Studi



800px-Paradiso_Canto_31

Abbiamo ritenuto giusto intitolare questo articolo con i versi che Dante Alighieri utilizza per terminare nel XXXIII canto l’avventura descritta nella sua Divina Commedia proprio per l’affinità che vediamo esserci nell’enunciato che il sommo poeta riporta e l’idea che Teilhard esprime quando descrive l’Energia essenziale del Mondo.

Egli ritiene che se immaginiamo, ad un certo momento dell’evoluzione, l’uomo assumere la consapevolezza che esista un centro di convergenza universale a lui legato da relazioni personali, ciò totalizzerebbe la sua azione:

 

«totalizzazione dell’individuo rispetto a se stesso; totalizzazione, infine, degli individui nella collettività umana.»

 

Infatti l’azione non soggetta a tale consapevolezza la ritiene un’azione parziale, un’azione monca di alcune facoltà che l’evoluzione sta portando all’essere. Viceversa la consapevolezza di quello che abbiamo visto in precedenza chiamato punto Omega porterebbe a scaldare   il senso delle azioni, anche delle più umili che verrebbero riconosciute orientate verso la convergenza in Omega. Apparentemente nulla è cambiato, ma in realtà l’azione è divenuta parte di una comunione di azioni. Proprio l’aspetto personalista del Mondo convergente in Omega porta l’azione a riscaldarsi in quella forma di adesione totale che Teilhard chiama Amore. Quindi il movimento diviene trasparente al fine stesso e questa trasparenza lo rende comune ed universale, lo sintetizza. E così viene a cambiare il significato dell’azione:

 

«Nel corso superficiale delle nostre esistenze, vedere o pensare, capire o amare, dare o ricevere, crescere o diminuire, vivere o morire, sono cose diverse. Ma cosa diventeranno tutte queste contrapposizioni non appena, in Omega, la loro diversità si rivelerà (altro…)


Alcuni scritti di Teilhard de Chardin sono stati raccolti in un volume dal titolo Science et Christ pubblicato per la prima volta da Édition du Seuil nel 1965, con prefazione a cura di N.M. Wildiers[1] ed in traduzione italiana, con prefazione di Silvana Procacci, da Gabrielli nel 2002[2].

Come precisato nell’Avvertenza anteposta ad entrambe le edizioni questi scritti «non sono stati riveduti dall’autore per un’eventuale pubblicazione, pertanto vengono affidati al lettore quali spunti di lavoro.»[3]

Questo ci induce ad essere cauti nella valutazione di questo scritto, che potrebbe essere stato redatto nel 1919, mentre Teilhard de Chardin era sull’isola di Jersey, per lavorare e studiare, nel periodo compreso fra luglio ed agosto, e con l’occasione incontrare alcuni amici gesuiti  fra cui padre Auguste Valensin[4] e Jules Charles, come si evince da una lettera del 5 Settembre 1919 spedita dall’isola di Jersey a sua cugina Margherite Teilhard-Chambon:

«…Per concludere ho scritto da ultimo otto pagine sul modo di comprender i limiti del corpo umano. Ti dico questo perché Val ne è entusiasta e vuole mandarle a Blondel, insieme ai miei racconti alla Benson. Ti terrò informata se la cosa va in porto e sull’impressione che ha fatto…»[5]

441px-Da_Vinci_Vitruve_Luc_Viatour

Pertanto siamo qui a proporlo, consci del fatto che potrebbe contenere imprecisioni che l’autore avrebbe potuto correggere in una successiva revisione, se vi fosse stata; ma confidando anche nell’abilità che Teilhard de Chardin aveva nello scrutare la realtà delle cose con una capacità d’analisi quasi istantanea e spesso senza eccessive rivisitazioni critiche. Ed ecco il testo:

 

«IN CHE COSA CONSISTE IL CORPO UMANO ?

 

(A) Basta aver tentato una volta di precisare a se stessi in che cosa consiste il corpo di un essere vivente per accorgersi di come questa entità, così chiara finché si rimane nell’ambito pratico: «il mio corpo», in teoria sia

(altro…)


Il 24 ed il 25 maggio del 1965, in occasione del decimo anniversario della morte di Pierre Teilhard de Chardin, si tenne a Milano un convegno di studi su “Le Milieu Divin”, come specificato nella nota introduttiva di padre Arcangelo Favaro S.J.:

«una élite di Intellettuali Francesi e Belgi per incontrarsi in dialogo fecondo con un numeroso gruppo di studiosi italiani provenienti, sia pure a titolo personale,  dalle principali Università d’Italia e da varie Facoltà Pontificie di Teologia e Filosofia. Scopo del convegno: approfondire il pensiero spirituale

Panteismo

di Teilhard de Chardin raccolto nella sua opera “Le Milieu Divin”.» (…) «Il Convegno ha voluto essere anche una celebrazione del decimo anniversario della morte di P. Teilhard de Chardin, morto la Domenica di Pasqua del 1955, in un clima di silenzio, di esilio, di abbandono, a dieci anni di distanza, Padre Teilhard de Chardin ha raggiunto una celebrità eccezionale e universale, sia pure determinata da sentimenti e valutazioni opposte, P. Teilhard entusiasma gli uni e irrita gli altri, ma non lascia alcuno indifferente: segno evidente della sua larga influenza sulla spiritualità contemporanea. C’è chi ha parlato di mito, di eresia, di imperialismo della materia, di elemento perturbatore, di cavaliere dell’impossibile; altri invece ha visto nel messaggio di Teilhard una Grazia per la nostra epoca, un nuovo San Tommaso, addirittura il solo contributo di prima importanza che la Francia del ventesimo secolo apporta al mondo moderno.» [1]

Fra i presenti a questo convegno vogliamo ricordare alcune fra le persone che hanno dato molto allo studio ed al chiarimento della figura e del pensiero teilhardiano, a cominciare da Claude Cuenot[2], e poi Ferdinando Ormea[3], Madeleine Barthelemy-Madaule[4]. Ma anche personaggi noti (altro…)


121_Teilhard02Ritorniamo sulle vicende del Monitum che fu emesso il 30 Giugno del 1962 ai danni dell’opera di Teilhard de Chardin, e di cui abbiamo già scritto in precedenza (qui e qui), per approfondire alcuni particolari che possono chiarire l’atmosfera controversa che avvolgeva la figura di Teilhard de Chardin negli stessi ambienti ecclesiastici.

Per il nostro fine ci avvarremo delle memorie, molto dettagliate, che padre Henri de Lubac SJ [1] ha pubblicato in due opere distinte, la prima edita per la prima volta in Francia nel 1989 dal titolo Mémoire sur l’occasion de mes écrits[2]  e la seconda sempre edita in Francia per la prima volta nel 2007 dal titolo Carnets du Concile[3] .

Ecco l’incipit della parte relativa a Teilhard delle Mémorie

 

«Dopo padre de Montcheuil nel 1944, Maurice Blondel nel 1949, padre Valesin nel 1953, padre Pierre Teilhard de Chardin moriva il 10 Aprile 1955, giorno di Pasqua, a New York. Sono note la sua fulminante celebrità postuma e le battaglie combattute intorno al suo nome e alla sua opera ancora poco e mal conosciuta, il più delle volte da antagonisti incapaci da una parte e dall’altra di giudicare obiettivamente.»[4]

 

Nel capitolo quarto delle Mémorie intitolato ‘Il fulmine di Fourvière’ de Lubac descrive le fasi che lo hanno portato al divieto di pubblicazione su alcuni argomenti ed all’insegnamento, con provvedimento della Compagnia di Gesù, ma indotto dal polverone alzato dall’ala neo-tomista capeggiata da Reginald Garrigou-Lagrange, teologo domenicano francese, che riuscirono a far inserire nella Enciclica Humani Generis, che attaccava direttamente il Modernismo e l’Evoluzionismo, un testo che accusava il gruppo dei teologi di Lione-Fourvière, di cui de Lubac faceva parte, di seguire una Nouvelle Théologie che, opponendosi alla scolastica, proponeva un ritorno alle fonti, ovvero Sacre Scritture e scritti dei primi Padri della Chiesa. Una prima (altro…)


Phronesis distinta da Sophia nell’Etica Nicomachea

Aristotele - Francesco HayezLa nostra indagine, relativa ad un’opera ritenuta fondamentale per quanto riguarda il concetto di virtù, ovvero l’Etica a Nicomaco di Aristotele, si concentra su un concetto che, proprio in questo scritto, viene ben ritagliato nella sua essenza, ovvero il concetto di Saggezza (Phronesis), e che viene distinto da un altro termine analogo, ovvero Sapienza (Sophia). Ci prefiggiamo con questo breve lavoro di cercare di comprendere al meglio quale sia la specificità di questo termine che ne ha dato Aristotele, visto che lo stagirita va oltre il puro significato gnoseologico, a cui tiene ancorato il concetto di Sapienza, per giungere ad una definizione che potrebbe essere alla base di quella conoscenza per cui egli ha tanto indagato per cercare quella scienza che è conosciuta come filosofia prima ovvero «la scienza dell’essere in quanto essere»[1]. Ricordiamo a tal proposito le implicazioni che questo termine aristotelico ha avuto per la filosofia successiva, entrando poderosamente nelle analisi di autori quali Hans Georg Gadamer  con il suo testo Verità e Metodo, il quale mette in discussione il metodo delle scienze ritenendo che debba essere presa in considerazione la «phronesis, la ragionevolezza responsabile»[2] quale strumento della ragione atto alla ricerca filosofica; o nelle conclusioni che Martha Nussbaum ritiene di portare per risolvere il conflitto fra legge non scritta e legge scritta[3] ; ed ancora ricordiamo Paul Ricoeur che ritiene la Phronesis capace di dare soluzione ai nuovi conflitti etici che la bioetica ha aperto negli ultimi anni.

E’ nel libro sesto (1138b 15 – 1145a 10) dell’Etica Nicomachea, uno dei tre libri in comune all’Etica Eudumea, che Aristotele tratta della saggezza, analizzando le virtù intellettuali (dianoetiche), da sempre oggetto di studio nelle filosofie successive. Questo sesto libro libro dell’Etica Nicomachea si apre con l’analisi di cosa significhi che «il giusto mezzo è tale, quale lo (altro…)


Per quello che mi è dato sapere, non mi risulta che siano stati fatti sinora accostamenti tra la figura di Teilhard de Chardin e Fëdor Michajlovič Dostoevskij sul piano della visione tipicamente teilhardiana del futuro dell’uomo come ‘unione creatrice’, parafrasando Bergson (se invece esiste un’analisi in tal senso, mi scuso per non averne avuto ancora notizie).

Portarait of philosopher Vladimir Solovyov

Unico lavoro, di mia conoscenza, che accosta uno scrittore russo a Teilhard de Chardin, è il bel libro di Karl Vladimir Truhlar,  padre gesuita docente dell’Università Gregoriana, che nel 1966 scrisse Teilhard und Soloviev. Dichtung und religiöse Erfahrung.[1]

Ma come è possibile accostare due personaggi così diversi, uno romanziere, l’altro scienziato; uno nato e vissuto in Russia, l’altro nato in Francia e vissuto, oltre che nel paese natio, gran parte della sua vita in giro per il mondo, ma soprattutto in Cina e negli Stati Uniti; uno laico ortodosso, l’altro sacerdote cattolico nella Compagnia di Gesù.

Sembra, apparentemente, che l’unico punto di contatto fra i due sia il 1881, anche se è molto difficile considerarlo come un vero punto che li unisce, infatti in questo anno, e precisamente il 9 febbraio, Dostoevskij muore a

Dostoevskij nel 1876

Pietroburgo, e qualche mese più tardi, il 1° Maggio, Teilhard nasce a Orcines, un piccolo comune francese della regione dell’ Alvernia.

E’ utile a questo punto ritenere che, se vi è qualcosa che unisce questi due personaggi così diversi, non è da ricercare nella loro biografia, bensì oltre, un ‘oltre’ che è ben espresso da Soloviev nel suo Principi filosofici della conoscenza integrale così come citato nel testo di Truhlar :

« Indubbiamente in ogni essere umano sotto ogni sentimento, sotto ogni rappresentazione determinata e sotto ogni volontà determinata, è insita una percezione immediata della realtà (altro…)


Il 2 gennaio 1492 con l’entrata a Granata dei Re Cattolici, Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, si ritiene come terminata la cosiddetta Reconquista. A distanza di pochi mesi, nell’ottobre dello stesso anno ha inizio un nuovo periodo che dalla penisola iberica contagerà l’intero vecchio continente: la conquista dell’america. Eppure, proprio a ridosso di questo anno fondamentale per la penisola iberica e per l’Europa intera si situa un’altra data fondamentale, che avrà conseguenze non meno significative per l’intera Europa e successivamente per lo stesso continente americano, oltre poi l’estremo oriente, ed è esattamente il 24 dicembre 1491.Ignatius of Loyola

E’ in questa data infatti che nasce, ultimo di tredici figli, in un piccolo comune basco di nome Azpeitia, Íñigo López Loyola, meglio noto come Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Di famiglia aristocratica, il padre Bertrano Yanez de Oñaz y Loyola, combatte per i Re cattolici nella guerra di successione al trono di Castiglia, la madre Maria Sáez de Balda appartiene ad una famiglia nobile della città di Azcita. Ignazio fu mandato dai genitori alla corte dei Sovrani Cattolici.[1]

Il 20 Maggio del 1521, durante l’assedio al castello di Pamplona, che Ignazio viene ferito da una palla di cannone ad una gamba che si spezzò, ferendo gravemente anche l’altra e come lui stesso racconta nella sua autobiografia [2]:

« Y así, cayendo él, los de la fortaleza se rendieron luego a los franceses, los cuales, después de se haber apoderado della, trataron muy bien al herido, tratándolo cortés (altro…)


Miei Libri

Ed eccoci arrivati al termine di queste pubblicazioni, che seppur incostanti nella periodicità, sono riuscito a portare a termine prima della così detta “pausa estiva”.

Degna conclusione di questo lavoro è questo nuovo post che contiene la bibliografia dei testi che ho utilizzato per questa mia ricerca ‘datata’ ed il cui primo passo su questo blog è (altro…)


già pubblicato:

Introduzione

LE ORIGINI DEGLI DEI

LA GENESI SUMERA

SUMER E TERAH

ABRAMO ED IL SUO DIO

ABRAMO E L’ EGITTO

EGITTO COSTANTE

DOPO 430 ANNI MOSE’

MOSE’ E L’ALLEANZA

IL NUOVO CULTO

L’AGONIA RELIGIOSA

I ‘Me’ rigeneratori religiosi

  

 

Con il libro di Giosuè incomincia quella che possiamo definire l’odissea delle Tavole dell’Alleanza. Infatti vediamo che dopo alterne vicende esse entreranno nell’appena innalzato tempio di Gerusalemme. Il capitolo III di questo libro al versetto 18 ci mostra qualcosa di simile al passaggio del Mar Rosso fatto dagli israeliti sotto la guida di Mosè. Infatti come Mosè per intercessione di   Javhè fece aprire le acque del Mar Rosso per permettere il passaggio al popolo d’israele, così, questa volta sotto la guida di Giosuè, i Leviti addetti al trasporto dell’Arca dell’Alleanza, contenente le omonime tavole, che noi abbiamo identificato con i ‘Me’, sostano nel mezzo del fiume Giordano per permettere l’attraversamento del popolo israelitico, dopo che il miracoloso passaggio dell’Arca ha prosciugato un corridoio fra le acque. Arca dell'AlleanzaTutto questo ci comprova, o ci insospettisce ulteriormente, sul fatto che Mosè non fosse l’artefice dell’apertura del Mar Rosso, ma come dimostrano le nostre tesi, questo miracolo è stato opera delle sacre Tavole, già in possesso di Mosè, prima dell’arrivo al monte Sinai. Evitando comunque la logica del miracolo in sé, possiamo benissimo accettare questi due passi come metaforici, ma resta pur sempre il fatto che i due passi sono legati dalla presenza in loco, omessa nel primo racconto, delle Tavole o meglio dell’Arca. Sono sempre le Tavole, o meglio l’Arca che nel capitolo VI dello steso libro permettono miracolosamente l’abbattimento delle mura di Gerico. Con il 1° libro di Samuele e precisamente nel capitolo IV sappiamo che l’Arca viene catturata dai Filistei dopo la sconfitta degli Israeliti contro questi ultimi. Ed è curioso che essa ritorni agli israeliti a causa di una peste che aveva colpito i Filistei a causa dell’Arca rubata. Poi nel 2° libro di Samuele, è scritto che l’arca viene trasportata in Gerusalemme. Ed è sotto la figura di Salomone che sarà eretto il tempio di Gerusalemme che sarà la dimora definitiva dell’Arca e quindi delle stesse tavole dell’Alleanza, come descritto dal 1° libro dei Re. Quindi il 2° libro dei Re, ci informa del ritrovamento di un ‘libro della legge‘ molto antico nel tempio di Gerusalemme e fatto molto importante per noi racconta delle invasioni dei Caldei e della deportazione in Babilonia. Questi ultimi avvenimenti sono (altro…)


già pubblicato:

Introduzione

LE ORIGINI DEGLI DEI

LA GENESI SUMERA

SUMER E TERAH

ABRAMO ED IL SUO DIO

ABRAMO E L’ EGITTO

EGITTO COSTANTE

DOPO 430 ANNI MOSE’

MOSE’ E L’ALLEANZA

IL NUOVO CULTO

 Evoluzione cultuale da Abramo a Mosè

 

 

 

Innegabile, sembra essere il collegamento della figura di Abramo con quella di Mosè, ma altrettanto innegabile resta anche la novità che Mosè rappresenta per la fede d’israele ! Possiamo infatti notare che, seppure il redattore ha tentato, con estrema dovizia di particolari di rendere unico il corpus dell’intero pentateuco, il suo sforzo è riuscito solo per la forma che rappresenta le genealogie dei principali protagonisti di questa serie di libri. Infatti credo di poter affermare con coscienza che seppure genealogicamente uniti, i due primi libri del pentateuco, Genesi ed Esodo, presentano una profonda frattura, che nasce proprio dal brusco passaggio dalla figura di Giuseppe a quella di Mosè. Nonostante siano inclusi ambedue nel mondo egizio, presentano profonde divergenze a causa del loro operato. MosesDeterminante a riguardo, mi sembra proprio essere l’aspetto antitetico del loro operato: Giuseppe è partecipe della gloria e della potenza del faraone, oltre ad essere il fautore dell’entrata in Egitto d’israele; Mosè d’altro canto è contro la figura del faraone ed è il fautore dell’uscita di israele dall’Egitto. Pertanto ne nasce una profonda antitesi dei due elementi.

Quindi, come in uno strano gioco di comunanze, è possibile vedere che nella figura di Abramo è raggiunta e superata la stessa figura di Mosè, egli, parallelamente all’operato di Giuseppe, entra in Egitto, e come poi farà Mosè, ne esce con l’aiuto di Javhè . Quindi anche la figura di Abramo tende a dimostrarsi sintesi del suo stesso futuro, e le figure di Giuseppe e Mosè perdono molto del loro valore, in quanto fanno parte di un ripetersi quasi ciclico dell’azione attorno al paese d’Egitto, mutili, l’uno dell’esodo, l’altro della discesa, ma che comunque rendono più marcate dette azioni rispetto alle stesse compiute dal loro comune antenato Abramo.

Notevole pertanto l’intreccio delle tre figure, attorno al paese d’Egitto. Oltretutto, sembra anche di notevole interesse, che il letargo del popolo (altro…)


già pubblicato:  Introduzione

LE ORIGINI DEGLI DEI

LA GENESI SUMERA

SUMER E TERAH

ABRAMO ED IL SUO DIO

ABRAMO E L’ EGITTO

EGITTO COSTANTE

DOPO 430 ANNI MOSE’

MOSE’ E L’ALLEANZA 

Javhè dona le tavole

 

Non è necessario alla nostra ricerca attardarci sui dettagli del viaggio degli ebrei verso la terra di Canaan, ci basterà ricordare solo due punti che si riferiscono all’apertura del mar Rosso, citata in Es. XIV, 21-29, il primo, che ci tornerà utile più in là, ed il secondo che si riferisce alla sosta del popolo nei pressi del Sinai e che analizzeremo in questo capitolo.

Per quanto riguarda l’inizio del percorso del popolo fuggiasco, fiumi d’inchiostro sono stati versati, che però non hanno avuto la fortuna di confluire in alcuna idea conclusiva, e come ogni fiume, le idee che lo componevano sono confluite in un mare di ipotesi, ognuna, a suo modo, giusta. Per questo preferisco a riguardo dare delle indicazioni di massima, che certo legano con il discorso fin qui portato avanti, ma non vogliono essere in alcun modo decisive per la disputa generale della diatriba in sé, anche per il fatto che il percorso degli esuli dall’Egitto è per noi di importanza del tutto relativa, e come abbiamo fatto precedentemente per la fuoriuscita di Abramo dalla Mesopotamia. Riteniamo probanti quelle indicazioni che giovano all’economia generale del presente testo, senza però che esse siano necessarie alle idee in esso contenute.

Iniziamo pertanto a stanziare il primo gruppo dei fuoriusciti nella zona del Faiyum, dove sono stanziati come ci dice il seguente passo :

«Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses»[1]qantir Pi ramesse

A riguardo della menzione delle città Pitom e Ramses, sarei piuttosto cauto nel dare loro priorità per stabilire la data a cui il passo si riferisce, e sarei propenso ad accettare che il passo in sé indichi soprattutto che i ricordi arrivano ad un’epoca non certa della XIX dinastia egiziana. Questa incertezza la ritengo attribuibile al fatto che le tradizioni della fuoriuscita sono essenzialmente due, una prima che racconta di un gruppo di esuli egiziani, e la seconda di un gruppo di ‘ibrim’. I due gruppi incominciarono la fuga separatamente, gli egiziani capeggiati da Mosè, che ricordiamo essere con molta probabilità egiziano di stirpe sacerdotale, e gli ‘ibrim’ guidati da un consesso di anziani come è possibile stabilire dai passi che citiamo :

«Il Signore disse a Mosè : “ Passa davanti al popolo  e prendi con te alcuni anziani di Israele (…) Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani di Israele»[2]

«Vennero Aronne e tutti gli anziani di Israele e  fecero un banchetto con il suocero di Mosè davanti a Dio»[3]      ( ES.    XVIII, 12 )

«Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì  loro tutte queste parole, (altro…)


Spesso mi capita di leggere feroci critiche sulla figura di Teilhard de Chardin, e non di rado una delle contestazioni più frequenti è relativa alla figura di questo autore nella sua veste di scienziato. Come più volte ho cercato di spiegare ad interlocutori che hanno abbracciato questa posizione critica nei confronti di Teilhard, uno degli errori più grossolani che si possono commettere in tale interpretazione è legato proprio alla confusione che si fa fra la produzione ‘scientifica’ di Teilhard ed il resto delle sue opere, che abbracciano campi quali la filosofia, la sociologia, la teologia e la poesia.

Ritengo utile a tal riguardo riproporre qui uno scritto di Theodosius Dobzhansky, uno scienziato, biologo genetista, che ha ricoperto un ruolo importante nello sviluppo della comprensione dei meccanismi di evoluzione a cavallo tra la prima e la seconda metà dello scorso secolo. ( I suoi scritti più noti vanno dal 1937 al 1973).

 

THEILHARD SCIENZIATO[1]

Tra coloro che leggono le opere di Teilhard de Chardin, solo una minoranza rimane indifferente, neutrale o giudiziosamente imparziale. Le reazioni più consuete sono o l’ardente ammirazione, spesso con una tendenza al culto dell’eroe, o il rigetto iroso e talvolta l’ingiuria.

Un mio collega scienziato, che stimo molto sia come scienziato sia come persona, mi rimproverò di aver citato Teilhard nel mio libro sull’evoluzione dell’Uomo e con questo «di aver ceduto a quel farinoso misticismo di Teilhard ». Un altro mio conoscente, invece, considerò presuntuoso insinuare che la filosofia biologica di Teilhard necessiterebbe di una revisione.

Uno scrittore che suscita reazioni così appassionate e antitetiche in lettori così intelligenti deve sicuramente aver detto delle cose interessanti e importanti. Avrà detto probabilmente anche delle cose piuttosto nuove, poiché gli intelletti maturi sono di rado eccitati dal «déjà vu». [già visto]. Ciò (altro…)


già pubblicato: Introduzione

                                LE ORIGINI DEGLI DEI

                                LA GENESI SUMERA

                                SUMER E TERAH

                                ABRAMO ED IL SUO DIO

                                ABRAMO E L’ EGITTO

                                EGITTO COSTANTE

 

DOPO 430 ANNI MOSE’

L’ Esodo dall’Egitto

Il secondo libro biblico, l’Esodo, comincia con l’elenco dei figli di Israele entrati in Egitto, e descrive il loro proliferare. Ed è il secondo capitolo a parlarci della nascita di un bambino ad una coppia della famiglia di Levi. Ma esisteva un editto del faraone che istigava all’uccisione di ogni figlio maschio nato da una coppia di Israelita. Pertanto, non potendolo tenere con sé, la mamma lo pose in un cesto e lo abbandonò alla corrente del Nilo, e fu da qui ripescato dalla figlia del faraone che stava bagnandosi in quelle acque. La sorella del bimbo che aveva seguito il percorso della cesta intervenne consigliando la principessa di chiamare una nutrice ebrea per allattare il neonato. Il piccolo fu adottato quale figlio della principessa e fu da essa chiamato Mosè. Esso sarà il fautore dell’Esodo e della conquista della terra promessa.

La storia che apre il libro dell’Esodo effettivamente offre già qualche problema per l’accettazione dei fatti così come sono narrati. Innanzitutto, la storiaTiepolo mose salvato dalle acque dell’abbandono sulle acque del fiume di una cesta contenente un bimbo che poi diverrà un capo, è già da noi conosciuta in una fonte più antica quella che descrive la leggenda della nascita del re Sargon, fondatore della dinastia semitica di Accad attorno al 2340 a.C.      

Infatti tale leggenda racconta di Sargon quale figlio di una sacerdotessa di Enitu, la quale non potendo partorire figli legittimamente, nascose la sua gravidanza ed alla nascita pose il bimbo in una cesta abbandonandola sulle rive dell’Eufrate dal quale fu tratto da Akki, che lo allevò. A parte la non (altro…)


già pubblicato:    Introduzione

                                  LE ORIGINI DEGLI DEI

                                  LA GENESI SUMERA

                                  SUMER E TERAH

                                  ABRAMO ED IL SUO DIO

                                 ABRAMO E L’ EGITTO

EGITTO COSTANTE

 da Abramo a Giuseppe

RIASSUNTO DELLA STORIA DI GIUSEPPE :

Giuseppe, figlio di Giacobbe era un giovinetto di diciassette anni, quando ebbe delle visioni notturne, che furono causa, insieme al fatto di essere il frutto della vecchiaia di Giacobbe, di odio nei suoi confronti da parte dei suoi   fratelli, invidiosi delle attenzioni a lui rivolte dal loro padre. Fu quindi venduto dai suoi fratelli ad una carovana che si dirigeva in Egitto, e di lui fu detto al vetusto genitore che era morto sbranato da una bestia. In Egitto dopo favorevoli ed avverse avventure, grazie alla sua dote di interprete di sogni fu riabilitato dal faraone fino a divenire vice re d’Egitto, quindi durante un soggiorno dei suoi fratelli in Egitto, dopo un’astuto stratagemma si fece riconoscere da essi e dopo aver  invitato anche Giacobbe in Egitto, vi dimorò insieme alla sua famiglia fino al momento della sua morte all’età di centodieci anni .[1]   Giuseppe venduto dai fratelli - Konstantin Flavitsky

Abbiamo appena visto come nella vita di Abramo si inserisce un fattore che in seguito vedremo sarà molto importante per lo sviluppo delle nostre ricerche, l’Egitto! Sembra infatti molto importante per l’autore o redattore, come è stato definito, della Bibbia la presenza del popolo d’Israele in Egitto. Questo ci viene confermato proprio dalla parte della Genesi riguardante Giuseppe e i suoi fratelli, parte che occupa quattordici capitoli, vale a dire il 28 % della Genesi, visto che la ripartizione in base agli argomenti è la seguente:

                                                      8 % – Creazione, Caino e Abele

                                                     12 % – Noè, Diluvio e Torre di Babele

                                                     30 % – Abramo

                                                       4 % – Isacco

                                                     18 % – Giacobbe

                                                     28 % – Giuseppe

Pertanto,visto il seguente schema possiamo affermare che, l’ordine di importanza per il redattore biblico è il seguente: Abramo, Giuseppe, Giacobbe, Noè, Creazione, Isacco, visto che quest’ultimo compare (altro…)


già pubblicato:  Introduzione

                                 LE ORIGINI DEGLI DEI

                                 LA GENESI SUMERA

                                 SUMER E TERAH

                                 ABRAMO ED IL SUO DIO

 

 

ABRAMO E L’ EGITTO

Uno strano connubio

«Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese »[1] (…)

«Dall’Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi ; Lot era con lui . Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.»[2]

E’ ora il capitolo XII della Genesi a dirci, che poco dopo esser giunto in Canaan, Abramo intraprende un nuovo viaggio alla volta dell’Egitto a causa di una tremenda carestia che imperversava sulla terra di Canaan pressappoco nello stesso periodo del loro arrivo in quei territori. Non dimentichiamo che appena giunto nella zona di Canaan, Abramo, letteralmente ha un apparizione di Dio in sogno a Sichem, ma più verosimilmente fa semplicemente sosta nei luoghi sacri ai Canaanei, infatti oltre ad erigere un altare in Sichem, ne erige un altro anche nella zona compresa fra Betel ed Ai. Tutto questo sembra indicare un semplice tentativo di estendere la personalità del proprio Dio a quei luoghi, infondendo una nuova identità agli dei indigeni, se il tutto non è frutto di aggiunte posteriori per giustificare luoghi di culto pagani in un regno ebraico in cui la Genesi risultava essere ‘pane quotidiano‘. Sorge ora però un nuovo elemento nel racconto biblico che sembra essere troppo strano perché lo si possa lasciare di menzionare. Infatti Abramo intimorito da quello che poteva accadere nella terra d’Egitto a causa della bellezza di sua moglie Sarai, escogita un piano per la propria salvezza.  Consiglia dunque Sarai di affermarsi sorella di Abramo in modo che avrebbe potuto ucciderlo per prendersi lei quale moglie.[3] Il piano riesce parzialmente, ed esattamente secondo le previsioni del Patriarca, gli egiziani colpiti dalla bellezza di Sarai la sottraggono ad Abramo per condurla quale concubina del faraone, che per riguardo a lei trattò bene Abramo donandogli addirittura greggi, armenti e schivi. Ma il Signore colpì il faraone per l’accaduto, il quale restituì Sarai ad Abramo sgridandolo per l’inganno fattogli, cioè per averla proposta quale sua sorella e non moglie . Quindi fece accompagnare Abramo fuori dall’Egitto lasciandogli quanto gli aveva donato.[4]

Cerchiamo a riguardo di questi ultimi avvenimenti innanzitutto di stabilire i periodi esatti, per quanto possibile, dell’accaduto. Accettando quindi la nostra datazione quale reale, vediamo che dal 2000 a.C. al 1790 a.C. in Egitto troviamo in atto la XII dinastia succeduta ad uno di quegli oscuri periodi intermedi che caratterizzano la storia antica di questo paese. Il faraone sotto il quale possiamo far risalire la storia di Abramo in Egitto sembra essere Sesostris I, che regnò ininterrottamente dal 1971 al 1928 a.C.

Sembra quindi utile delineare un profilo storico della situazione e della stessa figura del faraone sotto il quale è avvenuto l’incontro che suscita in noi tanto interesse. Sembra che il periodo al quale ci riferiamo, denominato dagli studiosi Medio Regno, abbia inizio verso il 2065 a.C., quando un re tebano unificherà sotto di sé l’intero Egitto e prenderà il titolo di faraone col nome di Mentuhotpe I. Alla sua dinastia, l’XI, succedette la XII costituita dai membri di una famiglia di visir. Il primo sovrano è Amenemhat I, il cui regno finì bruscamente per una congiura di palazzo, nel periodo in cui già era coregente il figlio Sesostris I. Gli succedette il figlio Sesostris I che intraprese varie conquiste in Nubia. Meno noti sembrano essere i regni dei successori Amenemhat II e Sesostris II.Aton e Sesostri I - Karnak

Sesostris III fu invece uno dei più grandi faraoni della storia egizia ed il suo nome ricorre anche nelle leggende narrate dagli storici greci . Fece fortunate compagne in Palestina ed in Nubia, dove stabilì fortezze . Il figlio Amenemhat III si occupò principalmente dello sfruttamento agricolo ed economico dell’Egitto, specie del Faiyum.

La letteratura scientifica, in questo periodo è presente con trattati vari di medicina, veterinaria, calcolo e geometria. Sotto forma specialmente figurata si possono menzionare saggi di scienze naturali. Questa letteratura, tutta (altro…)


già pubblicato: Introduzione

                                LE ORIGINI DEGLI DEI

                               LA GENESI SUMERA 

                               SUMER E TERAH 

 

ABRAMO ED IL SUO DIO

Nannar , Enki o Jahvè  ?

 

«Il Signore disse ad Abram : “ Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò . Farò di te un gran popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione . Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra “. 

Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot . Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran . Abramo prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistato in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan.»[1]

rotolo bibbiaProseguendo la nostra analisi del testo biblico della Genesi, dopo aver accertato che fu effettivamente solo Terah la figura predominante del viaggio fra Ur ed Harran (Gn. XI,31-32) e potendo quindi datare,  per quanto ci è possibile esattamente, il periodo di questo viaggio fra il 2010 ed il 1990 a.C. , possiamo arguire che il viaggio da Harran a Canaan, che effettivamente vede predominare la sola figura di Abramo, visto che Terah risulta essere morto in Harran, deve avvenire in un arco di tempo compreso fra il 1980 ed il 1950 a.C,. cioè una ventina di anni dopo quello di Terah, e che anche Abramo come suo padre era a capo di un folto gruppo che poteva essere quello superstite della corte di Ibbi-Sin. Certo sembra d’obbligo a questo punto soffermarci sulla figura del patriarca Abramo, che risulta essere il fulcro dell’azione che passa dalla mesopotamia all’Egitto come vedremo in seguito. Accertata la sua appartenenza alla terra mesopotamica già con la Genesi biblica, è utile tracciare un profilo così come viene citato nelle varie versioni giunteci sulla sua persona. Di lui dice il libro dei Giubilei che imparò la scrittura dal padre e a quattordici anni si separò dal padre per non adorare gli idoli.[2] Che per la sua idea si alzò nel cuore della notte e furtivamente appiccò il fuoco al tempio degli idoli, presso cui morì suo fratello Aran nel tentativo di domare le fiamme[3]. Notevole di attenzione anche il fatto che il testo dei Giubilei mostra chiaramente che alla partenza di Abramo da Harran, Terah era ancora vivo, infatti dopo aver copiato gli scritti dei suoi antenati avvertì suo padre del viaggio che intraprendeva[4] . Nella Genesi Rabbinica invece si dice che un angelo gli abbia insegnato l’ebraico, con cui Abramo riesce a decifrare gli scritti di occulta sapienza, che fu anche innalzato da dio nel cielo per essere messo a conoscenza dei misteri. Sappiamo anche da qui che Terah era ancora vivo quando Abramo partì per Canaan e che le scritture mentono per non macchiare il patriarca della colpa di aver abbandonato il proprio vetusto genitore. Dal Talmud babilonese sappiamo che (altro…)


già pubblicato: Introduzione

                              LE ORIGINI DEGLI DEI

                              LA GENESI SUMERA

 

SUMER E TERAH

la Mesopotamia terra biblica

« Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot. Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei. Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca. Sarai era sterile e non aveva figli. Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. L’età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran » [1]

768px-Michelangelo_Caravaggio_022È quindi , proprio la Genesi biblica ad informarci , come sospettavamo che risulta essere Ur la terra di origine di Terah ;  la cronologia dei patriarchi ci lascerebbe altresì ritenere che siamo alla fine del III millennio a.C. (vedi a proposito la cronologia allegata a questo testo).

Facendo quindi una rapida analisi della situazione Sumera di quel periodo vediamo che Ur è praticamente la capitale dell’ impero sumero infatti nel III periodo protodinastico troviamo la prima e la terza dinastia di Ur intervallate dal periodo di dominazione di Accad e quello degli invasori Gutei , alla fine del quale potremmo porre la fase delle migrazioni semitiche delle quali fa parte il viaggio di Terah, padre di Abramo.  Molto importante a questo punto (altro…)


già pubblicato: Introduzione

                             LE ORIGINI DEGLI DEI

 

 

LA GENESI SUMERA

Analogie fra miti sumeri e miti biblici

 

Come abbiamo potuto vedere nel precedente capitolo notevole era la teologia sumera, oltre che la  stessa organizzazione sociale, anche se a riguardo di quest’ultima notevoli siano ancora le controversie fra i ricercatori a causa di dati eccessivamente contraddittori.

La scoperta della religione e forse dell’intero popolo sumerico non è antica come quella di altri popoli del Vicino Oriente antico, infatti, in maniera rilevante essa è avvenuta solo verso la fine del secolo scorso, e grazie a ricercatori assidui quali L. Woolley, S. N. Kramer, P.V. Glob, G. Bibby e molti altri è stata portata avanti fino alle attuali conoscenze.Dilmum

Tanti sono stati i momenti di eccessivo entusiasmo che hanno visto il nascere di sconcertanti errori d’interpretazione, e fra questi ricordiamo il caso del sigillo cilindrico conservato all’Iraq museum, rappresentante una. figura divina che indica con la mano una donna alle cui spalle vi è un serpente, e che fu erroneamente scambiato per un immagine biblica a noi nota, ma con cui nulla aveva in relazione.

Comunque il più grande passo in avanti nella conoscenza di tale popolo è stato sicuramente quello che ha visto la decifrazione delle varie scritture cuneiformi, e quindi l’interpretazioni di migliaia di tavolette di argilla, ampiamente in uso nelle antiche civiltà sumere, accadiche e babilonesi, e che ci hanno riportato fedelmente testi di vario genere: amministrativo, letterario, teologico e perfino scolastico.

Grazie alla lettura di questi testi abbiamo potuto ricostruire la religione sumerica, appunto come l’abbiamo sintetizzata nel precedente capitolo, ma oltre tutto le traduzioni ci hanno fornito anche altre indicazioni che di seguito vedremo nel presente capitolo e che riguardano solo una minima parte di quanto è sinora esplorato in questo campo.

Nell’analisi dei testi finora rinvenuti troviamo molte analogie, per non dire vere e proprie somiglianze, fra la Genesi biblica e poemi sumeri (altro…)


già pubblicato: Introduzione

 

LE ORIGINI DEGLI DEI

Sumer terra predestinata

 

Per una corretta analisi della società e della religione di quel popolo della Mesopotamia noto col nome di Sumer dobbiamo dividere il paese del quale intendiamo parlare in due distinte regioni, quella settentrionale e quella meridionale, a causa delle diverse migrazioni cui appartennero gli abitanti della Mesopotamia. Infatti, quelli che si stanziarono a settentrione provennero quasi certamente dalle zone caucasiche, mentre di più difficile identificazione risulta la provenienza del popolo che si chiamò di Sumer, e che amava definirsi ‘delle teste nere’, che stanziatosi a sud sulle immediate vicinanze dell’allora Golfo Persico, fu predominante per cultura in tutto il territorio.

Ci sono state diverse ipotesi sulla provenienza del popolo sumerico, fra loro la più accreditata risulta essere quella che li vede giungere dal mare, molto probabilmente dalla più orientale valle dell’Indo.

Ipotesi, quest’ultima che seppur molto probabile per le affinità che legano le due popolazioni, incontra qualche difficoltà in alcune macroscopiche diversità non conciliabili con l’ipotesi stessa.

Sappiamo solo che sicuramente le popolazioni provenienti dal mareEnki incominciarono una progressiva e lenta colonizzazione delle zone sempre più a nord del territorio, e quindi inevitabilmente finirono per arrivare al limite delle terre occupate da quelle popolazioni che provenienti dal nord, dalla zona caucasica, stavano progredendo contrariamente a loro verso sud.

Lo scontro dovette essere inevitabile e sicuramente non molto pacifico, ma la predominanza culturale sumera sicuramente servì ad amalgamare le due etnie, fino a fondersi in un’unica popolazione che prese sicuramente come dominante culturale quella sumera, ma l’organizzazione militare, economica fu quella delle popolazioni del nord della Mesopotamia, molto più forti e forse anche più numerosi.

E’ così che vediamo sulla scena comparire oltre ai Sumeri, che come abbiamo detto erano del sud, popolazioni come gli Accadi che provenivano sicuramente da altre zone e si stanziarono al centro – nord della Mesopotamia, o gli Assiri, anch’ essi del centro-nord. In ogni caso inizialmente vi fu (altro…)


Incominciamo da oggi la pubblicazione di un vecchio lavoro, una ricerca che partì quando casualmente, leggendo una rivista molto interessante che oggi non viene più pubblicata (Abstracta – Curiosità della cultura, cultura della curiosità) lessi un articolo a firma di Pietro Mander, riguardante unAbstracta particolare culto sumero (ne troverete la citazione nel corso della pubblicazione che farò). Mi immersi in più di 3 anni di studi e ricerche presso le varie biblioteche di Bari (putroppo Internet non era ancora disponibile), e mentre procedevo con l’idea che mi era balenata in mente dalla lettura dell’articolo (che non vi dico qui, chi vuole può leggersi i post che pubblicherò e seguire così come si è poi costituita tale idea), ebbi la felice idea (oggi almeno la penso così) di raccogliere copia della documentazione in cui mi imbattevo, ed acquistare i libri di cui necessitavo e che riuscivo a reperire nelle librerie di Bari.

Il risultato di tutto questo lavoro,  è stato uno scritto che raccoglieva i miei appunti, costruito in maniera progressiva, che si compone di 10 capitoli, con un capitolo introduttivo, un’ appendice cronologica ed infine una serie di tavole cronologiche.

Tengo a sottolineare che questo lavoro NON è di NATURA ACCADEMICA, NON ha alcuna VALENZA SCIEBTIFICA, non avendo io a quell’epoca alcuna formazione e/o competenza specifica nelle materie affrontate, è un lavoro dilettantistico ed in tale ottica va letto.

Partendo dall’Introduzione che qui riporto oggi, cercherò di pubblicare un capitolo alla settimana, sino al completamento.

INTRODUZIONE

Sembra proprio che alla luce delle nuove scoperte sulle antiche civiltà del Vicino Oriente, la nostra attuale conoscenza ci obblighi a rivedere e rivalutare oltre alla storia antica dei popoli orientali, anche quella che ha dato origine alla nostra cultura, che ormai è sempre più legata ai primi popoli orientali ben civilizzati fin dal principio del III millennio a.C., quando i nostri antenati in
(altro…)

Pagina successiva »