Presentiamo qui una parte di un testo teilhardiano dal titolo Il mio Universo [1] che interpreta il significato della venuta del Cristo al mondo, non è un testo mistico sul Natale, ma una interpretazione nel modo usuale di Teilhard de Chardin, ovvero uno scritto che impegna sia la filosofia che la teologia, passando per concetti anche scientifici (in senso lato). Quindi il solito modo teilhardiano di essere

404px-Gerard_van_Honthorst_002interdisciplinare, quel modo che è stato frutto di tante incomprensioni da parte dei puristi delle varie branche (filosofi, teologi e scienziati) che non hanno accettato tale metodo che potremmo definire ‘olistico’.

Utilizzando le parole di Fabio Mantovani diciamo:

 

«La visione del mondo di TdC e i principi fondamentali su cui si fonda sono esposti in questo documento, che è perciò di grande importanza per la comprensione del suo pensiero. La validità della sua visione è direttamente garantita – egli afferma – dalla gran pace che procura, poiché l’apparente disordine delle cose si tramuta in ineffabile unità.»[2]

 

Ed è proprio con le stesse parole che utilizza Teilhard per introdurre  questo testo e darne le giuste chiavi di lettura, che vogliamo introdurre la parte che ci ha interessato in questo breve articolo:

 

«Le pagine che seguiranno non pretendono in alcun modo di dare una spiegazione definitiva del Mondo. Esse non mirano a stabilire direttamente alcuna teoria generale del pensiero, dell’azione e della mistica, come se gli orizzonti che scoprono dovessero imporsi tali e quali, immediatamente, a tutte le menti, a spese di certi altri modi di vedere considerati, a ragione o a torto, più tradizionali o più comuni. Mi propongo semplicemente di esporre il modo personale di (altro…)


Un curioso accostamento, da qualche tempo sempre maggiormente diffuso, vede Teilhard come un possibile patrono del web. In realtà ci sono almeno due rilievi che abbiamo il dovere di porre a tale accostamento.

Il primo è che la visione che Teilhard aveva dell’avvenire dell’uomo era legata alla conoscenza tecnica che si aveva nel periodo in cui visse, pertanto è superfluo dire che, egli non conobbe mai alcuna rete di computer, infatti le prime reti di computer risalgono alla seconda metà degli anni ‘60, periodo che oltrepassava di oltre un decennio la data della scomparsa di Teilhard.

Nonostante ciò conobbe, e comprese la potenzialità dei computer, allora denominati “macchine calcolatrici” che in uno scritto del  1947 descrive così: «sorprendenti macchine calcolatrici che, grazie a segnali combinati in ragione di parecchie centinaia di migliaia al secondo, non soltanto liberano il nostro cervello da un lavoro fastidioso ed estenuante, ma anche, aumentando in noi il fattore essenziale (e troppo poco osservato) della “rapidità di pensiero”, stanno preparando una rivoluzione nel campo della ricerca»[1]. E’ notevole sottolineare che questo passo appena citato è immediatamente preceduto da una certa idea della rete che Teilhard descrive come «straordinaria rete di comunicazioni radiofoniche e televisive» che quindi ci fa comprendere come l’idea di rete globale fosse già nella mente di Teilhard, anche se ancora legata ai mezzi tecnici in quel momento più diffusi.

Il secondo rilievo è legato alla situazione, purtroppo ancora in essere, che vede le gerarchie ecclesiastiche in rapporto problematico con la figura di Teilhard. Infatti non bisogna mai dimenticare che sull’opera di Teilhard vige ancora il monitum del 1962 mai revocato che invita «a difendere gli spiriti, particolarmente dei giovani, dai pericoli delle opere di P. Theilard de Chardin e dei suoi discepoli»[2].

Pertanto fino a che non ci sarà una completa ed ufficiale riabilitazione della figura di Teilhard da parte delle gerarchie ecclesiastiche, ogni proposta che coinvolga la Chiesa in una valutazione della figura di Teilhard è da ritenere prematura e per qualcuno forse anche inopportuna.

Nonostante questo, l’interesse che continua a rivestire Teilhard per chiunque voglia occuparsi della possibile interpretazione del ruolo dell’uomo nell’universo, è molto elevato, pur nell’oblio in cui le case editrici  relegano l’opera teilhardiana. (altro…)


Qui si può leggere la lettera di presentazione:

 SECOND LIFE – LETTERA