MORIN_complesso

 

«La presa di coscienza

Noi abbiamo acquisito delle conoscenze straordinarie sul mondo fisico, biologico, psicologico, sociologico. La scienza estende sempre più i l predominio dei metodi di verifica empirica e logica. I lumi della Ragione sembrano respingere miti e tenebre nei bassifondi dello spirito. Eppure, ovunque, errore. ignoranza, cecità progrediscono di pari passo con le nostre conoscenze. Ci è indispensabile una presa di coscienza radicale:

  1. La causa profonda dell’errore non è nell’errore di fatto (errata percezione) o nell’errore logico (incoerenza), ma nel modo di in cui il nostro sapere è organizzato in sistema di idee (teorie, ideologie);
  2. Esiste una nuova ignoranza legata allo sviluppo della scienza stessa;
  3. Esiste una nuova cecità legata all’uso degradato della ragione;
  4. Le minacce più gravi cui l’umanità va incontro sono legate al progresso cieco e incontrollato della conoscenza (armi termonucleari, manipolazioni di ogni genere, squilibrio ecologico, ecc.).

lo vorrei dimostrare che tali errori, ignoranze, cecità, pericoli hanno un carattere comune che risulta da un modo mutilante di organizzazione della conoscenza, incapace di riconoscere e di afferrare la complessità del reale.»[1]

«La patologia del sapere, l ‘intelligenza cieca

Noi viviamo sotto il dominio dei principi di disgiunzione, di riduzione e di astrazione, il cui insieme costituisce ciò che io chiamo il “paradigma di semplificazione”. Cartesio ha formulato questo (altro…)


journal

 

Les hommes, aujourd’hui encore, sont semblables à des  naufragés qui essaient de se joindre entre eux. Ils se tendent les bras, mais des vagues brutales les heurtent et les brisent les uns contre les autres. L’Avenir céleste et humain est dans l’association harmonieuse des individus par l’amour. Seulement il faut que s’aplanisse la mer qui les porte, que s’unifient les civilisations diverses qui entraînent dans des évolutions diverses les d’hommes et les jettent les uns sur les autres. La guerre est le heurt entre des d’hommes … Qu’est-ce qui fait ou apaisera les vagues ?…[1]

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TRADUZIONE :

Gli uomini, oggi ancora, sono simili ai naufraghi che provano ad unirsi tra loro. Si tendono le braccia, ma delle onde brutali li urtano e li sbattono uni contro gli altri. L’avvenire celeste ed umano è nell’associazione armoniosa degli individui attraverso l’amore. Solamente occorre che si calmasse il mare che li porta, che si unifichino le civiltà diverse che trascinano nelle evoluzioni diverse gli uomini e li gettano gli uni sugli altri. La guerra è l’urto tra gli uomini… Che cosa la produrrà o acquieterà le onde?…

[1] Pierre Teilhard de Chardin, Journal – 24 aout 1915/4 janvier 1919, Fayard, Paris 1975, p.127-128


In questi giorni, dopo le dichiarazioni fatte da Papa Francesco il 12 Maggio, durante l’incontro con le superiore religiose, i giornali hanno fatto un gran baccano sul contenuto delle affermazioni papali, parlando di apertura al diaconato femminile se non proprio al sacerdozio.  Dopo aver letto la trascrizione dell’incontro, mi sono reso conto che sono stati affrontati due dei tre temi che Teilhard de Chardin aveva sottolineato come “pietre deperibili pericolosamente inserite nelle fondamenta” della Chiesa, in una lettera scritta all’abate Gaudefroy[1] inviata da Pechino il 7 ottobre del 1929.

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Per meglio mostrare l’aderenza dei temi trattati riporto qui di seguito il passo della lettera in questione, con una mia traduzione (della quale mi scuso in anticipo per la mia imprecisa conoscenza del francese) in cui sottolineo i passi di cui vedo identità di contenuti, e di seguito riporto la trascrizione relativa all’incontro di Papa Francesco con le superiore religiose.

« Il m’a parfois semblé que, dans l’Eglise actuelle, il y a trois pierres périssables dangereusement engagées dans les fondations; la première est un gouvernement qui exclut la démocratie; la deuxième est un sacerdoce qui exclut et minimise la femme; la troisième est une révélation qui exclut, pour l’avenir, la Prophétie. »[2](…) « Ce que j’appelle des «pierres périssables » est sans doute simplement un groupe de tendances protectrices qui nous sauvent de l’anarchie, de l’égalitarisme et de la dispersion spirituelle. En ce qui touche plus particulièrement la prophétie, je suppose que ce don est maintenant diffusé dans la masse de l’Eglise. Qu’est « l’infaillibilité » mouvante de cette Eglise, sinon la sélection continuelle des éléments et la découverte constante des voies nouvelles par un immense tâtonnement dirigé ? »[3]

Come si può notare dal testo, Teilhard de Chardin era arrivato alla convinzione che tre problemi rappresentavano una forma di debolezza della Chiesa Cattolica, fra l’altro la definizione di pietre deperibili, lascia intravedere che tali problemi non avevano una tale consistenza dottrinale, da essere necessarie e quindi ritenerli dogmi eterni. I tre problemi erano appunto il tipo di governo della Chiesa, la figura delle donne nella Chiesa ed infine l’idea che il profetismo fosse (altro…)


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LOCANDINA: Programma Convegno Inattuale Nietzsche

 


Giorgio Colli 1953“Bello, senza riserve, è l’amore della verità. Esso porta lontano, ed è difficile giungere al termine del cammino. Più difficile però è la via del ritorno, quando si vuol dire la verità. Voler mostrare la verità nuda è meno bello, poiché turba come una passione. Quasi tutti i cercatori di verità hanno sofferto di questa malattia, da tempo immemorabile.”

 

(Giorgio Colli, La Natura ama nascondersi, Adelphi, Milano 1988, p. 13)

 


 

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I princìpi assiologici e normativi che i Greci hanno proposto, vale a dire quello della «giusta misura» e quello del «nulla di troppo», sono stati da me rigorosamente seguiti e coniugati con una massima deontologica che è stata formulata e ribadita soprattutto in tempi moderni (ma che, in certo qual modo, rispecchia il pensiero stesso degli Elleni, che è stato sempre della più grande «trasparenza»); vale a dire con la massima la quale ricorda al filosofo che l’onestà di fondo di ogni pensatore si riconosce dalla sua chiarezza. Il rifuggire dalla chiarezza e dalla trasparenza significa, in ultima analisi, rifuggire dalla verità (o, se si preferisce, da una trasparente ricerca ed espressione della verità). In effetti, a mio avviso, non c’è nulla di vero, per quanto sia profondo, che non si possa esprimere (o almeno che non si debba tentare di esprimere) con trasparente chiarezza, in modo da estendere la comprensione di esso al maggior numero di uomini possibile.

(Giovanni Reale, Traduzione, Introduzione e Commentario della Metafisica di Aristotele, Bompiani, Milano 2014, p. IX)


Prof. Hans-Georg Gadamer in seinem Heidelberger Arbeitszimmer Bild: Rothe, 13.07.1999

Prof. Hans-Georg Gadamer in seinem Heidelberger Arbeitszimmer
Bild: Rothe, 13.07.1999

«Ogni presente finito ha dei confini. Il concetto di situazione si può definire proprio in base al fatto che la situazione rappresenta un punto di vista che limita le possibilità di visione. Al concetto di situazione è legato quindi essenzialmente quello di orizzonte. Orizzonte è quel cerchio che abbraccia e comprende tutto ciò che è visibile da un certo punto. Applicando il concetto al pensiero, noi siamo usi parlare di limitatezza di orizzonte, possibile allargamento di orizzonte, apertura di nuovi orizzonti, ecc. Il linguaggio filosofico, a partire da Nietzsche e Husserl, ha adoperato in particolare questo termine per indicare il fatto che il pensiero è legato alla sua determinatezza finita e per sottolineare la gradualità di ogni allargamento della prospettiva. Chi non ha un orizzonte è un uomo che non vede abbastanza lontano e perciò sopravvaluta ciò che gli sta più vicino. Avere un orizzonte significa, invece, non essere limitato a ciò che è più vicino, ma saper vedere al di là di questo. Chi ha un orizzonte sa valutare correttamente all’interno di esso il significato di ogni cosa secondo la prossimità o lontananza, secondo le dimensioni grandi o piccole. Conformemente a ciò, elaborare la situazione ermeneutica significa acquisire il giusto orizzonte problematico per i problemi che si pongono nel nostro rapporto con i dati storici tramandati.»[1]

[1] Hans Georg Gadamer, Verità e Metodo, Bompiani, Milano 1983, pp.352-353.