Il 24 ed il 25 maggio del 1965, in occasione del decimo anniversario della morte di Pierre Teilhard de Chardin, si tenne a Milano un convegno di studi su “Le Milieu Divin”, come specificato nella nota introduttiva di padre Arcangelo Favaro S.J.:

«una élite di Intellettuali Francesi e Belgi per incontrarsi in dialogo fecondo con un numeroso gruppo di studiosi italiani provenienti, sia pure a titolo personale,  dalle principali Università d’Italia e da varie Facoltà Pontificie di Teologia e Filosofia. Scopo del convegno: approfondire il pensiero spirituale

Panteismo

di Teilhard de Chardin raccolto nella sua opera “Le Milieu Divin”.» (…) «Il Convegno ha voluto essere anche una celebrazione del decimo anniversario della morte di P. Teilhard de Chardin, morto la Domenica di Pasqua del 1955, in un clima di silenzio, di esilio, di abbandono, a dieci anni di distanza, Padre Teilhard de Chardin ha raggiunto una celebrità eccezionale e universale, sia pure determinata da sentimenti e valutazioni opposte, P. Teilhard entusiasma gli uni e irrita gli altri, ma non lascia alcuno indifferente: segno evidente della sua larga influenza sulla spiritualità contemporanea. C’è chi ha parlato di mito, di eresia, di imperialismo della materia, di elemento perturbatore, di cavaliere dell’impossibile; altri invece ha visto nel messaggio di Teilhard una Grazia per la nostra epoca, un nuovo San Tommaso, addirittura il solo contributo di prima importanza che la Francia del ventesimo secolo apporta al mondo moderno.» [1]

Fra i presenti a questo convegno vogliamo ricordare alcune fra le persone che hanno dato molto allo studio ed al chiarimento della figura e del pensiero teilhardiano, a cominciare da Claude Cuenot[2], e poi Ferdinando Ormea[3], Madeleine Barthelemy-Madaule[4]. Ma anche personaggi noti per altri motivi come il filosofo neotomista Gustavo Bontadini[5] e David Maria Turoldo.[6]

Ed è proprio di Madeleine Barthelemy-Madaule il testo che qui proponiamo, il cui titolo abbiamo utilizzato per questo post. Questo testo non è la relazione principale tenuta dall’autrice al convegno, ma un intervento tenuto durante il dibattito nella II tavola rotonda il 25 Maggio 1965.

Ed ecco il testo che riporta tale intervento, il cui contenuto riteniamo essere ancora attuale come chiarimento, visto il continuo associare, anche odierno, del pensiero teilhardiano al Panteismo:

«Per concludere la discussione sui punti controversi del pensiero di Teilhard, Madame Madaule si chiede in quale modo Teilhard ha potuto superare il panteismo, pur conservando alle proposizioni paoline tutto il loro significato. Anzitutto vuole precisare il concetto di panteismo: ci sono varie formulazioni di panteismo, perché evidentemente altro è il panteismo degli stoici, altro quello di Spinoza, ed altro ancora quello di Schelling. Diverso pure è il panteismo del teismo e dal monismo. Il monismo comunista per esempio non è panteismo: per poter parlare di panteismo bisogna almeno parlare di Dio. Il problema del superamento del panteismo è il problema di saper distinguere immanenza e trascendenza. Per il panteista Dio è tutto. Per S. Paolo, nel commento teilhardiano Dio tutto a tutti è persona. Dio è presente a tutte le cose ma ne è distinto. Di conseguenza la posizione del panteismo è notevolmente diversa da quella della trascendenza nelle ultime conseguenze. Per il panteista se Dio è tutto, lo è da tutta l’eternità e non si dà quindi creazione: la in distinzione tra Dio e le cose nega la creazione e sopprime la personalità di Dio e crea quella confusione che è sulla via della spersonalizzazione degli uomini che si fondono nel tutto dissolvendosi. Per Teilhard Dio personale è onnipresente ma distinto dal reale di cui è il creatore. Il concetto di creazione pone Dio eterno e distinto: presenza di una persona che appella alla personalizzazione degli uomini. Teilhard quindi supera il panteismo anzitutto perché accetta per rivelazione la trascendenza: nel cuore della materia c’è Dio trascendente. Inoltre ha vissuto misticamente la presenza di Dio nel mondo. Dalla nozione di Dio onnipresente ha distinto Dio dalla materia. La materia è dovunque perché è dispersa. Dio è dovunque perchè è concentrato: frutto della sua estrema spiritualità. Dio e materia si oppongono come estrema concentrazione spirituale si oppone ad estrema dispersione spersonalizzata. Anche nell’opera più tarda Teilhard ha superato il panteismo sotto due aspetti:

 

  • anzitutto nella struttura convergente dell’universo, quando si arriva al vertice del cono, al punto omega si scopre che questo centro non è soltanto il prodotto della convergenza naturale: deve essere un centro autonomo e preesistente che spiega questa convergenza dell’universo attraverso la sua attuazione;
  • in secondo luogo supera il panteismo con il concetto di convergenza nella persona. Tutto converge a un centro che è centro personale, autonomo e separato. Se l’uomo, punto ultimo di convergenza nella natura, è un centro auto-sufficiente, personale, a più forte ragione Dio che esplica questo progresso verso la personalizzazione. C’è un’analogia tra il piano fenomenologico e il piano spirituale. Sul piano spirituale si ha l’onnipresenza, sul piano fenomenologico il centro personale e autonomo che dice il contrario di un’immersione per dissociazione.»[7]    

[1] AA.VV. , Il Messaggio Spirituale di Telihard de Chardin, Redattore P. Giovanni Cappelletto S.J., Milano 1965, pp.5-6

[2] Autore di una delle prime e più imponenti, oltre che documentate biografie su Teilhard de Chardin: Claude Cuenot, Pierre Teilhard de Chardin, les grandes étapes de son évolution, PIon, 1958

[3] Animatore e fondatore dell’Associazione degli amici di Teilhard de Chardin  nonché traduttore di alcuni dei volumi pubblicati per la prima volta in Italia delle opere di Teilhard de Chardin con la casa editrice il Saggiatore, ed autore lui stesso di : Ferdinando Ormea, Teilhard De Chardin Guida al pensiero scientifico e religioso, ed. Vallecchi, Firenze 1968

[4] Autrice di studi su Teilhard de Chardin, pubblicati in Francia fra cui : Madeleine Barthélemy-Madaule, Bergson et Teilhard de Chardin, Éditions du Seuil, Paris 1963

[5] «Gustavo Bontadini (Milano, 27 marzo 1903 – Milano, 12 aprile 1990) è stato un filosofo italiano, esponente di spicco del movimento neotomista che ebbe presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, uno dei suoi più importanti punti di riferimento e diffusione. Fu maestro, tra gli altri, di Angelo Scola, Emanuele Severino, Giovanni Reale, Evandro Agazzi, Virgilio Melchiorre, Luigi Negri, Luisa Muraro, Carmelo Vigna, Giuseppe Barzaghi, Alessandro Cortese, Paolo Aldo Rossi.» (Fonte per questa nota: Wikipedia)

[6] «David Maria (al secolo Giuseppe) Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992) è stato un religioso e poeta italiano dell’Ordine dei servi di Maria[1]. È ritenuto da alcuni uno dei più rappresentativi esponenti di un cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900, il che gli è valso il titolo di “coscienza inquieta della Chiesa”, mentre altri ritenevano e ritengono assai controverse alcune sue prese di posizione.» (Fonte per questa nota: Wikipedia)

[7] AA.VV. , Il Messaggio Spirituale di Telihard de Chardin, op. cit., pp. 235 – 236

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