Citazioni



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«Che cosa dunque significa: modo del sapere? Che cosa, se non che tu sappia con quale ordine, con quale studio e con quale fine è necessario conoscere le cose? Con quale ordine: per prima ciò che più rapidamente conduce alla salvezza; con quale studio: per più ardentemente ciò che con maggiore forza conduce all’amore; con quale fine: non per una gloria vana, per curiosità o qualcosa di simile, ma unicamente per la tua o del prossimo edificazione.

Ci sono, infatti, alcuni che vogliono sapere solo per il gusto di sapere: e ciò è turpe curiosità. Ancora, ci sono alcuni che vogliono sapere per apparire sapienti: e ciò è turpe vanità … E ci sono anche alcuni che vogliono sapere per vendere la propria scienza, per esempio a motivo di denaro o di onori: e ciò è turpe profitto. Ma ci sono anche quelli che desiderano sapere per edificare: ed è carità. Come vi sono coloro che desiderano sapere per essere edificati: ed è prudenza»

(Super Canticorum, 36, III in San. Bern. Op., II, pp. 5-6)


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«La presa di coscienza

Noi abbiamo acquisito delle conoscenze straordinarie sul mondo fisico, biologico, psicologico, sociologico. La scienza estende sempre più i l predominio dei metodi di verifica empirica e logica. I lumi della Ragione sembrano respingere miti e tenebre nei bassifondi dello spirito. Eppure, ovunque, errore. ignoranza, cecità progrediscono di pari passo con le nostre conoscenze. Ci è indispensabile una presa di coscienza radicale:

  1. La causa profonda dell’errore non è nell’errore di fatto (errata percezione) o nell’errore logico (incoerenza), ma nel modo di in cui il nostro sapere è organizzato in sistema di idee (teorie, ideologie);
  2. Esiste una nuova ignoranza legata allo sviluppo della scienza stessa;
  3. Esiste una nuova cecità legata all’uso degradato della ragione;
  4. Le minacce più gravi cui l’umanità va incontro sono legate al progresso cieco e incontrollato della conoscenza (armi termonucleari, manipolazioni di ogni genere, squilibrio ecologico, ecc.).

lo vorrei dimostrare che tali errori, ignoranze, cecità, pericoli hanno un carattere comune che risulta da un modo mutilante di organizzazione della conoscenza, incapace di riconoscere e di afferrare la complessità del reale.»[1]

«La patologia del sapere, l ‘intelligenza cieca

Noi viviamo sotto il dominio dei principi di disgiunzione, di riduzione e di astrazione, il cui insieme costituisce ciò che io chiamo il “paradigma di semplificazione”. Cartesio ha formulato questo (altro…)


journal

 

Les hommes, aujourd’hui encore, sont semblables à des  naufragés qui essaient de se joindre entre eux. Ils se tendent les bras, mais des vagues brutales les heurtent et les brisent les uns contre les autres. L’Avenir céleste et humain est dans l’association harmonieuse des individus par l’amour. Seulement il faut que s’aplanisse la mer qui les porte, que s’unifient les civilisations diverses qui entraînent dans des évolutions diverses les d’hommes et les jettent les uns sur les autres. La guerre est le heurt entre des d’hommes … Qu’est-ce qui fait ou apaisera les vagues ?…[1]

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TRADUZIONE :

Gli uomini, oggi ancora, sono simili ai naufraghi che provano ad unirsi tra loro. Si tendono le braccia, ma delle onde brutali li urtano e li sbattono uni contro gli altri. L’avvenire celeste ed umano è nell’associazione armoniosa degli individui attraverso l’amore. Solamente occorre che si calmasse il mare che li porta, che si unifichino le civiltà diverse che trascinano nelle evoluzioni diverse gli uomini e li gettano gli uni sugli altri. La guerra è l’urto tra gli uomini… Che cosa la produrrà o acquieterà le onde?…

[1] Pierre Teilhard de Chardin, Journal – 24 aout 1915/4 janvier 1919, Fayard, Paris 1975, p.127-128


Giorgio Colli 1953“Bello, senza riserve, è l’amore della verità. Esso porta lontano, ed è difficile giungere al termine del cammino. Più difficile però è la via del ritorno, quando si vuol dire la verità. Voler mostrare la verità nuda è meno bello, poiché turba come una passione. Quasi tutti i cercatori di verità hanno sofferto di questa malattia, da tempo immemorabile.”

 

(Giorgio Colli, La Natura ama nascondersi, Adelphi, Milano 1988, p. 13)

 


 

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I princìpi assiologici e normativi che i Greci hanno proposto, vale a dire quello della «giusta misura» e quello del «nulla di troppo», sono stati da me rigorosamente seguiti e coniugati con una massima deontologica che è stata formulata e ribadita soprattutto in tempi moderni (ma che, in certo qual modo, rispecchia il pensiero stesso degli Elleni, che è stato sempre della più grande «trasparenza»); vale a dire con la massima la quale ricorda al filosofo che l’onestà di fondo di ogni pensatore si riconosce dalla sua chiarezza. Il rifuggire dalla chiarezza e dalla trasparenza significa, in ultima analisi, rifuggire dalla verità (o, se si preferisce, da una trasparente ricerca ed espressione della verità). In effetti, a mio avviso, non c’è nulla di vero, per quanto sia profondo, che non si possa esprimere (o almeno che non si debba tentare di esprimere) con trasparente chiarezza, in modo da estendere la comprensione di esso al maggior numero di uomini possibile.

(Giovanni Reale, Traduzione, Introduzione e Commentario della Metafisica di Aristotele, Bompiani, Milano 2014, p. IX)


Prof. Hans-Georg Gadamer in seinem Heidelberger Arbeitszimmer Bild: Rothe, 13.07.1999

Prof. Hans-Georg Gadamer in seinem Heidelberger Arbeitszimmer
Bild: Rothe, 13.07.1999

«Ogni presente finito ha dei confini. Il concetto di situazione si può definire proprio in base al fatto che la situazione rappresenta un punto di vista che limita le possibilità di visione. Al concetto di situazione è legato quindi essenzialmente quello di orizzonte. Orizzonte è quel cerchio che abbraccia e comprende tutto ciò che è visibile da un certo punto. Applicando il concetto al pensiero, noi siamo usi parlare di limitatezza di orizzonte, possibile allargamento di orizzonte, apertura di nuovi orizzonti, ecc. Il linguaggio filosofico, a partire da Nietzsche e Husserl, ha adoperato in particolare questo termine per indicare il fatto che il pensiero è legato alla sua determinatezza finita e per sottolineare la gradualità di ogni allargamento della prospettiva. Chi non ha un orizzonte è un uomo che non vede abbastanza lontano e perciò sopravvaluta ciò che gli sta più vicino. Avere un orizzonte significa, invece, non essere limitato a ciò che è più vicino, ma saper vedere al di là di questo. Chi ha un orizzonte sa valutare correttamente all’interno di esso il significato di ogni cosa secondo la prossimità o lontananza, secondo le dimensioni grandi o piccole. Conformemente a ciò, elaborare la situazione ermeneutica significa acquisire il giusto orizzonte problematico per i problemi che si pongono nel nostro rapporto con i dati storici tramandati.»[1]

[1] Hans Georg Gadamer, Verità e Metodo, Bompiani, Milano 1983, pp.352-353.


«Il mio compito è talmente nuovo che nei 1800 anni di storia della cristianità non c’è nessuno da cui possa imparare come devo comportarmi. Poiché tutti gli uomini straordinari esistiti finora hanno agito per diffondere il cristianesimo. Il mio compito tende invece ad arrestare una diffusione menzognera, e anche a far sì che il cristianesimo si scuota di dosso una massa di gente che son cristiani soltanto di nome»[1]

Statue of Søren Kierkegaard by Louis Hasselriis.

Statue of Søren Kierkegaard by Louis Hasselriis.

«In un inno si parla di quel ricco che ha radunato un tesoro a prezzo di gran fatiche e «non si sa chi lo erediterà». Così anch’io lascerò dopo di me un capitale intellettuale non piccolo: ahimè, io so nello stesso tempo chi avrà la mia eredità; lui, quella figura che mi è così immensamente antipatica, proprio lui che fin qui ha ereditato e inoltre erediterà tutto il meglio di me: il docente, il professore»[2]

[1] Diario 1854, XI1 A 136 = 2886

[2] Diario 1852, X4 A628 = 2713

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