In questi giorni, dopo le dichiarazioni fatte da Papa Francesco il 12 Maggio, durante l’incontro con le superiore religiose, i giornali hanno fatto un gran baccano sul contenuto delle affermazioni papali, parlando di apertura al diaconato femminile se non proprio al sacerdozio.  Dopo aver letto la trascrizione dell’incontro, mi sono reso conto che sono stati affrontati due dei tre temi che Teilhard de Chardin aveva sottolineato come “pietre deperibili pericolosamente inserite nelle fondamenta” della Chiesa, in una lettera scritta all’abate Gaudefroy[1] inviata da Pechino il 7 ottobre del 1929.

lettres inedites 2

Per meglio mostrare l’aderenza dei temi trattati riporto qui di seguito il passo della lettera in questione, con una mia traduzione (della quale mi scuso in anticipo per la mia imprecisa conoscenza del francese) in cui sottolineo i passi di cui vedo identità di contenuti, e di seguito riporto la trascrizione relativa all’incontro di Papa Francesco con le superiore religiose.

« Il m’a parfois semblé que, dans l’Eglise actuelle, il y a trois pierres périssables dangereusement engagées dans les fondations; la première est un gouvernement qui exclut la démocratie; la deuxième est un sacerdoce qui exclut et minimise la femme; la troisième est une révélation qui exclut, pour l’avenir, la Prophétie. »[2](…) « Ce que j’appelle des «pierres périssables » est sans doute simplement un groupe de tendances protectrices qui nous sauvent de l’anarchie, de l’égalitarisme et de la dispersion spirituelle. En ce qui touche plus particulièrement la prophétie, je suppose que ce don est maintenant diffusé dans la masse de l’Eglise. Qu’est « l’infaillibilité » mouvante de cette Eglise, sinon la sélection continuelle des éléments et la découverte constante des voies nouvelles par un immense tâtonnement dirigé ? »[3]

Come si può notare dal testo, Teilhard de Chardin era arrivato alla convinzione che tre problemi rappresentavano una forma di debolezza della Chiesa Cattolica, fra l’altro la definizione di pietre deperibili, lascia intravedere che tali problemi non avevano una tale consistenza dottrinale, da essere necessarie e quindi ritenerli dogmi eterni. I tre problemi erano appunto il tipo di governo della Chiesa, la figura delle donne nella Chiesa ed infine l’idea che il profetismo fosse terminato definitivamente con la rivelazione. Mi sembra che i tre punti sollevati da Teilhard in questa lettera siano più che mai attuali, visto il clamore mediatico di questi giorni per delle parole che, francamente, non mi sembrano essere state ben interpretate dai mass-media.

In effetti, che questi problemi possano avere, o aver avuto, un motivo di autoconservazione per la Chiesa stessa è già espresso nelle stesse parole di Teilhard che le ritiene come tendenze protettive che salvano appunto dall’anarchia, dall’egualitarismo  e dalla dispersione spirituale.

Il problema che solleva Teilhard “un sacerdozio che esclude e minimizza le donne“, è rilevato ancor oggi da più parti, prova ne è appunto quanto emerge dalle parole di Papa Francesco a cui in maniera molto approssimativa i mass-media hanno dato risonanza.

Ma lasciamo parlare Francesco:

 «E’ vero che le donne sono escluse dai processi decisionali nella papa religiose superioreChiesa: escluse no, ma è molto debole l’inserimento delle donne lì, nei processi decisionali. Dobbiamo andare avanti.» (…) « C’è poi il problema della predicazione nella Celebrazione Eucaristica. Non c’è alcun problema che una donna – una religiosa o una laica – faccia la predica in un Liturgia della Parola. Non c’è problema. Ma nella Celebrazione Eucaristica c’è un problema liturgico-dogmatico, perché la celebrazione è una – la Liturgia della Parola e la Liturgia Eucaristica, è un’unità – e Colui che la presiede è Gesù Cristo. Il sacerdote o il vescovo che presiede lo fa nella persona di Gesù Cristo. E’ una realtà teologico-liturgica. In quella situazione, non essendoci l’ordinazione delle donne, non possono presiedere. Ma si può studiare di più e spiegare di più questo che molto velocemente e un po’ semplicemente ho detto adesso.»[4]

(…)

« Io chiederò – e forse alla Presidente lo farò arrivare – alla Congregazione per il Culto che spieghi bene, in modo approfondito, quello che ho detto un po’ leggermente sulla predicazione nella Celebrazione Eucaristica. Perché non ho la teologia e la chiarezza sufficiente per spiegarlo adesso. Ma bisogna distinguere bene: una cosa è la predicazione in una Liturgia della Parola, e questo si può fare; altra cosa è la Celebrazione eucaristica, qui c’è un altro mistero. E’ il Mistero di Cristo presente e il sacerdote o il vescovo che celebrano in persona Christi. »

(…)

     «Questa domanda va nel senso del “fare”: le donne consacrate lavorano già tanto con i poveri, fanno tante cose… nel “fare”. E tocca il problema del diaconato permanente. Qualcuno potrà dire che le “diaconesse permanenti” nella vita della Chiesa sono le suocere [ride, ridono]. In effetti questo c’è nell’antichità: c’era un inizio… Io ricordo che era un tema che mi interessava abbastanza quando venivo a Roma per le riunioni, e alloggiavo alla Domus Paolo VI; lì c’era un teologo siriano, bravo, che ha fatto l’edizione critica e la traduzione degli Inni di Efrem il Siro. E un giorno gli ho domandato su questo, e lui mi ha spiegato che nei primi tempi della Chiesa c’erano alcune “diaconesse”. Ma che cosa sono queste diaconesse? Avevano l’ordinazione o no? Ne parla il Concilio di Calcedonia (451), ma è un po’ oscuro. Qual era il ruolo delle diaconesse in quei tempi? Sembra – mi diceva quell’uomo, che è morto, era un bravo professore, saggio, erudito – sembra che il ruolo delle diaconesse fosse per aiutare nel battesimo delle donne, l’immersione, le battezzavano loro, per il decoro, anche per fare le unzioni sul corpo delle donne, nel battesimo. E anche una cosa curiosa: quando c’era un giudizio matrimoniale perché il marito picchiava la moglie e questa andava dal vescovo a lamentarsi, le diaconesse erano le incaricate di vedere i lividi lasciati sul corpo della donna dalle percosse del marito e informare il vescovo. Questo, ricordo. Ci sono alcune pubblicazioni sul diaconato nella Chiesa, ma non è chiaro come fosse stato. Credo che chiederò alla Congregazione per la Dottrina della Fede che mi riferiscano circa gli studi su questo tema, perché io vi ho risposto soltanto in base a quello che avevo sentito da questo sacerdote che era un ricercatore erudito e valido, sul diaconato permanente. E inoltre vorrei costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione: credo che farà bene alla Chiesa chiarire questo punto; sono d’accordo, e parlerò per fare una cosa di questo genere.» [5]

Come si evince dal testo parlare di aperture al diaconato femminile o addirittura al sacerdozio femminile è alquanto eccessivo, però che Francesco indichi la figura femminile come minimizzata nella struttura ecclesiastica è sottolineato chiaramente dalle parole dette.

Sul problema del diaconato femminile nella chiesa ci sono molte posizioni, ma che storicamente vi potesse essere una forma di diaconato femminile è evidente già dallo stesso canone della Chiesa Cattolica, prova ne è la famosa Lettera ai Romani di Paolo in cui si legge:

Febe«Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre»[6]

Ed anche il riferimento fatto da Papa Francesco al Concilio di Calcedonia mi sembra alquanto esplicativo:

«Non si ordini diacono una donna prima dei quarant’anni, e non senza diligente esame. Se per caso dopo avere ricevuto l’imposizione delle mani ed avere vissuto per un certo tempo nel ministero, osasse contrarre matrimonio, disprezzando con ciò la grazia di Dio, sia anatema insieme a colui che si è unito a lei[7]

Inoltre è interessante quello che fa notare il prof. Giorgio Otranto a proposito di una testimonianza sul sacerdozio femminile in una epistola di Gelasio I (492-496) ove si legge lo sdegno della missiva per la presenza di diaconesse nelle comunità cristiane.[8]

Ma seguendo il nostro filo conduttore delle parole espresse da Teilhard nella lettera citata vediamo la seconda assonanza incominciando dalle parole di Papa Francesco:

«L’altro pericolo, che è una tentazione molto forte e ne ho parlato parecchie volte, è il clericalismo. E questo è molto forte. Pensiamo che oggi più del 60 per cento delle parrocchie – delle diocesi non so, ma solo un po’ meno – non hanno il consiglio per gli affari economici e il consiglio pastorale. Questo cosa vuol dire? Che quella parrocchia e quella diocesi è guidata con uno spirito clericale, soltanto dal prete, che non attua quella sinodalità parrocchiale, quella sinodalità diocesana, che non è una novità di questo Papa. No! E’ nel Diritto Canonico, è un obbligo che ha il parroco di avere il consiglio dei laici, per e con laici, laiche e religiose per la pastorale e per gli affari economici. E questo non lo fanno. E questo è il pericolo del clericalismo oggi nella Chiesa. Dobbiamo andare avanti e togliere questo pericolo, perché il sacerdote è un servitore della comunità, il vescovo è un servitore della comunità, ma non è il capo di una ditta. No! Questo è importante. »[9]

Ecco qui sollevato il secondo problema teilhardiano “un governo che esclude la democrazia”, qui Francesco si riferisce chiaramente alle strutture più periferiche della Chiesa, le parrocchie appunto, ed arriva a citare la diocesi quando cita il vescovo; forse Teilhard intendeva includere in questo problema anche livelli organizzativi superiori.

Come si vede sembra esserci una perfetta assonanza nei temi trattati, ma ancora più impressionante è un passo in cui Papa Francesco sembra parafrasare un testo di Teilhard de Chardin del 1918 in cui è scritto:

«La tenera compassione, il fascino di santità che dalla DonnaLa vita Cosmica
emana, così naturalmente che solo in lei andate a cercarli, e tuttavia cosi misteriosamente che non ne potete conoscere la fonte, sono la presenza di Dio che si fa sentire e vi fa ardere. Posta tra Dio e la Terra, come una regione di comune attrazione, io li faccio. venire l’uno verso l’altra, appassionatamente.

. . . Sinché in me si compia l’incontro in cui si consumano la generazione e la pienezza del Cristo attraverso i secoli.

Sono la Chiesa, Sposa di Gesù.                                

Sono la Vergine Maria, Madre di tutti gli uomini.»[10]

Ed ecco le parole del Papa:

«“Qual è, secondo lei, il posto della vita religiosa apostolica femminile all’interno della Chiesa? Che cosa mancherebbe alla Chiesa se non ci fossero più le religiose?”. Mancherebbe Maria il giorno di Pentecoste! Non c’è Chiesa senza Maria! Non c’è Pentecoste senza Maria! Ma Maria era lì, non parlava forse… Questo l’ho detto, ma mi piace ripeterlo. La donna consacrata è una icona della Chiesa, è un’icona di Maria. Il prete, il sacerdote, non è icona della Chiesa; non è icona di Maria: è icona degli apostoli, dei discepoli che sono inviati a predicare. Ma non della Chiesa e di Maria. Quando dico questo voglio farvi riflettere sul fatto che “la” Chiesa è femminile; la Chiesa è donna: non è “il” Chiesa, è “la” Chiesa. Ma è una donna sposata con Gesù Cristo, ha il suo Sposo, che è Gesù Cristo. E quando un vescovo è scelto per una diocesi, il vescovo – in nome di Cristo – sposa quella Chiesa particolare. La Chiesa è donna! E la consacrazione di una donna la fa icona proprio della Chiesa e icona della Madonna. E questo noi uomini non possiamo farlo. Questo vi aiuterà ad approfondire, da questa radice teologica, un ruolo grande nella Chiesa. E questo vorrei che non sfuggisse.»

[1] Christophe Gaudefroy (1878-1971), prete e minerologo francese, professore all’Institut Catholique di Parigi.

[2] Teilhard de Chardin, Lettres inédites – Lettres a l’Abbé Gaudefroy et a l’Abbé Breuil, Le Rocher, Monaco 1988, p.80

[3] Idem, p.81 Nostra Traduzione: «“A volte mi è parso che nella Chiesa di oggi, ci sono tre pietre deperibili pericolosamente inserite nelle fondamenta; la prima è un governo che esclude la democrazia; la seconda è un sacerdozio che esclude e minimizza le donne; la terza è una rivelazione che esclude, per il futuro, la Profezia. “ (…) “Quello che io chiamo “pietre deperibili ” sono probabilmente solo un gruppo di tendenze protettive che ci salvano dall’anarchia, dall’egualitarismo e dalla dispersione spirituale. Di queste colpisce in particolare la profezia, suppongo che questo dono è ora trasmesso nella struttura della Chiesa. Cos’è “l’infallibilità” del movimento di questa Chiesa, se non  la continua selezione degli elementi e la costante scoperta di nuove strade attraverso un immenso movimento a tentoni ? “»

[4] Passi Tratti dal Sito: Vatican.va – DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO ALL’UNIONE INTERNAZIONALE SUPERIORE GENERALI (UISG) Aula Paolo VI Giovedì, 12 maggio 2016

[5] Ivi

[6] LA SACRA BIBBIA Edizione CEI, Romani, 16,1

[7] Concilio di Calcedonia, CANONE XV – Delle diaconesse

[8] Giorgio Otranto, Note sul sacerdozio femminile nell’antichità in margine a una testimonianza di Gelasio I, FONTE: http://dimensionesperanza.it/teologia/item/2366-note-sul-sacerdozio-femminile-nell-antichita-in-margine-a-una-testimonianza-di-gelasio-i-giorgio-otranto-.html

[9] Vedi nota 4

[10] Teilhard de Chardin, L’Eterno Femminino-A Beatrice, presente in : La vita cosmica – scritti in tempo di guerra (1916-1919), il Saggiatore,Milano 1971, p.332

Annunci