datemi un grande pensiero”: oh, la prima non è possibile, e la seconda non serve del tutto. C’è una cosa soltanto che può aiutare, ma essa non la si può avere da un altro: credi, e tu muoverai le montagne!» (S. Kierkegaard – Vangelo delle Sofferenze)


Kierkegaard

Presento qui l’introduzione che lo stesso Kierkegaard fa ad uno dei suoi testi più famosi ‘La malattia mortale‘ – un testo che racchiude in sè la concezione del cristianesimo che questo autore esprime – così come ben sottolineato da quel grande studioso di Kierkegaard che è stato Cornelio Fabro: «Nel Cristianesimo il peccato è “atto” di libertà, è il suo muoversi verso la propria perdizione: perché l’io si scandalizza, perché non supera la “possibilità dello scandalo”. Con la venuta di Cristo, l’io dell’uomo non si trova più semplicemente “davanti a Dio”, come Socrate e tutta la grecità, ma esso ha davanti a sé l’Uomo-Dio, Gesù Cristo. L’Uomo-Dio pone lo “scandalo essenziale” in cui la fede ha la sua prova decisiva: aver fede, oggi,  è precisamente credere alla divinità di Gesù Cristo, il Figlio di Dio che si è incarnato per strapparci precisamente alla disperazione del peccato. Perciò la forma più grave di disperazione, il peccato contro lo Spirito Santo, è di scandalizzarsi di Cristo, di negare la “sintesi” del paradosso dell’Uomo-Dio che costituisce la possibilità dello scandalo. Questa è detta la “forma positiva” dello scandalo: essa parte direttamente all’attacco della divinità di Cristo e dalla Verità del Cristianesimo che viene dichiarato per “falsità e bugia” (Usandhed og Loegn) in quanto o si nega la realtà dell’umanità di Cristo (Docetismo) o la sua divinità (razionalismo) e il Cristianesimo vien liquidato come poesia e mitologia.»[1]

 Ad essere sincero mi viene in mente, leggendo questa Avvertenza di Cornelio Fabro,  Lessing col suo ‘Sulla prova dello spirito e della forza’ in cui rileva un salto (metàbasi) «Cioè: casuali verità storiche non possono mai essere la (altro…)