Maggio 2020



Quello che segue è un testo pensato e scritto da Pierre Teilhard de Chardin tra metà agosto del 1918, mentre era coinvolto nelle operazioni militari del suo reparto nella zona della foresta di Laigue,dove i francesi erano impegnati in una offensiva contro i tedeschi che arretravano lasciando la città di Lassigny, offensiva incominciata nella prima metà di quell’anno in cui l’apporto di truppe fresche americane aveva cambiato l’atteggiamento delle forze alleate da difensivo ad offensivo(1), e la fine di settembre sempre del 1918, mentre era arrivato a circa 400 chilometri a sud est a Chavannes-sur-l’Étang nel dipartimento dell’Alto Reno nella regione del Grand Est.

Teilhard War 1915-1918

Teilhard a Verdun nel 1916

Lo scritto completo a cui più volte accenna nelle sue lettere del periodo fra queste due date alla cugina Marguerite Teillard-Chambon, scrittrice sotto lo pseudonimo di Claude Aragonnès,ha titolo ‘La Fede che Opera’(2), è pensato e steso su carta in questo periodo partendo da alcune sue considerazioni sul rapporto tra fede ed avvenire che sorgono sulla base di una sensazione di aver

«sentito più da vicino l’”ombra della morte”, e il terribile dono dell’esistenza: cammino  inarrestabile verso una fine che non si può eludere, stato da cui si esce solo con il    disfacimento fisico… Credo di non avere mai sentito questo così concretamente… Ho    capito un po’ meglio l’angoscia di NS, il Giovedì Santo.. E mi è apparso sempre più chiaro  il rimedio, che è sempre lo stesso: abbandonarci con fede ed amore all’avvenire [al divenire] divino che è “il più reale,” “il più vivo,” e il cui attributo più temibile è di essere il più rinnovante(e quindi il più creativo e il più prezioso). Ma è ben difficile gettarsi nell’avvenire. Invincibilmente la nostra sensibilità vi scorge un vuoto vertiginoso, un gorgo profondo… Dev’essere la fede a rendere saldo il terreno sotto i nostri piedi. Preghiamo l’un per l’altro…»(3)

Ed in una successiva lettera del 29 settembre 1918, dove comunica la stesura e trascrizione in bella copia dello scritto confessa: (altro…)


Sun in an Empty Room

Edward Hopper

 

I would to be the sky,
‘couse I could cover your head
I would to be the earth
so you could walk sure on me
I would to be the sea
for hug you with my vastness
But I’m only a man
the only thing I can do
is to love you forever.