Scritti di Teilhard



journal

 

Les hommes, aujourd’hui encore, sont semblables à des  naufragés qui essaient de se joindre entre eux. Ils se tendent les bras, mais des vagues brutales les heurtent et les brisent les uns contre les autres. L’Avenir céleste et humain est dans l’association harmonieuse des individus par l’amour. Seulement il faut que s’aplanisse la mer qui les porte, que s’unifient les civilisations diverses qui entraînent dans des évolutions diverses les d’hommes et les jettent les uns sur les autres. La guerre est le heurt entre des d’hommes … Qu’est-ce qui fait ou apaisera les vagues ?…[1]

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TRADUZIONE :

Gli uomini, oggi ancora, sono simili ai naufraghi che provano ad unirsi tra loro. Si tendono le braccia, ma delle onde brutali li urtano e li sbattono uni contro gli altri. L’avvenire celeste ed umano è nell’associazione armoniosa degli individui attraverso l’amore. Solamente occorre che si calmasse il mare che li porta, che si unifichino le civiltà diverse che trascinano nelle evoluzioni diverse gli uomini e li gettano gli uni sugli altri. La guerra è l’urto tra gli uomini… Che cosa la produrrà o acquieterà le onde?…

[1] Pierre Teilhard de Chardin, Journal – 24 aout 1915/4 janvier 1919, Fayard, Paris 1975, p.127-128

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In questi giorni, dopo le dichiarazioni fatte da Papa Francesco il 12 Maggio, durante l’incontro con le superiore religiose, i giornali hanno fatto un gran baccano sul contenuto delle affermazioni papali, parlando di apertura al diaconato femminile se non proprio al sacerdozio.  Dopo aver letto la trascrizione dell’incontro, mi sono reso conto che sono stati affrontati due dei tre temi che Teilhard de Chardin aveva sottolineato come “pietre deperibili pericolosamente inserite nelle fondamenta” della Chiesa, in una lettera scritta all’abate Gaudefroy[1] inviata da Pechino il 7 ottobre del 1929.

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Per meglio mostrare l’aderenza dei temi trattati riporto qui di seguito il passo della lettera in questione, con una mia traduzione (della quale mi scuso in anticipo per la mia imprecisa conoscenza del francese) in cui sottolineo i passi di cui vedo identità di contenuti, e di seguito riporto la trascrizione relativa all’incontro di Papa Francesco con le superiore religiose.

« Il m’a parfois semblé que, dans l’Eglise actuelle, il y a trois pierres périssables dangereusement engagées dans les fondations; la première est un gouvernement qui exclut la démocratie; la deuxième est un sacerdoce qui exclut et minimise la femme; la troisième est une révélation qui exclut, pour l’avenir, la Prophétie. »[2](…) « Ce que j’appelle des «pierres périssables » est sans doute simplement un groupe de tendances protectrices qui nous sauvent de l’anarchie, de l’égalitarisme et de la dispersion spirituelle. En ce qui touche plus particulièrement la prophétie, je suppose que ce don est maintenant diffusé dans la masse de l’Eglise. Qu’est « l’infaillibilité » mouvante de cette Eglise, sinon la sélection continuelle des éléments et la découverte constante des voies nouvelles par un immense tâtonnement dirigé ? »[3]

Come si può notare dal testo, Teilhard de Chardin era arrivato alla convinzione che tre problemi rappresentavano una forma di debolezza della Chiesa Cattolica, fra l’altro la definizione di pietre deperibili, lascia intravedere che tali problemi non avevano una tale consistenza dottrinale, da essere necessarie e quindi ritenerli dogmi eterni. I tre problemi erano appunto il tipo di governo della Chiesa, la figura delle donne nella Chiesa ed infine l’idea che il profetismo fosse (altro…)


Presentiamo qui una parte di un testo teilhardiano dal titolo Il mio Universo [1] che interpreta il significato della venuta del Cristo al mondo, non è un testo mistico sul Natale, ma una interpretazione nel modo usuale di Teilhard de Chardin, ovvero uno scritto che impegna sia la filosofia che la teologia, passando per concetti anche scientifici (in senso lato). Quindi il solito modo teilhardiano di essere

404px-Gerard_van_Honthorst_002interdisciplinare, quel modo che è stato frutto di tante incomprensioni da parte dei puristi delle varie branche (filosofi, teologi e scienziati) che non hanno accettato tale metodo che potremmo definire ‘olistico’.

Utilizzando le parole di Fabio Mantovani diciamo:

 

«La visione del mondo di TdC e i principi fondamentali su cui si fonda sono esposti in questo documento, che è perciò di grande importanza per la comprensione del suo pensiero. La validità della sua visione è direttamente garantita – egli afferma – dalla gran pace che procura, poiché l’apparente disordine delle cose si tramuta in ineffabile unità.»[2]

 

Ed è proprio con le stesse parole che utilizza Teilhard per introdurre  questo testo e darne le giuste chiavi di lettura, che vogliamo introdurre la parte che ci ha interessato in questo breve articolo:

 

«Le pagine che seguiranno non pretendono in alcun modo di dare una spiegazione definitiva del Mondo. Esse non mirano a stabilire direttamente alcuna teoria generale del pensiero, dell’azione e della mistica, come se gli orizzonti che scoprono dovessero imporsi tali e quali, immediatamente, a tutte le menti, a spese di certi altri modi di vedere considerati, a ragione o a torto, più tradizionali o più comuni. Mi propongo semplicemente di esporre il modo personale di (altro…)


Alcuni scritti di Teilhard de Chardin sono stati raccolti in un volume dal titolo Science et Christ pubblicato per la prima volta da Édition du Seuil nel 1965, con prefazione a cura di N.M. Wildiers[1] ed in traduzione italiana, con prefazione di Silvana Procacci, da Gabrielli nel 2002[2].

Come precisato nell’Avvertenza anteposta ad entrambe le edizioni questi scritti «non sono stati riveduti dall’autore per un’eventuale pubblicazione, pertanto vengono affidati al lettore quali spunti di lavoro.»[3]

Questo ci induce ad essere cauti nella valutazione di questo scritto, che potrebbe essere stato redatto nel 1919, mentre Teilhard de Chardin era sull’isola di Jersey, per lavorare e studiare, nel periodo compreso fra luglio ed agosto, e con l’occasione incontrare alcuni amici gesuiti  fra cui padre Auguste Valensin[4] e Jules Charles, come si evince da una lettera del 5 Settembre 1919 spedita dall’isola di Jersey a sua cugina Margherite Teilhard-Chambon:

«…Per concludere ho scritto da ultimo otto pagine sul modo di comprender i limiti del corpo umano. Ti dico questo perché Val ne è entusiasta e vuole mandarle a Blondel, insieme ai miei racconti alla Benson. Ti terrò informata se la cosa va in porto e sull’impressione che ha fatto…»[5]

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Pertanto siamo qui a proporlo, consci del fatto che potrebbe contenere imprecisioni che l’autore avrebbe potuto correggere in una successiva revisione, se vi fosse stata; ma confidando anche nell’abilità che Teilhard de Chardin aveva nello scrutare la realtà delle cose con una capacità d’analisi quasi istantanea e spesso senza eccessive rivisitazioni critiche. Ed ecco il testo:

 

«IN CHE COSA CONSISTE IL CORPO UMANO ?

 

(A) Basta aver tentato una volta di precisare a se stessi in che cosa consiste il corpo di un essere vivente per accorgersi di come questa entità, così chiara finché si rimane nell’ambito pratico: «il mio corpo», in teoria sia

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Il 24 ed il 25 maggio del 1965, in occasione del decimo anniversario della morte di Pierre Teilhard de Chardin, si tenne a Milano un convegno di studi su “Le Milieu Divin”, come specificato nella nota introduttiva di padre Arcangelo Favaro S.J.:

«una élite di Intellettuali Francesi e Belgi per incontrarsi in dialogo fecondo con un numeroso gruppo di studiosi italiani provenienti, sia pure a titolo personale,  dalle principali Università d’Italia e da varie Facoltà Pontificie di Teologia e Filosofia. Scopo del convegno: approfondire il pensiero spirituale

Panteismo

di Teilhard de Chardin raccolto nella sua opera “Le Milieu Divin”.» (…) «Il Convegno ha voluto essere anche una celebrazione del decimo anniversario della morte di P. Teilhard de Chardin, morto la Domenica di Pasqua del 1955, in un clima di silenzio, di esilio, di abbandono, a dieci anni di distanza, Padre Teilhard de Chardin ha raggiunto una celebrità eccezionale e universale, sia pure determinata da sentimenti e valutazioni opposte, P. Teilhard entusiasma gli uni e irrita gli altri, ma non lascia alcuno indifferente: segno evidente della sua larga influenza sulla spiritualità contemporanea. C’è chi ha parlato di mito, di eresia, di imperialismo della materia, di elemento perturbatore, di cavaliere dell’impossibile; altri invece ha visto nel messaggio di Teilhard una Grazia per la nostra epoca, un nuovo San Tommaso, addirittura il solo contributo di prima importanza che la Francia del ventesimo secolo apporta al mondo moderno.» [1]

Fra i presenti a questo convegno vogliamo ricordare alcune fra le persone che hanno dato molto allo studio ed al chiarimento della figura e del pensiero teilhardiano, a cominciare da Claude Cuenot[2], e poi Ferdinando Ormea[3], Madeleine Barthelemy-Madaule[4]. Ma anche personaggi noti (altro…)


“FISICA E BIOLOGIA: IL PROBLEMA

 

 

L’Uomo è una parte della Vita e ne è addirittura (proprio questa è la tesi sostenuta nelle pagine che seguono) la parte più significativa, più polare, più vivente. Impossibile pertanto apprezzarne adeguatamente la posizione nel Mondo senza definire anzitutto il posto della Vita nell’Universo, e cioè senza riconoscere e affermare in primo luogo ciò che la Vita rappresenta nella struttura generale del cosmo. Anche se per farlo dovremo, più o meno consapevolmente, utilizzare gli indizi forniti dall’osservazione dell’Uomo stesso.

Prendendo posizione sul senso e sul valore del fenomeno Vita nell’evoluzione universale, stabilire possibilmente un ponte (o per lo meno l’abbozzo di un ponte) tra biologia e fisica, ecco qual è (e quale deve essere necessariamente) l’argomento di questo primo capitolo.

Modello (non in scala) di origine e espansione dello spazio-tempo e della materia in esso contenuta. In questo diagramma il tempo aumenta da sinistra a destra, vengono rappresentate due dimensioni spaziali (una dimensione di spazio è stata soppressa); in tal modo, l’Universo ad un certo istante è rappresentato da una sezione circolare del diagramma.

Detto questo, per entrare immediatamente e concretamente nel vivo del problema, mi pare che la cosa migliore sia di ritornare con il pensiero al tempo (una sessantina di anni fa) in cui i Curie annunziarono la scoperta del radium. I fisici di allora (forse lo abbiamo già dimenticato) si trovano di fronte a un singolare dilemma. In quale modo, infatti si doveva tentare di comprendere la natura del nuovo elemento? … Con quella sostanza bizzarra, la scienza si trovava forse di fronte a una forma particolarmente aberrante della Materia? Oppure a un nuovo stato della medesima? Si trattava di un’anomalia (altro…)