chardinTeilhard nacque a Sarcenat, una piccola frazione nella regione centro-meridionale francese dell’ Alvernia, il 1° Maggio 1881, quarto di undici figli, da Alexandre-Victor-Emmanuel Teilhard de Chardin e Berte-Adéle de Dompierre d’Hornoy. Una famiglia di profonda tradizione cattolica e di buona cultura; infatti sarà la madre a rendere così sensibile Teilhard verso il sentimento religioso ed il padre a far sorgere in Teilhard l’amore per la natura in genere e lo studio.

Molte fonti citano, giustamente, che è importante sottolineare un’affermazione che lo stesso Teilhard fece, quando attorno ai cinque o sei anni, provò una “pena terribile” vedendo una ciocca appena tagliata dei suoi capelli prender fuoco e distruggersi: era la scoperta della precarietà delle cose. La necessità della situazione, lo portò a rifugiarsi nella scoperta della durevolezza del ferro, sino a quando, attorno ai sette anni, scoprì che, anche quello che appariva come una sostanza eterna, il ferro, veniva pian piano a corrodersi per la ruggine, e quindi anch’esso era corruttibile e precario. La disperazione fu totale, tanto da raccontare che

«quando lo scoprii, gettato sull’erba piansi lacrime amare…».[1]

Proseguendo nella parte che riteniamo importante della sua biografia, bisogna sottolineare che la sua formazione iniziò con l’ingresso del 1892, nel collegio dei gesuiti di Notre-Dame de Mongrè in cui ottenne ottimi risultati scolastici.

Nel 1899 abbiamo la prima tappa fondamentale della sua vita, infatti il 20 Marzo Teilhard entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù ad Aix-en-Provence.

Il suo percorso nella compagnia proseguì senza intoppi : fu infatti dal 1900 a Laval, dove perfezionò i suoi studi classici, prese i primi voti, e si preparò per cominciare il triennio di studi filosofici.

Ma nel 1902, con la nomina di Emile Combes a primo ministro di Francia, l’anticlericalismo si fece legge in Francia, ed anche i gesuiti furono espulsi, infatti  lo stesso Teilhard proseguì gli studi sull’isola di Jersey, territorio appartenente alla Gran Bretagna.

Teilhard in Egitto la classeDal 1905 al 1908  Teilhard venne inviato al Cairo per il periodo di reggenza, che si svolgeva fra gli studi di filosofia e quelli di teologia, quale lettore di chimica e fisica nel collegio gesuita della Sacra Famiglia. Qui proseguì quello che fu dai tempi dell’infanzia la sua grande passione, ovvero la geologia e, come aveva già fatto sull’isola di Jersey, frequenti saranno le escursioni che lo videro geologo e naturalista appassionato.

Dal 1908 al 1912 proseguì il percorso di formazione, questa volta teologico, nella Compagnia di Gesù in Inghilterra, nello scolasticato di Ore Place ad Hastings, dove il 24 Agosto 1911 venne ordinato sacerdote.[2]

Queste le tappe che fanno di Teilhard un padre gesuita, ma che ci indicano anche una cosa fondamentale, che a molti critici del pensiero teilhardiano sfugge, che oltre la formazione che oggi chiameremmo liceale, Teilhard aveva una formazione, ad un livello che potremmo definire universitario, che era costituita da due anni di studi classici, tre anni di filosofia e tre di teologia.

Ma per l’ormai sacerdote Teilhard, gli studi non finirono qui, infatti nel 1912 incominciò lo studio per la laurea in scienze naturali, che sarà interrotto solo dalla prima guerra mondiale, e che lo porterà alla Sorbona il 22 Marzo del 1922, a discutere la sua tesi di laurea sui mammiferi dell’Eocene inferiore francese,[3] che supererà con menzione onorevole. Questa è la parte finale di una serie di studi e contatti che vedranno Teilhard già impegnato in maniera professionale sul campo geologico e paleontologico sin dal 1912, anno del suo incontro con Marcellin Boule, professore di paleontologia al Museo di storia naturale di Parigi.

Nel 1922 diventò professore aggiunto di geologia all’ Institut Catholique di Parigi.

Nell’ Aprile del 1923 su invito di padre Èmile Licent, gesuita della provincia di Lilla con una grande passione per la storia naturale, Teilhard, sovvenzionato dal Museo di storia naturale di Parigi,  si recò in missione per una campagna di scavi nella Cina centrale da cui ritornerà nell’Ottobre del 1924.

Fra il 1925 ed il 1927 possiamo annoverare un periodo di intensificazione dei rapporti con un caro amico di Teilhard, nonché filosofo, Edouard Le Roy, attraverso continue visite, sempre al mercoledì sera, al Collège de France, di cui Le Roy era professore dal 1921 subentrato al posto di Henry Bergson, ed attraverso le quali venivano sviluppate e discusse diverse idee che porteranno alla creazione del concetto di noosfera.

Nell’ultima parte dell’anno 1926 Teilhard interruppe, su richiesta dei suoi superiori, il rapporto con l’Institut Catholique di Parigi, inoltre gli venne richiesto esplicitamente anche di limitarsi alle sole pubblicazioni scientifiche. Questa situazione spiacevole, si era venuta a creare a causa di un scritto che Teilhard redasse nel 1922 su richiesta del suo confratello padre Riedenger S.J. e, per qualche motivo, giunto nelle mani della Curia generalizia del suo ordine. Lo scritto in questione recava il titolo Note sur quelques répresentations historiques possibles du Péché originel [4] e da questo episodio inizieranno le conseguenze che porteranno nella vita del nostro autore quella serie di spostamenti continui, che come dice Bruno de Solages

«E’ dunque un ordine d’esilio, sotto l’apparenza – e la realtà, d’altra parte – di proseguire i suoi lavori in Cina, quello che il suo Provinciale francese fu incaricato di trasmettergli: il che fu eseguito nel maggio del 1925.»[5]

Sarà una prova dura per Teilhard, che lo porterà ad una crisi vocazionale che supererà solo

«…grazie all’affetto fiducioso del suo Padre provinciale, alla comprensione di una mezza dozzina di amici e all’aiuto morale di Le Roy…»[6]

Sarà dunque questo periodo l’inizio di un esilio che si protrarrà per tutto il resto della sua vita e che lo porterà a passare molti anni in Cina, ed infine in America, dedicandosi alla professione di geologo e paleoantropologo, pur non interrompendo mai i rapporti con la sua natia Francia, in cui si recò più volte seppur per brevi periodi.

A riguardo del suo obbligo a non dedicarsi a lavori filosofici e teologici ci torna utile una informazione presente nella tesi della Maestrello, la quale ci segnala uno scritto, che il nostro autore inviò al Congresso Internazionale di Filosofia  promosso dall’Istituto di Studi Filosofici, tenutosi a Roma nel novembre 1946, il cui titolo è Sul grado di certezza scientifica dell’idea di evoluzione[7], per il quale la Maestrello, in nota, ci dice interessante osservare che, nel volume I, che raccoglie gli atti, Teilhard «è descritto solo come redattore della rivista Etudes». Questo ci induce a pensare che tale definizione di redattore sia stata utilizzata a scopo cautelativo, visto che al nostro autore era stato espressamente vietato scrivere di filosofia o teologia.

Non ci addentreremo nel dettaglio dei periodi che trascorse in Cina, né in quello dell’ultimo periodo negli Stati Uniti, basterà solo dire che oltre ad essere stato inviato in missione ufficiale per il Museo di storia naturale di Parigi, il padre collaborò dal 1927 come supervisore per il Geological Survey (centro di ricerche cinese-americano), dal 1951 incominciò la collaborazione con Wenner-Gren Foundation, istituto privato di ricerche antropologiche americano con sede in New York.

Il 10 Aprile 1955 Teilhard si spense a New York.

[1] Ivi p. 11.

[2] Per quanto riguarda l’articolazione del percorso di studi compiuti dal padre nella Compagnia di Gesù, abbiamo dovuto correggere le informazioni contenute nel testo di Cuénot, con quelle certamente più dettagliate date dal confratello di Pierre Teilhard de Chardin, nonché apprezzato scrittore, Henry de Lubac. Informazioni raccolte nella prefazione delle due raccolte epistolari  curate dal de Lubac: P. Teilhard de Chardin, Lettres d’Egypte 1904-1908, Aubier, Paris 1963 (Lettere dall’Egitto, trad. it. N. Cavalletti, Morcelliana, Brescia 1966) e P. Teilhard de Chardin, Lettres d’Hastings et de Paris, Aubier, Paris 1965 (Lettere da Hastings e da Parigi trad. it. L. Pigni Maccia, Morcelliana, Brescia 1967)

[3] P. Teilhard de Chardin, Les Mammifères de l’éocène Inférieur francais et leur gisements  in Pierre Teilhard de Chardin. L’Oeuvre Scientifique , Walter-Verlag Olten und Freiburg im Breisgau, 1971, TOME I pp. 253-385.

 

[4]Note sur quelques répresentations historiques possibles du Péché originel’  saggio presente in: P. Teilhard de Chardin, Comment je crois, Editions du Seuil, Paris 1969 (La mia fede. Scritti teologici, trad. it A.Donzon Daverio, Queriniana, Brescia 1993).

[5] R. Gibellini, Teilhard de Chardin. L’opera e le interpretazioni, Queriniana, Brescia 2005, pp. 237-238.

[6] C. Cuénot, … Les grandes étapes de son évolution, cit., p. 94.

[7] presente in: P. Teilhard de Chardin, Science et Christ, Editions du Seuil, Paris 1965 (La scienza di fronte a Cristo, trad. It. A. Tassone Bernardi, Gabrielli, Verona 2002).

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