statua tommaso campanellaRipropongo qui un breve passo nel quale Tommaso Campanella (Stilo, 5 Settembre 1568 – Parigi 21 Maggio 1639), frate domenicano, filosofo, teologo e poeta, propone un metodo molto efficace per curare, in filosofia, gli scettici attraverso il suo metodo naturalistico che passa per la conoscenza sensibile, a dire il vero alquanto cruenta e dolorosa, ma ecco le sue parole: «O scettici, dico, perché rispondete quando vi parlo?. Dicono: non sappiamo. Ma perché rispondete “non sappiamo” a chi chiama, e non, invece, a chi è in silenzio? Allora, percepite la voce di chi vi chiama e interroga. Dicono: non sappiamo se percepiamo, ma così pare, e non sappiamo se ti c’interroghi. Nondimeno, dico, è palese che io v’interrogo; e, infatti, voi non rispondete a chi non vi interroga; e ciò che appare, è. Inoltre, perché mangiate andate a casa vostra, e non a quella degli altri,e discutete? Rispondono, forse, di non sapere se mangiano, se vadano a casa o se disputino: ma che così appare. Dico: perché appare così e non diversamente? Rispondono: neppure questo sappiamo. Allora interrogo: vi pare di mangiare o no? Senza dubbio, non oseranno negarlo: non possono, infatti, dire di non mangiare o di non far niente, né realmente, né apparentemente, altrimenti non si muoverebbero per queste azioni, e neppure risponderebbero a chi li interroga se non percepissero di essere, realmente o apparentemente, chiamati. Se poi riconosceranno che così appare, concedono già di sapere che così appare: se, in seguito, diranno di non sapere se sia apparente o reale ciò che fanno, allora affermano chiaramente di fare e di sapere, di fare apparentemente o realmente. Tuttavia dicono: non sappiamo se questo rispondere sia un rispondere o uno zappare o un correre: perché, infatti, viene detto un rispondere piuttosto che altrimenti? E perché questo sarebbe uno scrivere, e non un cantare? E perché questa sarebbe una penna e non un tavolo? Con ciò, osservo io, voi concedete che il rispondere sia già qualcosa: ma dubitate che cosa sia. Discutete sull’imposizione del nome che chiarisca l’entità della cosa; allora, concedete di sapere qualcosa, cioè o che sia o che appaia, e anche di ignorare che cosa sia, e se lo scrivere sia il saltare. In realtà, ciò è facilmente curabile, giacché, ammesso pure che questo termine sia imposto erroneamente, tuttavia sapete bene che questa è l’azione, alla quale, sia che sia vero sia che sia falso, è stato imposto il termine di “scrivere”. Né io chiedo donde ma a che cosa è stato imposto quel termine. Se dite che questo termine “scrivere” significa più cose, noi, dico, daremo a queste il proprio nome e allora conoscerete che questo termine significa quest’azione, e quel termine l’altra; se dite che significano infinite cose, non si può discutere con voi se non giungete a dire che questo termine significa questa sola azione in base all’imposizione fatta dal nostro popolo. Se concedete questo diviene chiaro che voi sapete qualche cosa: se, di nuovo, ignorate questo, farò in modo che lo sappiate.  Campanella - MetafisicaEcco: colpisco uno scettico e dico: senti dolore o no?. se dice: non lo sento, lo bastonerò finché riconoscerà di sentirlo; e allora, se riconosce di sentire il dolore, dirò: sai di provare dolore. Se dice di provare dolore solo apparentemente, e non veramente, io lo bastonerò di nuovo, finché dica: «veramente, veramente». Allora aggiungerò: sai veramente qualche cosa. E senza dubbio non faccio questo per scherzo, ma perché penso che sentire è sapere, come chiarirò fra poco, e tu dici di non sapere nulla; e visto che sentire è patire da una cosa sensibile o da una passione, e a te sembra che le normali affezioni non vengano sentite, aggiungo una forte affezione, tale che tu non possa negarla. Infatti, chi non sente un debole movimento dell’aria, sente però il forte movimento del vento. Perciò, il nostro scettico sente, e sente com’è, visto che sente il dolore; ma dice: non so se questo sia dolore e se sia da chiamare così, e neppure che cosa sia una cosa che porta dolore. Allora dico: sai almeno che essa è un’affezione, alla quale abbiamo imposto il nome “dolore”. Se neghi questo, fai di nuovo l’esperienza; se affermi, già sai qualche cosa. Tu non sai cosa sia una cosa che porta dolore, ma io ti percuoterò col bastone e ti indurrò a riconoscere che vieni colpito con un bastone, e mi accuserai al giudice che ti ho colpito con un bastone, e non con la stoppa. In questo modo sai tanto più che esso si chiama bastone, ma dubiti perché e come sia, e se rettamente, e cosa sia. Ma io ti condurrò a farti dire che quel bastone è lungo e duro, e minacciato e agitato dalla mia mano: allo stesso modo ti farò dire che esso è stato tagliato da un albero ed è spezzabile; di qui ti condurrò  a conoscere, anche se non perfettamente, che cosa esso sia. Similmente, quando sei scottato dal fuoco, fuggi e chiedi aiuto, e dici di sapere di esserti scottato e riscaldato, e che la nature del fuoco è tale che esso bruci e riscaldi e distrugga; quello, infatti, che viene sentito del suo essere, viene sentito anche della sua essenza.» 

(Tommaso Campanella, METAFISICA universalis philosophiae seu metaphysicarum rerum iuxta propria dogmata, Liber I, Trad. Paolo Ponzio, Levante editori, Bari 1994)

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