‘Silence’ un titolo che già anticipa il contenuto del nuovo film di Martin Scorsese, tratto dal romanzo ‘Chinmoku’ (Silenzio), scritto nel 1966 dell’ autore giapponese Shūsaku Endō. Il romanzo è ambientato nel Giappone del XVII secolo, epoca in cui lo Shogun era l’autorità politica più importante e gestiva il territorio attraverso i daimyō, una sorta di governatori locali. La società era fortemente gerarchizzata, i gruppi si distinguevano fra samurai, nella posizione più alta della scala gerarchica, poi contadini, artigiani e mercanti.
Nel 1614 fu vietata la professione della fede cattolica con un decreto di espulsione di tutti i missionari dal Giappone. Dal 1638 fu attuata una politica di isolamento totale, unica religione ammessa fu il buddhismo. Questo a seguito della rivolta di Shimabara, scoppiata nel 1637, che vide i cristiani giapponesi, per la maggior parte appartenenti alla classe contadina, ribellarsi allo shogun, il quale aveva attuato forti repressioni religiose nei confronti dei cristiani. La rivolta si concluse nel sangue dopo un lungo assedio contro i ribelli nel castello di Hara, dove i ribelli asserragliati furono definitivamente sconfitti. La persecuzione anticristiana si fece ancora più aspra sino al 1850, anno in cui ebbe termine.scorsese
Ma veniamo al film, la trama prende le mosse dal colloquio di tre padri gesuiti, esterrefatti dalla notizia giunta loro dell’apostasia del padre gesuita Cristóvão Ferreira, che in precedenza era stato padre spirituale di due dei tre gesuiti, Sebastião Rodrigues e Francisco Garrpe che sono increduli di tale notizia. Decidono quindi di andare a cercare padre Ferreira per verificare la situazione.
Non abbiamo intenzione di svelare l’intera trama del film, in questa nostra riflessione ci basterà dire l’essenziale, ovvero quali temi, a (altro…)

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Il 10 Aprile 2015 ricorre il 60° anniversario della morte di Teilhard de Chardin, da quando venne a mancare all’età di 74 anni, il pomeriggio del 10 Aprile 1955 a New York, era il giorno di Pasqua.

 

«Stava benissimo. Il mattino di Pasqua aveva assistito alla messa solenne nella cattedrale di Saint-Patrick; nel pomeriggio era stato a un concerto. Rientrando in casa di amici si era rallegrato per quella “magnifica giornata”e si sentiva felice. Stava apprestandosi a prendere il tè, dopo aver deposto delle carte su un davanzale, quando all’improvviso cadde lungo disteso, come un albero schiantato. Siccome aveva perso conoscenza si credette dapprima che fosse svenuto e gli misero un guanciale sotto la testa. Dopo qualche minuto Teilhard aprì gli occhi e chiese:”Dove sono ? Cosa mi è successo ?” – “E’ in casa nostra, mi riconosce ?” gli chiese la sua ospite. – “Sì, ma cosa è successo ?” – “Uno svenimento.” – “Non mi ricordo più di nulla: questa volta è terribile!” intendendo dire, si pensa, questa volta è cosa grave e seria. Si cercò il suo medico: era assente. Qualche minuto dopo ne arrivò un altro che, accertato lo stato gravissimo del Padre, consigliò il prete. Il reverendo Breuvery, assente anche lui, fu sostituito da un sacerdote americano del St. Ignatius, a Park Avenue. Quando giunse, trovò che Teilhard era appena spirato: gli impartì tuttavia l’assoluzione e la Estrema Unzione.

 

Anche Pascal, un altro testimonio di Cristo, era morto il giorno di Pasqua. Il corpo di Teilhard fu esposto nella cappella di Park Avenue, composto in una bara trapunta di seta bianca con fregi violetti, con un crocifisso e un rosario. Dopo l’imbalsamazione il viso del defunto aveva preso una rassomiglianza impressionante con la maschera di Pascal, fronte spaziosa, guance tirate all’indietro, zigomi e naso sporgenti, labbra sottili. I funerali furono celebrati martedì 12 aprile alle 9; officiava il padre de Breuvery[1]. Poca gente, in tutto dieci o dodici persone tra cui l’ambasciatore di Francia alle Nazioni Unite Hoppenot[2], e Paul Fejos[3]. La cerimonia si svolse nella massima semplicità, e rasentò quasi lo squallore. Nessuna dimostrazione, nessun canto: la messa bassa non fu ravvivata neppure dalle note di In Paradsum e di Libera, Che furono invece recitati sottovoce. Pioveva. Una delle poche persone presenti scrisse poi:

 

Il mio cuore era così grosso che non prestai attenzione a nulla. Tutto sembrava incredibile, e quasi troppo improvviso perché fosse reali.

 

Solo il padre Leroy (arrivato il giorno prima in aereo) e il padre Ministro seguirono il feretro fino a Saint-Andrews-on-Hudson, dove è la Casa di Noviziato dei gesuiti. La bara, prima di essere definitivamente sepolta, fu collocata in una camera ardente, parata solo di una croce di fiori mandata da Malvina Hoffman[4]. Oggi la spoglia mortale del prete Pierre Teilhard de Chardin dorme ancora in esilio, sotto una modesta lapide con una breve iscrizione.»[5]

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Ho qui voluto citare la descrizione delle ultime ore della vita terrena di Teilhard de Chardin così come riportate da Calude Cuenot, considerato il suo biografo ufficiale, che comunque riportano gran parte del contenuto di una lettera di padre Leroy, confratello ed amico di Teilhard, che narrava i fatti così come in parte li aveva vissuti, ed in parte ne aveva raccolto testimonianze dirette, in quei giorni. Ho voluto sottolineare ed evidenziare la frase scritta nel 1958[6] per sottolineare come già a distanza di 3 anni dalla morte di Teilhard de Chardin, Cuenot lamentava la volontà di lasciare Teilhard de Chardin «ancora in esilio» nonostante fosse morto. E’ inutile stare qui a ripercorrere i motivi che portarono Teilhard a vivere questo esilio che lo portò prima in Cina e poi negli Stati Uniti d’America, un esilio che si protrasse dal 1926, quindi per ben 29 anni sino alla sua morte.

Oggi siamo in una situazione ancora più paradossale, per non dire scandalosa. Infatti le spoglie di Teilhard si trovano ancora sepolte in quello che una volta fu il noviziato gesuitico di St. Andrew-on-Hudson, a  Poughkeepsie, una piccola cittadina nelle vicinanze di New York, residenza che iniziò ad operare il 15 Gennaio 1903 con il trasferimento in quella sede di 118 gesuiti provenienti dalla precedente residenza per novizi di Frederick, Maryland, dopo che padre Edward Purbrick SJ[7], l’aveva acquistata in qualità di Provinciale

Dov’è la situazione paradossale o meglio scandalosa? E’ presto detto. Nel 1969 il noviziato fu chiuso a causa della progressiva riduzione del numero di seminaristi, circa 32 ettari con la struttura furono venduti per un milione di dollari alla CIA (Culinary Institute of America), una scuola di cucina. Quindi il piccolo cimitero annesso al seminario è ormai di pertinenza della scuola di cucina.

Ecco quindi spiegato il motivo di questo mio scritto, l’indignazione guida il mio pensiero, proprio perché a distanza di 60 anni dalla morte Teilhard de Chardin resti «ancora in esilio», e per di più in un cimitero che dista in linea d’aria quasi seimila chilometri da dove è nato (Poughkeepsie -Orcines). Un cimitero facente parte di una scuola di cucina, cimitero che ormai è schiacciato dalle costruzioni che sono sorte attorno, da un campo da calcio e dai parcheggi che lambiscono i suoi bordi. Unico riparo la fitta vegetazione che lo circonda e lo protegge come se la natura volesse mantenere in un verde abbraccio quelle bianche lapidi.

Oggi che per la prima volta nella storia della Chiesa un gesuita è salito al Soglio di Pietro la mia speranza è che Papa Francesco guardando a Teilhard miserando atque eligendo possa avviare l’iter che riporti le spoglie mortali di Teilhard de Chardin nella sua patria, la Francia che gli diede i natali quel 1° Maggio del 1881.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Emmanuel S. de Breuvery, laureato Sciences Po, Dottore in Filosofia presso l’Università Gregoriana, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1921, è stato ordinato sacerdote nel 1935. E ‘stato docente di geografia economica in Cina University of Dawn a Shanghai. A New York, il padre Emmanuel Breuvery è vissuto presso la residenza Loyola.

[2] Henri Hoppenot, (Parigi 25 ottobre 1891 – Parigi le 10 agosto 1977) è stato un diplomatico francese.

[3] Paul Fejos (27 gennaio 1897 – 23 aprile 1963) è stato un regista di film e documentari, ungherese di nascita, ha lavorato in un certo numero di paesi tra cui Stati Uniti . Ha inoltre studiato medicina nella sua giovinezza ed è diventato un antropologo prominente nell’ultima parte della sua vita, diventando direttore di ricerca del Viking Fund, e Presidente della Fondazione Wenner-Gren.

[4] Malvina Hoffman (New York, 15 giugno 1887 – 10 luglio 1966) è stata una scultrice statunitense, figlia del pianista Richard Hoffman. Fin da piccola si dedica alla scultura. (fonte Wikipedia) Amica di Teilhard de Chardin  è autrice di diverse foto fatte a lui oltre ad essere scultrice di un suo busto in bronzo nel 1948

 

Nel 1910 si trasferisce a Parigi e diviene allieva di Auguste Rodin. Durante la prima guerra mondiale lavorò per la Croce Rossa. Nel 1930 iniziò a lavorare per il Field Museum of Natural History di Chicago.

[5] Claude Cuenot, L’evoluzione di Teilhard de Chardin, Feltrinelli Editore, Milano 1962, pp.516-517. Grassetto e Sottolineatura nostra.

[6] Data della prima edizione in lingua originale del testo citato di Cuenot.

[7] Nato nel 1830, era di origini inglese e non americane, entrò nella compagnia di Gesù subito dopo la sua conversione nel 1851, era stato infatti anglicano, poi convertito al cattolicesimo grazie alla influenza dalla figura di John Henry Newman. Fu ordinato a Roma nel 1861. Fu rettore delle comunità inglesi dei Padri Gesuiti di  Stoneyhurst e Wimbledon, nei successivi sette anni fu istruttore di terz’anno, e Provinciale per nove anni.  in questa carica dal 1897, era già stato provinciale della Provincia d’Inghilterra. Tornato in Inghilterra nel 1907 vi morì nel mese di Luglio 1914 .


 

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Locandina: Teilhard_4-9-15


«La prima annotazione è che con questo nome di esercizi spirituali si intende qualsiasi modo di esaminare la coscienza, di meditare, di contemplare, di pregare vocalmente e mentalmente, e di altre operazioni spirituali, come si dirà appresso; perché, come il passeggiare, camminare e correre sono esercizi corporali, così si chiamano esercizi spirituali qualsiasi modo di preparare e disporre l’anima a togliere da sé tutti gli affetti disordinati, e, toltili, a cercare e a trovare la volontà divina nella disposizione della propria vita per la salute dell’anima.»[1]

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[1] Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, La Civiltà Cattolica, Roma 2006

Alcuni scritti di Teilhard de Chardin sono stati raccolti in un volume dal titolo Science et Christ pubblicato per la prima volta da Édition du Seuil nel 1965, con prefazione a cura di N.M. Wildiers[1] ed in traduzione italiana, con prefazione di Silvana Procacci, da Gabrielli nel 2002[2].

Come precisato nell’Avvertenza anteposta ad entrambe le edizioni questi scritti «non sono stati riveduti dall’autore per un’eventuale pubblicazione, pertanto vengono affidati al lettore quali spunti di lavoro.»[3]

Questo ci induce ad essere cauti nella valutazione di questo scritto, che potrebbe essere stato redatto nel 1919, mentre Teilhard de Chardin era sull’isola di Jersey, per lavorare e studiare, nel periodo compreso fra luglio ed agosto, e con l’occasione incontrare alcuni amici gesuiti  fra cui padre Auguste Valensin[4] e Jules Charles, come si evince da una lettera del 5 Settembre 1919 spedita dall’isola di Jersey a sua cugina Margherite Teilhard-Chambon:

«…Per concludere ho scritto da ultimo otto pagine sul modo di comprender i limiti del corpo umano. Ti dico questo perché Val ne è entusiasta e vuole mandarle a Blondel, insieme ai miei racconti alla Benson. Ti terrò informata se la cosa va in porto e sull’impressione che ha fatto…»[5]

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Pertanto siamo qui a proporlo, consci del fatto che potrebbe contenere imprecisioni che l’autore avrebbe potuto correggere in una successiva revisione, se vi fosse stata; ma confidando anche nell’abilità che Teilhard de Chardin aveva nello scrutare la realtà delle cose con una capacità d’analisi quasi istantanea e spesso senza eccessive rivisitazioni critiche. Ed ecco il testo:

 

«IN CHE COSA CONSISTE IL CORPO UMANO ?

 

(A) Basta aver tentato una volta di precisare a se stessi in che cosa consiste il corpo di un essere vivente per accorgersi di come questa entità, così chiara finché si rimane nell’ambito pratico: «il mio corpo», in teoria sia

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BibbiArte - Locandina dic 2014

 

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Locandina: BibbiArte – Locandina dic 2014


“Dove andrai tu, andrò anch’io, dove ti fermerai, io mi fermerò” (cfr. Libro di Rut 1,16).

Un’oasi di SILENZIO e
riflessione personale con il metodo ignaziano
Ritiro 16.11.14

Link diretto: Ritiro spirituale ignaziano

Locandina:  Ritiro 16.11.14