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Augustine_Lateran

Agostino d’Ippona, (354-430) La città di Dio, xiv, 28; xv, 1.4; xviii, 49. Da M. Simonetti, Letteratura cristiana antica, iii, pagg. 473ss.

La pagina di teologia della storia secondo Agostino: un’interpretazione che probabilmente sentiamo molto lontana dal nostro gusto moderno, ma sulla quale si fondò un intero mondo, quello medievale, con la distinzione tra “gloria umana” e “gloria celeste”. Ma siamo davvero sicuri di non avere  più bisogno  di questa, forse elementare, ma certamente chiara visione?

Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l’amor di sé fino all’indifferenza per Iddio, alla celeste l’amore a Dio fino all’indifferenza per sé. Inoltre quella si gloria in sé, questa nel Signore. Quella infatti esige la gloria dagli uomini, per questa la più grande gloria è Dio testimone della coscienza. Quella leva in alto la testa nella sua gloria, questa dice a Dio: Tu sei la mia gloria…

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Per capire Ignazio di Loyola e i gesuiti

 


Teilhard de Chardin

Note the Roman Collar

Pope Francis gives a thumbs up to Teilhard de Chardin Pope Francis gives a thumbs up to Teilhard de Chardin

First, my apologies about the longer than expected sabbatical. It has been a crazy few months between work, health issues with my mother-in-law and trying to spend more time with family. I hope to begin posting again on a semi-regular basis very soon but I wanted to at least mention Laudato Si. I am not going to discuss its substance as I have only read it once and have not yet fully digested (hope to start doing that this weekend); plus there are plenty of other resources that can provide a better analysis than I can. (However, I will note on a personal level it is a very challenging document as it is directly asking me to step beyond my narrow, personal comfort and security, which I guess the Gospel message always does).

No, I will briefly highlight Laudato…

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Teilhard4

Cina | 17/11/2014

Con la partecipazione di circa un centinaio di persone si è tenuto, in ottobre, presso l’Università Beijing Languages and Cultures, un forum su Teilhard e il futuro dell’umanità. L’incontro era stato organizzato da un gruppo di cinesi impegnati nella creazione in Cina di un’Associazione di Amici di Teilhard. Al forum erano presenti anche i padri Thierry Meynard, Nicolas Standaert e Benoit Vermander. In questa occasione è stato presentato per la prima volta in territorio cinese, il docu-film di 45 minuti: “Teilhard e la Cina”. Gli interventi di Huang Huiwen (Teilhard e la geologia cinese), Wang Haiyan (Il pensiero di Teilhard: verso l’alto e in avanti), Thierry Meynard (Il pensiero di Teilhard e la cultura cinese contemporanea), Li Tiangang (Teilhard e la Cina), dello scrittore mongolo Yang Dorje e di Liu Feng, il creatore di XLab in Cina, hanno messo in luce l’interesse sollevato dal pensiero di Teilhard de Chardin tra alcuni circoli intellettuali cinesi. Nel corso della giornata i partecipanti hanno discusso sui vari argomenti mentre Alex Wang, membro dell’Associazione degli Amici di Teilhard in Francia fungeva da moderatore. Al termine della giornata i partecipanti hanno deciso di continuare in Cina gli sforzi di sensibilizzazione sul pensiero di Teilhard. Tra questi l’organizzazione di un altro forum nel 2015 in occasione del 60mo anniversario della morte dello scienziato gesuita.

 

Fonte: GesuitiNews


 

Original

Conosco le cose dai segni che mi giungono da esse (fenomeni) ma non come ‘cose in sé’ (condizione materiale) bensì per come la mia mente può recepirle in virtù delle sue condizioni di conoscibilità (condizione formale). Ecco la sede dell’ovvio, la banalità del quotidiano che ancora ci attanaglia.

 

 

 

E’ strano come a volte ci sorprendiamo ad avere pensieri e riflessioni che, nel medesimo momento in cui sorgono, ci paiono condivise contemporaneamente da più persone. Eppure tutto ciò è meno strano di quel che può apparire. Non è questione di telepatia, né di influssi astrali, come a volte ci si vuol far credere. Ed i motivi di queste strane coincidenze erano già conosciuti da qualcuno nella seconda metà del ‘700, qualcuno che operò una svolta nel mondo filosofico, e non solo, che ha cambiato il nostro modo di vedere le cose sino ad oggi: Immanuel Kant.

 

Perché proprio di lui ci occupiamo in questo breve scritto? È presto detto: Kant ci ha rivelato che le cose non le conosciamo per quello che sono (‘cose in sé’) infatti ci dice:

 

«Finora si riteneva che ogni nostra conoscenza dovesse regolarsi sugli oggetti:ma tutti i tentativi di stabilire qualcosa di a priori su questi ultimi mediante dei concetti – qualcosa con cui venisse estesa la nostra conoscenza -, a causa di quel presupposto sono finiti in niente. Per una volta, allora, si tenti (altro…)


Filosofia attiva (Il caffè filosofico)

Un giorno, il più grande sovrano di quei tempi, mandò dei suoi messi per invitare a visitare la sua corte un vecchio eremita che aveva fama di santità.

Quando il sovrano lo vide arrivare da lontano, corse ad accoglierlo alla porta principale del suo castello. Una volta che il vecchio eremita si parò davanti a lui il re, dopo aver osservato i poveri stracci di cui era vestito, gli disse: ” Io vi invidio santo uomo, che siete contento con così poco”

L’eremita si illuminò in volto con un gran sorriso e stringendo le mani al sovrano disse: ” Io invidio vostra maestà, che è contenta con molto meno di quello che ho io. Io posso godere della musica delle sfere celesti, io ho i fiumi e le montagne del mondo intero come mia reggia, io ho il sole e la luna che illuminano i miei passi, perchè io ho Dio nella mia…

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《La cosa più perfetta che un uomo quanto mai interessato al sapere potrà conseguire nella sua dottrina è la consapevolezza piena di quell’ignoranza che gli è propria. E tanto più egli sarà dotto, quanto più si saprà ignorante》la saggezza di queste parole é un tesoro che dovremmo riscoprire ogni giorno della nostra esistenza.

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Nicolò Cusano

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L’uomo conosce con dotta ignoranza
La precisione, però, nelle combinazioni fra le cose corporee ed una proporzione perfetta fra il noto e l’ignoto è superiore alle capacità della ragione umana, per cui sembrava a Socrate di non conoscere null’altro che la propria ignoranza; e Salomone, sapientissimo, sosteneva che “tutte le cose sono difficili” e inspiegabili con le nostre parole; e un certo altro saggio, dotato di spirito divino, dice che la sapienza e il luogo dell’intelligenza sono nascosti “agli occhi di tutti i viventi”

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da leggere, da meditare, da vivere…

Filosofia attiva (Il caffè filosofico)

Con molto piacere pubblico questo testo di Carlo Molari, teologo vivente, in cui si rispecchia anche la mia visione di Dio. Quest’articolo chiarisce molto bene la definizione del Dio che ha questo teologo cristiano, e che chiaramente fa anche parte della dottrina della Chiesa, una definizione che avviene tramite un processo di negazione, la negazione di quelli che sono i principali luoghi comuni sulla figura divina comune a molti non credenti. Solo chiarendo il significato comune di quello che si intende dibattere si può dialogare tra due opposte visioni, se così non fosse sarebbe solo un inutile dialogo tra sordi, sterile ed improduttivo per entrambe.

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OTTO IMMAGINI DI DIO CHE NON SONO EFFICACI di Carlo Molari.
1. Il Dio della pura ragione: in questo Dio non credo, non merita fede, non merita fiducia, non è sufficiente. C’era un ateo convertito, un filosofo molto noto, Anthony Flew, che a quindici anni…

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Anselmo d’Aosta

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(1033-1109), Proslogion, in Opere filosofiche, Bari 1969, pp. 85-91

Il famoso brano con cui Anselmo afferma di poter provare l’esistenza di Dio, perfetto esempio del ragionar meditando tipico della prima scolastica medievale

Dio esiste veramente

Dunque, o Signore, che dai l’intelligenza della fede, concedimi di capire, per quanto sai che possa giovarmi, che tu esisti, come crediamo, e sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. O forse non esiste una tale natura, poiché “lo stolto disse in cuor suo: Dio non esiste” (Salmo 13,1, e Salmo 52, 1)?Ma certo quel medesimo stolto, quando ode ciò che dico, e cioè la frase “qualcosa di cui nulla può pensarsi più grande”, intende quello che ode; e ciò che egli intende è nel suo intelletto, anche se egli non intende che quella cosa esista.

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Francesco Occhetta

soleDiscernere vuol dire setacciare, vagliare, distinguere le voci del cuore che ci abitano per poter fare scelte libere, responsabili e consapevoli. Ma come facciamo a capire quando nel cuore ci parla il male (il nemico della nostra natura) e quando ci parla Dio? Quali voci devo ascoltare per fare una scelta? E come faccio a riconoscerle? Nel sec. XVI sant’Ignazio  ha scritto una serie di regole contenute nel libro del Esercizi spirituali che ci possono aiutare a scegliere per giocarci la vita nel modo migliore e più profondo.

bussola

Ecco le 14 regole della prima settimana del Esercizi spirituali scritte da Ignazio di Loyola. 

disc1° regola:Quando vai di male in peggio, il messaggero cattivo di solito ti propone piaceri apparenti facendoti immaginare piaceri e godimenti, perché tu persista e cresca nella tua schiavitù. Invece il messaggero buono adotta il metodo opposto: ti punge e rimorde la coscienza, per farti comprendere…

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Filosofia attiva (Il caffè filosofico)

Quello che vi presento oggi è un piccolo dialogo filosofico sul nostro destino ultimo, un dialogo tra un credente ed un ateo, ma sorprendentemente preso proprio all’inizio della vita, quando tutto deve ancora compiersi, quando sembrerebbe che si celebri il trionfo della vita.
E’ un racconto che ho raccolto su Facebook, di cui non conosco l’autore ne la provenienza, ma che è davvero superbo nella sua profondità.

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PRIMA DELLA LUCE.
Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro:
« Tu credi nella vita dopo il parto?»
« Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo più tardi.»
« Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?»
« Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca. »
«…

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Francesco Occhetta

La nascita della Civiltà Cattolica CivCattolica cp 3907_gial

“La data di nascita della Civiltà Cattolica può essere convenzionalmente fissata il giorno 9 gennaio 1850, quando Pio IX, che a quel tempo risiedeva a Portici presso Napoli, ordinò d’autorità (durante un’udienza privata concessa al generale della Compagnia di Gesù, p. Johan Roothaan) che si desse inizio da parte dei gesuiti italiani alla pubblicazione di una rivista o di un «giornale popolare» scritto in lingua italiana, che combattesse gli errori moderni e allo stesso tempo difendesse dagli attacchi dei liberali e dei razionalisti la dottrina cattolica e gli interessi della Santa Sede. I gesuiti decisero immediatamente di dare pronta esecuzione all’ordine papale, troncando così ogni ulteriore discussione, che si protraeva da anni all’interno della Compagnia, sull’opportunità o meno di intraprendere un impegno così gravoso e delicato. Il padre Generale Roothaan, che all’inizio si era dimostrato eccessivamente prudente – per non dire timoroso nell’accogliere le proposte…

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Non esistono solo (e sembrava cosa scontata) i cristiani non cattolici. Esistono anche i cattolici che non sono cristiani. Il fatto mi si è rivelato come lampo luminosissimo, ieri mattina presto, tra la veglia e il sonno, come una rivelazione.

La tradizione spirituale e teologica cattolica ha, forse, per troppo tempo dovuto affrontare il primo caso (eretici, scismatici, atei devoti, sedicenti credenti…): nei confronti di costoro si è affannata a definire i paletti entro i quali si poteva aver salvezza e fuori dai quali nient’altro che dannazione (salvo poi spostare pali e riadattare staccionate, quando l’evidenza della vita interiore di alcuni confutava l’asserto teologico); dicevo: forse per troppo tempo il cattolicesimo si è dovuto preoccupare di definire i confini della propria ortodossia, giungendo a scordare un altro limite, forse anche più decisivo, che oggi emerge drammaticamente e con crescente violenza: non il confine entro il quale ci si può ancora…

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Ogni commento é superfluo…

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Wilhelm Emmanuel Freiherr von Ketteler

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(1811-1877), in Schriften. Ausgewaehlt und herausgeben, Monaco, 1911, iii, pagg. 17-19

“Non ci si può più ingannare oltre riguardo al fatto che l’esistenza della quasi totalità della classe lavoratrice (ossia: della maggioranza degli esseri umani negli stati moderni) è in balìa delle variazioni di mercato e del prezzo delle merci, per quanto riguarda la sopravvivenza delle proprie famiglie e per il quotidiano problema del pane necessario per l’uomo, la donna e i bambini. Non conosco nulla di maggiormente degno d’accusa di una tale contingenza.

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“lo sviluppo della ricchezza porta con sé, quasi per fatale e inspiegabile contrappasso lo sviluppo della miseria, così che, nella stessa misura in cui la ricchezza si produce in un paese, state certi che, senza alcun dubbio, in proporzione eguale si produrrà la miseria (…).” DI IMPRESSIONANTE ATTUALITA’

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Jean-Baptiste Hénry Lacordaire

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(1802-1861), Discorso del 1847 alla Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli

Una splendida pagina di Lacordaire. Nemmeno troppo distante da quel che oggi si potrebbe dire sull’argomento.

“”Beato l’uomo che ha intelligenza del debole e del povero” (Sal 41, 2). Nel brano che ho scelto la Scrittura non dice: beato chi ha cura del povero, ma, più profondamente, beato chi ha intelligenza del povero. Ciò presuppone che la povertà sia, in qualche modo, un mistero, del quale esista una scienza che il mondo non conosce perfettamente, perché, se la conoscesse, il salmista non chiamerebbe “beato” l’uomo che ha intelligenza del povero. C’è una conoscenza della povertà che soltanto possiede solo la Chiesa, cui Dio ha mostrato tutti i suoi segreti (…). Esiste poi un livello seguente alla povertà, che è la miseria.

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Come cambiano le cose nel tempo…

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in Acta Sanctae Sedis, 3 (1867), 168

Di alcuni testi resta, spesso, solo l’immagine nella memoria. Il rischio è che questa immagine, col tempo, perda colore. Rileggerli, almeno in parte, serve a ricordare da dove veniamo quando dibattiamo di alcune questioni.

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1. Panteismo, Naturalismo e Razionalismo assoluto

[E’ un errore…] ‘Ritenere che non esista altro divino Potere, Essere Supremo, Saggezza e Provvidenza distinti dall’Universo… che le profezie e i miracoli narrati nelle Sacre Scritture siano fantasia dei poeti…’

2. Razionalismo moderato

[E’ un errore…] ‘Ritenere che la chiesa dovrebbe tollerare gli errori di filosofia lasciando alla filosofia la preoccupazione delle proprie correzioni. Che i decreti della diocesi apostolica e delle congregazioni romane ostacolino il libero progresso delle scienze. Che il metodo e i principi con i quali gli anziani Dottori della scolastica hanno coltivato lo studio della teologia non siano più adatti alle richieste dei tempi…’

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Notevole questa segnalazione che ricorda quante persone si sono sacrificate per riportare il cristianesimo alle origini e ‘non sono stati riconosciuti’ se non come modernisti, nel senso dispregiativo del termine !

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Ernesto Bonaiuti

(1881-1946), Il modernismo cattolico, Modena, 1943.

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Bonaiuti è certamente autore da rileggere e riscoprire, lontani dalle polemiche semplicistiche del suo tempo. La sua prospettiva è nuovamente interessante, oggi, ed è quella di un grande pensatore oltre che di un credente critico. Questa pagina ne è un esempio.

E’ col Concilio di Trento che la cristianità cattolica moderna ha preso risolutamente e funestamente congedo dalle forme mentali, dalla gerarchia dei valori, dalla raffigurazione della vita che avevano costituito in antico, prima la linfa della primitiva propaganda evangelica, poi la grande creazione sociale del Cristianesimo, il medioevo.

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Ancora una volta Bonhoeffer mostra una capacitá di lettura della contemporaneitá che oltrepassa la sua esistenza storica giungendo, a quasi 70 anno dalla sua morte, a noi in tutta la sua attualitá e drammaticitá. La cultura dominante, anche quella cristiana, preferisce mettere la testa sotto la sabbia, piuttosto che aprirsi a quelle interpretazioni scomode della realtá che sono le uniche dalle quali si puó ripartire per cambiare lo stato delle cose.

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Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Resistenza e resa, Milano, 1969, pagg. 245s.

Una delle pagine più innovative, profetiche e sconvolgenti di “Resistenza e resa”

L’uomo ha imparato a cavarsela da solo in tutte le questioni importanti, senza ricorrere all’”ipotesi di lavoro: Dio”. Il fatto è scontato ormai nelle questioni scientifiche, artistiche e anche etiche, e nessuno più osa tornarci sopra; ma da un centinaio d’anni questo vale, e in misura sempre maggiore, anche per le questioni religiose; si è visto che tutto va avanti – esattamente come prima – anche senza Dio. Nell’ambito genericamente umano, come in quello scientifico, “Dio” è respinto sempre più lontano dalla vita, perde terreno.

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Dietrich Bonhoeffer resta sempre una delle piú grandi perdite che il nazismo ha procurato all’umanitá

Passaggio a Sud-Est

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Al cominciar del giorno, Dio, ti chiamo.
Aiutami a pregare e a raccogliere i miei pensieri su di te; da solo non sono capace.

C’è buio in me, in te invece c’è luce;
sono solo, ma tu non m’abbandoni; non ho coraggio, ma tu mi sei d’aiuto;
sono inquieto, ma in te c’è la pace; c’è amarezza in me, in te pazienza; non capisco le tue vie ,
ma tu sai qual è la mia strada.

Padre del cielo, siano lode e grazie a te per la quiete della notte,
siano lode e grazie a te per il nuovo giorno.

Signore, qualunque cosa rechi questo giorno,
il tuo nome sia lodato! Amen.

Dietrich Bonhoeffer

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Due giorni dopo Teilhard de Chardin si spegneva a New York, ma le parole qui espresse sono in continuitá con tutta la sua vita ed i suoi scritti, una coerenza unica ed esemplare!

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Pierre Teilhard de Chardin

(1881-1955)

 

Nel suo blog, Cyberteologia, padre A. Spadaro riportava giorni or sono un intervento al sinodo di mons. Ägidius Johann Zsifkovics, Vescovo di Eisenstadt (Austria). Il tema dell’intervento era il recupero della memoria profetica e attualissima di Teilhard de Chardin. Approfittiamo della circostanza per proporre un testo del grande scienziato e teologo, la sua ultima lettera (la traduzione è nostra).

Venerdì Santo, 1955

Rev.do Padre e Amico,

ho ricevuto la vostra del 4 aprile e rispondo in questo giorno predestinato. Il senso della croce… Non ho nulla di essenziale da aggiungere alle poche pagine che vi ho inviato nel settembre del 1952: «Ciò che il mondo attende dalla Chiesa di Dio: una generalizzazione e un approfondimento del senso della Croce».

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