MORIN_complesso

 

«La presa di coscienza

Noi abbiamo acquisito delle conoscenze straordinarie sul mondo fisico, biologico, psicologico, sociologico. La scienza estende sempre più i l predominio dei metodi di verifica empirica e logica. I lumi della Ragione sembrano respingere miti e tenebre nei bassifondi dello spirito. Eppure, ovunque, errore. ignoranza, cecità progrediscono di pari passo con le nostre conoscenze. Ci è indispensabile una presa di coscienza radicale:

  1. La causa profonda dell’errore non è nell’errore di fatto (errata percezione) o nell’errore logico (incoerenza), ma nel modo di in cui il nostro sapere è organizzato in sistema di idee (teorie, ideologie);
  2. Esiste una nuova ignoranza legata allo sviluppo della scienza stessa;
  3. Esiste una nuova cecità legata all’uso degradato della ragione;
  4. Le minacce più gravi cui l’umanità va incontro sono legate al progresso cieco e incontrollato della conoscenza (armi termonucleari, manipolazioni di ogni genere, squilibrio ecologico, ecc.).

lo vorrei dimostrare che tali errori, ignoranze, cecità, pericoli hanno un carattere comune che risulta da un modo mutilante di organizzazione della conoscenza, incapace di riconoscere e di afferrare la complessità del reale.»[1]

«La patologia del sapere, l ‘intelligenza cieca

Noi viviamo sotto il dominio dei principi di disgiunzione, di riduzione e di astrazione, il cui insieme costituisce ciò che io chiamo il “paradigma di semplificazione”. Cartesio ha formulato questoparadigma principe dell’Occidente disgiungendo il soggetto pensante (ego cogitans) dalla cosa estesa (res extensa), ovvero filosofia e scienza, e ponendo come principio di verità le idee ,«chiare e distinte», ovvero il pensiero disgiuntivo stesso. Questo paradigma, che controlla l’avventura del pensiero occidentale dal XVII secolo, ha indubbiamente consentito gli enormi progressi della conoscenza scientifica e della riflessione filosofica; le sue nocive conseguenze estreme incominciano a rivelarsi solo nel XX secolo.

Un a simile disgiunzione, rarefacendo le comunicazioni tra la conoscenza scientifica e la riflessione filosofica, avrebbe finito per privare la scienza eli ogni possibilità eli conoscere e di riflettere se stessa, addirittura di concepire scientificamente se stessa. Inoltre, il principio di disgiunzione ha isolato radicalmente gli uni dagli altri i tre grandi campi della conoscenza scientifica: la fisica, la biologia, la scienza dell’uomo.

Il solo modo di rimediare a tale disgiunzione fu un’altra semplificazione: la riduzione del complesso al semplice (riduzione del biologico al fisico, dell’umano al biologico). Un’iperspecializzazione avrebbe inoltre lacerato e spezzettato il tessuto complesso delle realtà, per dare a intendere che la segmentazione arbitraria operata sul reale fosse il reale stesso. Contemporaneamente, l ‘ideale della conoscenza scientifica

classica era quello eli scoprire, dietro l’apparente complessità dei fenomeni, un Ordine perfetto che dettasse legge su una macchina perpetua (il cosmo) a sua volta fatta di micro-elementi (gli atomi) variamente assemblati in oggetti e sistemi.

Una conoscenza di tal genere fondava necessariamente il suo rigore e la sua operatività sulla misura e sul calcolo; ma la matematizzazione e la formalizzazione hanno via via disintegrato gli esseri e gli esistenti per considerare, come sole realtà, esclusivamente le formule e le equazioni che governano le entità quantificate.

Infine, il pensiero semplificante è incapace di concepire la congiunzione dell’uno e del molteplice (unitas multiplex). Alternativamente, unifica astrattamente annullando la diversità oppure, al contrario, giustappone la diversità senza concepire l’unità.

In questo modo giungiamo all’intelligenza cieca. L ‘intelligenza cieca distrugge gli insiemi e le totalità, isola tutti i suoi oggetti dal toro ambiente circostante; non può concepire il legame inscindibile tra l’osservatore e la cosa osservata. Le realtà chiave vengono disintegrate. Passano tra le fessure che separano le discipline. Le discipline delle scienze umane non hanno più bisogno della nozione di uomo. E i pedanti ciechi ne deducono che l ‘uomo è privo di esistenza, se non di un’esistenza illusoria. Mentre i media producono il basso incretinimento, l ‘Università produce l’alto incretinimento. La metodologia dominante produce un più intenso oscurantismo, dal momento che non c’è più associazione tra gli elementi disgiunti del sapere, non c’è possibilità di engrammarli e di rifletterli.

Ci avviciniamo a una mutazione straordinaria nella conoscenza: quest’ultima è fatta sempre meno per essere riflessa e discussa dalle menti umane, sempre più per essere engrammata in memorie d’informazione manipolate dai poteri anonimi, in primo luogo dagli Stati. Ora, questa nuova, massiccia e prodigiosa ignoranza è a sua volta ignorata dagli studiosi. Costoro, che, in pratica, non dominano le conseguenze delle loro scoperte, non controllano nemmeno intellettualmente il senso e la natura della loro ricerca.

I problemi umani sono consegnati nelle mani non solo di questo oscurantismo scientifico che produce specialisti ignari, ma anche di dottrine ottuse che pretendono di monopolizzare la scientificità (dopo il marxismo althusseriano, l’econocrazia liberale), le cui idee-chiave sono tanto più povere in quanto pretendono di aprire tutte le porte (il desiderio, la mimesis, il disordine, ecc.), come se la verità fosse chiusa in una cassaforte di cui basti possedere la chiave, e la tradizione saggistica priva di verifica si spartisce il campo con lo scientismo ottuso. Purtroppo gli approcci mutilanti e unidimensionali si scontano crudelmente nei fenomeni umani: la mutilazione ferisce nelle carni, versa il sangue, sparge la sofferenza. L’incapacità di concepire la complessità della realtà antropologico-sociale, nella sua micro-dimensione (l’essere individuale) e nella sua macro-dimensione (l’insieme planetario del l ‘ umanità), ha portato a infinite tragedie e ci porta alla tragedia suprema. Ci dicono che la politica “deve” essere semplificante e manichea. Sì, certamente, nella sua concezione manipolatrice che utilizza le pulsioni cieche. Ma la strategia politica, dal canto suo, richiede la conoscenza complessa, perché la strategia procede lavorando con e contro l’incerto, l’alea, il gioco multiplo delle retroazioni»[2]

 

Edgar Morin

 

 

[1] Edgar Morin, Introduzione al pensiero complesso,Sperling & Kupfer, Milano 1993, p.5

[2] Idem, pp.7-10

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