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Abbiamo ritenuto giusto intitolare questo articolo con i versi che Dante Alighieri utilizza per terminare nel XXXIII canto l’avventura descritta nella sua Divina Commedia proprio per l’affinità che vediamo esserci nell’enunciato che il sommo poeta riporta e l’idea che Teilhard esprime quando descrive l’Energia essenziale del Mondo.

Egli ritiene che se immaginiamo, ad un certo momento dell’evoluzione, l’uomo assumere la consapevolezza che esista un centro di convergenza universale a lui legato da relazioni personali, ciò totalizzerebbe la sua azione:

 

«totalizzazione dell’individuo rispetto a se stesso; totalizzazione, infine, degli individui nella collettività umana.»

 

Infatti l’azione non soggetta a tale consapevolezza la ritiene un’azione parziale, un’azione monca di alcune facoltà che l’evoluzione sta portando all’essere. Viceversa la consapevolezza di quello che abbiamo visto in precedenza chiamato punto Omega porterebbe a scaldare   il senso delle azioni, anche delle più umili che verrebbero riconosciute orientate verso la convergenza in Omega. Apparentemente nulla è cambiato, ma in realtà l’azione è divenuta parte di una comunione di azioni. Proprio l’aspetto personalista del Mondo convergente in Omega porta l’azione a riscaldarsi in quella forma di adesione totale che Teilhard chiama Amore. Quindi il movimento diviene trasparente al fine stesso e questa trasparenza lo rende comune ed universale, lo sintetizza. E così viene a cambiare il significato dell’azione:

 

«Nel corso superficiale delle nostre esistenze, vedere o pensare, capire o amare, dare o ricevere, crescere o diminuire, vivere o morire, sono cose diverse. Ma cosa diventeranno tutte queste contrapposizioni non appena, in Omega, la loro diversità si rivelerà quale le modalità infinitamente varie di uno stesso contatto universale? Senza che le loro radici svaniscano affatto, tenderanno a combinarsi in una risultante comune, in cui la loro pluralità sempre riconoscibile, esploderà in una ineffabile ricchezza. Non già interferenza ma risonanza.»[1]

 

Ed eccoci arrivati ad un ulteriore punto cruciale, come conciliare l’individuale ed il collettivo in seno a questa forma di Energia umana?

Anche qui la risposta è legata al motore che alimenta l’Energia umana: l’Amore. Questo perché come abbiamo visto l’unione differenzia, ed infatti il nostro autore sottolinea in uno scritto dal titolo La Centrologie del 1944:

 

«In un Mondo la cui formula è «verso la Personalizzazione attraverso l’Unione», è evidente che le forze d’amore prendono un posto preponderante, – poiché l’amore è precisamente il legame che avvicina e unisce le persone tra di loro.»[2]

 

Il senso che Teilhard dà alla parola  Amore è molto più ampio di quello che comunemente consideriamo, ovvero di una forma di attrazione fisica o spirituale fra esseri umani. Per lui anche l’attrazione fra particelle, anche se non è chiamato amore ne ha lo stesso significato intrinseco, solo che essendo in questo caso in un mondo pre-riflessivo non ha la profondità che assume nel mondo dopo la comparsa del pensiero riflesso, ma siamo sulla linea evolutiva dello stesso fenomeno:

 

«Il meno che si possa dire, in ogni caso, è che, attraverso il passo critico della Riflessione, questa intersimpatia oscura dei primi atomi o dei primi viventi si trasforma in amore.»[3]

 

E’ importante sottolineare che anche l’Amore non solo partecipa a quel movimento globale che Teilhard chiama frequentemente nei suoi scritti Cosmogenesi e che designa il movimento del Cosmo quale movimento orientato e convergente, ma

 

«In un Universo di struttura centro-complessa, l’amore non è essenzialmente altro che l’energia propria della Cosmogenesi.»[4]

 

Ed è oltremodo importante che, proprio quando si giunge nel mondo divenuto riflessivo, tale energia è solo quella in cui l’unione è libera e spontanea, non obbligata né necessaria, altrimenti non è possibile chiamarla Amore.

Questa forma di energia che chiama energia radiale, come abbiamo potuto vedere, è una forma propria di tutto il movimento cosmico dalla sua origine quale materia inanimata sino alla comparsa del pensiero ed è in qualche modo collegata alla energia che è comunemente conosciuta dai fisici e dagli scienziati, quella che Teilhard chiama energia tangenziale.

Infatti per poter comprendere la comune radice delle due forme di energia dobbiamo tenere presente il concetto di centratura. Questo concetto è una forma di interpretazione della realtà dell’essere, quello che chiameremmo un’ontologia. Infatti per Teilhard  tutto ciò che esiste è dotato di una diversa forma di complessità, tale complessità rappresenta nella stoffa dell’universo il grado di interiorizzazione, vale a dire centratura. Ma cosa distingue esattamente la centratura dall’interiorizzazione ? Sembrano infatti due modi di dire uno stesso concetto, ma in realtà il concetto di centratura in Teilhard rappresenta quel movimento di cosmogenesi che attraverso l’azione di interiorizzazione porta all’ascesa dell’energia radiale e quindi, quella forma di personalizzazione che l’interiorizzazione produce, diviene nella centratura, universale. La caratteristica fondamentale dell’energia è quindi a questo punto legata al modo in cui agisce su ciò che esiste, in quanto ogni esistente ha un diverso grado di centratura :

 

«Sugli elementi della prima specie (poiché il loro centro non è ancora individualizzato), Omega non può agire interiormente, né quindi per attrazione in avanti. Li mette dunque in movimento a retro e attraverso una specie di vibrazione esterna. E tutto avviene in realtà come se questa vibrazione avesse le caratteristiche di un unico impulso, generatore di un preciso «quantum» di azione; precisamente l’Energia, soggetta alla conservazione e alla degradazione, di cui si occupa la Fisica. Sugli elementi di seconda specie, per contro (per il fatto stesso di essere centrati), l’influenza centrica di Omega infine ha presa in modo diretto. A partire dalla prima delle isosfere viventi, una nuova forma di «potenza motrice» entra dunque in gioco, continuamente sostenuta questa volta (e continuamente crescente, di conseguenza, da sfera meno complessa a sfera più centro-complessa) grazie all’azione centrificante che viene dall’alto: ed eccoci entrati, come per una sorta di ribaltamento, nell’ambito dell’Energia psichica. – Pertanto, anche allora, e per il fatto che la loro iniziale centreità continua a poggiare, dalla base, sul gioco delle attività fisico-chimiche (fattori della prima «centrazione», cf. n. 9), i centri semplicemente viventi restano radicalmente sottomessi, nella costituzione interna e nelle inter-azioni, alle leggi della Termo-dinamica e della statistica: continuano ad essere reversibili e caduchi.

E’ soltanto a partire dal passaggio critico alla Riflessione che, attraverso il loro estremo punto di arrivo di spiritualizzazione (la loro «anima»), le particelle umane diventano capaci, non solo di subire distintamente l’azione, ma di partecipare alla solidità, essenzialmente personale, di Omega. Allora, per esse (come per un corpo che superi il limite tra i campi di attrazione di due pianeti) si produce un ribaltamento di equilibrio. Nella misura in cui è personalizzato, il granulo di coscienza diventa libero dal suo supporto materiale filetico. Staccato dalla sua matrice di complessità, che ricade verso il multiplo, il centro riflesso può infine, definitivamente unificato su di sé, raggiungere il polo ultimo di tutta la convergenza.»[5]

 

Pertanto abbiamo l’energia tangenziale  che è l’aspetto che Omega assume in quella parte dell’esistente che non raggiuge ancora la fase di centrazione. Mentre l’energia radiale è l’aspetto che si ha quando l’esistente, raggiunta una sufficiente forma di centrazione, agisce non più costretto da una forza a tergo, ma attratto attraverso un movimento libero e personale  verso Omega, ma questa volta con una forza ab ante che è appunto Amore.

E’ evidente l’influsso che il nostro autore subisce in quest’ultima parte dalla sua vocazione cristiana ma, nonostante le apparenze, il discorso che porta a giustificazione della sua impostazione ha una consistenza dettata soprattutto dall’evidenza fenomenologica. Ciò il nostro autore andrà a chiarire in uno scritto in cui si occupa proprio della trasformazione ultima del processo evolutivo  e che vede il punto Omega coincidere con il Cristo della Parusia. E’ infatti ne Il cuore della Materia[6]  del 1950  che Teilhard afferma:

 

«Con la scoperta d’Omega termina quel che potrei chiamare il ramo naturale della mia traiettoria interiore in cerca dell’ultima consistenza dell’Universo. Non solo nella vaga direzione dello ‘Spirito’, ma nella forma d’un Centro sovrappersonale ben definito, ecco come, alla mia ricerca sperimentale, si è finalmente rivelato un Cuore della Materia totale. Anche se fossi stato un ateo, mi sembra che, abbandonato ai soli impulsi del mio Senso della Pienezza, sarei giunto comunque alla stessa vetta spirituale della mia avventura interiore. Ed è persino possibile che, per semplice approfondimento razionale delle proprietà cosmiche d’Omega («unità complessa in cui la somma organizzata degli elementi riflessivi del Mondo s’irreversibilizzano in seno ad un Superego trascendente»), io sia stato condotto più tardi, in un passo finale, a riconoscere in un Dio incarnato il Riflesso stesso, sulla nostra Noosfera, del Nucleo ultimo di totalizzazione e di consolidamento biopsicologicamente esigito dall’ evoluzione d’una Massa vivente riflessiva.»[7]

 

[1] L’energia umana, in : P. Teilhard de Chardin, L’énergie hmaine, Editions du Seuil, Paris 1962 (L’energia umana, trad. it A.Donzon Daverio, il Saggiatore, Milano 1984), p.195

[2] P. Teilhard de Chardin de Chardin, L’activation de l’énergie, Editions du Seuil,  Paris 1963 (Verso la convergenza. L’attivazione dell’energia nell’umanità, trad. it. A. Tassone Bernardi  , Il segno dei Gabrielli, Verona 2004 ), p.115.

[3] Ibidem

[4] Idem, p.116.

[5] Idem, pp.117-118.

[6] P. Teilhard de Chardin,Le cœur del la matière, Editions du Seuil,  Paris 1976 (Il Cuore della Materia trad. it. Annetta Donzon Daveria, Queriniana, Brescia 1993).

 

[7] Idem, p.32.

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