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I princìpi assiologici e normativi che i Greci hanno proposto, vale a dire quello della «giusta misura» e quello del «nulla di troppo», sono stati da me rigorosamente seguiti e coniugati con una massima deontologica che è stata formulata e ribadita soprattutto in tempi moderni (ma che, in certo qual modo, rispecchia il pensiero stesso degli Elleni, che è stato sempre della più grande «trasparenza»); vale a dire con la massima la quale ricorda al filosofo che l’onestà di fondo di ogni pensatore si riconosce dalla sua chiarezza. Il rifuggire dalla chiarezza e dalla trasparenza significa, in ultima analisi, rifuggire dalla verità (o, se si preferisce, da una trasparente ricerca ed espressione della verità). In effetti, a mio avviso, non c’è nulla di vero, per quanto sia profondo, che non si possa esprimere (o almeno che non si debba tentare di esprimere) con trasparente chiarezza, in modo da estendere la comprensione di esso al maggior numero di uomini possibile.

(Giovanni Reale, Traduzione, Introduzione e Commentario della Metafisica di Aristotele, Bompiani, Milano 2014, p. IX)

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loc  primavera filosofica 2015

Locandina: loc primavera filosofica 2015


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Locandina: Locandina Cimatti_def


Presentiamo qui una parte di un testo teilhardiano dal titolo Il mio Universo [1] che interpreta il significato della venuta del Cristo al mondo, non è un testo mistico sul Natale, ma una interpretazione nel modo usuale di Teilhard de Chardin, ovvero uno scritto che impegna sia la filosofia che la teologia, passando per concetti anche scientifici (in senso lato). Quindi il solito modo teilhardiano di essere

404px-Gerard_van_Honthorst_002interdisciplinare, quel modo che è stato frutto di tante incomprensioni da parte dei puristi delle varie branche (filosofi, teologi e scienziati) che non hanno accettato tale metodo che potremmo definire ‘olistico’.

Utilizzando le parole di Fabio Mantovani diciamo:

 

«La visione del mondo di TdC e i principi fondamentali su cui si fonda sono esposti in questo documento, che è perciò di grande importanza per la comprensione del suo pensiero. La validità della sua visione è direttamente garantita – egli afferma – dalla gran pace che procura, poiché l’apparente disordine delle cose si tramuta in ineffabile unità.»[2]

 

Ed è proprio con le stesse parole che utilizza Teilhard per introdurre  questo testo e darne le giuste chiavi di lettura, che vogliamo introdurre la parte che ci ha interessato in questo breve articolo:

 

«Le pagine che seguiranno non pretendono in alcun modo di dare una spiegazione definitiva del Mondo. Esse non mirano a stabilire direttamente alcuna teoria generale del pensiero, dell’azione e della mistica, come se gli orizzonti che scoprono dovessero imporsi tali e quali, immediatamente, a tutte le menti, a spese di certi altri modi di vedere considerati, a ragione o a torto, più tradizionali o più comuni. Mi propongo semplicemente di esporre il modo personale di (altro…)


Alcuni scritti di Teilhard de Chardin sono stati raccolti in un volume dal titolo Science et Christ pubblicato per la prima volta da Édition du Seuil nel 1965, con prefazione a cura di N.M. Wildiers[1] ed in traduzione italiana, con prefazione di Silvana Procacci, da Gabrielli nel 2002[2].

Come precisato nell’Avvertenza anteposta ad entrambe le edizioni questi scritti «non sono stati riveduti dall’autore per un’eventuale pubblicazione, pertanto vengono affidati al lettore quali spunti di lavoro.»[3]

Questo ci induce ad essere cauti nella valutazione di questo scritto, che potrebbe essere stato redatto nel 1919, mentre Teilhard de Chardin era sull’isola di Jersey, per lavorare e studiare, nel periodo compreso fra luglio ed agosto, e con l’occasione incontrare alcuni amici gesuiti  fra cui padre Auguste Valensin[4] e Jules Charles, come si evince da una lettera del 5 Settembre 1919 spedita dall’isola di Jersey a sua cugina Margherite Teilhard-Chambon:

«…Per concludere ho scritto da ultimo otto pagine sul modo di comprender i limiti del corpo umano. Ti dico questo perché Val ne è entusiasta e vuole mandarle a Blondel, insieme ai miei racconti alla Benson. Ti terrò informata se la cosa va in porto e sull’impressione che ha fatto…»[5]

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Pertanto siamo qui a proporlo, consci del fatto che potrebbe contenere imprecisioni che l’autore avrebbe potuto correggere in una successiva revisione, se vi fosse stata; ma confidando anche nell’abilità che Teilhard de Chardin aveva nello scrutare la realtà delle cose con una capacità d’analisi quasi istantanea e spesso senza eccessive rivisitazioni critiche. Ed ecco il testo:

 

«IN CHE COSA CONSISTE IL CORPO UMANO ?

 

(A) Basta aver tentato una volta di precisare a se stessi in che cosa consiste il corpo di un essere vivente per accorgersi di come questa entità, così chiara finché si rimane nell’ambito pratico: «il mio corpo», in teoria sia

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Il 24 ed il 25 maggio del 1965, in occasione del decimo anniversario della morte di Pierre Teilhard de Chardin, si tenne a Milano un convegno di studi su “Le Milieu Divin”, come specificato nella nota introduttiva di padre Arcangelo Favaro S.J.:

«una élite di Intellettuali Francesi e Belgi per incontrarsi in dialogo fecondo con un numeroso gruppo di studiosi italiani provenienti, sia pure a titolo personale,  dalle principali Università d’Italia e da varie Facoltà Pontificie di Teologia e Filosofia. Scopo del convegno: approfondire il pensiero spirituale

Panteismo

di Teilhard de Chardin raccolto nella sua opera “Le Milieu Divin”.» (…) «Il Convegno ha voluto essere anche una celebrazione del decimo anniversario della morte di P. Teilhard de Chardin, morto la Domenica di Pasqua del 1955, in un clima di silenzio, di esilio, di abbandono, a dieci anni di distanza, Padre Teilhard de Chardin ha raggiunto una celebrità eccezionale e universale, sia pure determinata da sentimenti e valutazioni opposte, P. Teilhard entusiasma gli uni e irrita gli altri, ma non lascia alcuno indifferente: segno evidente della sua larga influenza sulla spiritualità contemporanea. C’è chi ha parlato di mito, di eresia, di imperialismo della materia, di elemento perturbatore, di cavaliere dell’impossibile; altri invece ha visto nel messaggio di Teilhard una Grazia per la nostra epoca, un nuovo San Tommaso, addirittura il solo contributo di prima importanza che la Francia del ventesimo secolo apporta al mondo moderno.» [1]

Fra i presenti a questo convegno vogliamo ricordare alcune fra le persone che hanno dato molto allo studio ed al chiarimento della figura e del pensiero teilhardiano, a cominciare da Claude Cuenot[2], e poi Ferdinando Ormea[3], Madeleine Barthelemy-Madaule[4]. Ma anche personaggi noti (altro…)


statua tommaso campanellaRipropongo qui un breve passo nel quale Tommaso Campanella (Stilo, 5 Settembre 1568 – Parigi 21 Maggio 1639), frate domenicano, filosofo, teologo e poeta, propone un metodo molto efficace per curare, in filosofia, gli scettici attraverso il suo metodo naturalistico che passa per la conoscenza sensibile, a dire il vero alquanto cruenta e dolorosa, ma ecco le sue parole: «O scettici, dico, perché rispondete quando vi parlo?. Dicono: non sappiamo. Ma perché rispondete “non sappiamo” a chi chiama, e non, invece, a chi è in silenzio? Allora, percepite la voce di chi vi chiama e interroga. Dicono: non sappiamo se percepiamo, ma così pare, e non sappiamo se ti c’interroghi. Nondimeno, dico, è palese che io v’interrogo; e, infatti, voi non rispondete a chi non vi interroga; e ciò che appare, è. Inoltre, perché mangiate andate a casa vostra, e non a quella degli altri,e discutete? Rispondono, forse, di non sapere se mangiano, se vadano a casa o se disputino: ma che così appare. Dico: perché appare così e non (altro…)