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Introduzione

LE ORIGINI DEGLI DEI

LA GENESI SUMERA

SUMER E TERAH

ABRAMO ED IL SUO DIO

ABRAMO E L’ EGITTO

EGITTO COSTANTE

DOPO 430 ANNI MOSE’

MOSE’ E L’ALLEANZA

IL NUOVO CULTO

L’AGONIA RELIGIOSA

I ‘Me’ rigeneratori religiosi

  

 

Con il libro di Giosuè incomincia quella che possiamo definire l’odissea delle Tavole dell’Alleanza. Infatti vediamo che dopo alterne vicende esse entreranno nell’appena innalzato tempio di Gerusalemme. Il capitolo III di questo libro al versetto 18 ci mostra qualcosa di simile al passaggio del Mar Rosso fatto dagli israeliti sotto la guida di Mosè. Infatti come Mosè per intercessione di   Javhè fece aprire le acque del Mar Rosso per permettere il passaggio al popolo d’israele, così, questa volta sotto la guida di Giosuè, i Leviti addetti al trasporto dell’Arca dell’Alleanza, contenente le omonime tavole, che noi abbiamo identificato con i ‘Me’, sostano nel mezzo del fiume Giordano per permettere l’attraversamento del popolo israelitico, dopo che il miracoloso passaggio dell’Arca ha prosciugato un corridoio fra le acque. Arca dell'AlleanzaTutto questo ci comprova, o ci insospettisce ulteriormente, sul fatto che Mosè non fosse l’artefice dell’apertura del Mar Rosso, ma come dimostrano le nostre tesi, questo miracolo è stato opera delle sacre Tavole, già in possesso di Mosè, prima dell’arrivo al monte Sinai. Evitando comunque la logica del miracolo in sé, possiamo benissimo accettare questi due passi come metaforici, ma resta pur sempre il fatto che i due passi sono legati dalla presenza in loco, omessa nel primo racconto, delle Tavole o meglio dell’Arca. Sono sempre le Tavole, o meglio l’Arca che nel capitolo VI dello steso libro permettono miracolosamente l’abbattimento delle mura di Gerico. Con il 1° libro di Samuele e precisamente nel capitolo IV sappiamo che l’Arca viene catturata dai Filistei dopo la sconfitta degli Israeliti contro questi ultimi. Ed è curioso che essa ritorni agli israeliti a causa di una peste che aveva colpito i Filistei a causa dell’Arca rubata. Poi nel 2° libro di Samuele, è scritto che l’arca viene trasportata in Gerusalemme. Ed è sotto la figura di Salomone che sarà eretto il tempio di Gerusalemme che sarà la dimora definitiva dell’Arca e quindi delle stesse tavole dell’Alleanza, come descritto dal 1° libro dei Re. Quindi il 2° libro dei Re, ci informa del ritrovamento di un ‘libro della legge‘ molto antico nel tempio di Gerusalemme e fatto molto importante per noi racconta delle invasioni dei Caldei e della deportazione in Babilonia. Questi ultimi avvenimenti sono ripetuti ed arricchiti di particolari dal 1° e dal 2° libro delle Cronache, in cui al capitolo XXXVI viene esplicitamente parlato di razzie dei Babilonesi all’interno del Tempio di Gerusalemme, e del trasporto in Babilonia assieme ai tesori derubati di un gran numero di israeliti. Gli uomini torneranno infine nelle terre d’Israele con l’editto di Ciro, ma dell’Arca e delle tavole si perderà da qui ogni traccia. Il nostro interesse per l’Arca dell’Alleanza e per il suo contenuto, aumenta per il fatto che con la perdita dell’Arca, gli israeliti perderanno anche la loro unità religiosa e si divideranno in diverse correnti, le quali sussistono tuttora separate. Ne risulta quindi una estrema necessità di capire quale era il valore effettivo del contenuto dell’Arca, vale a dire le tavole, le quali secondo la nostra ricostruzione hanno tenuto uniti, prima Abramo e Lot fino al momento della perdita di esse a vantaggio del faraone, e dopo lo stesso popolo ebraico fino a che non le hanno perse per mano dei babilonesi.

Come abbiamo potuto vedere precedentemente, le cosiddette tavole dell’alleanza, potevano coincidere nei tempi arcaici, con i famosi ‘decreti divini‘ , ovvero i ‘Me‘ , che influirono sul popolo sumerico prima e sul nucleo abramico superstite poi, fino a che il clero egiziano non ne venne in possesso, e vi operò le modifiche teologiche che portarono alla comparsa delle idee monoteistiche sfociate nella famosa eresia Amarniana, e che come fuoco che cova sotto le ceneri, furono nuovamente attivi nelle mani di Mosè il Levita, probabilmente egiziano, e finirono per influenzare positivamente il regno d’Israele fino a che non furono a loro sottratti a causa delle razzie dovute alla sconfitta contro i babilonesi, e la successiva distruzione del Tempio di Gerusalemme. Quale era la potenza in esse contenuta da unire un intero popolo? E quale forza gli permette di aprire per ben due volte vaste distese di acqua quali il Mar Rosso ed il Giordano? Per un credente è facile rispondere a queste nostre domande, Dio! Ma con le prove che ci hanno accompagnato finora, possiamo accettare la identità di Dio con la sua figura ebraica di Javhè? Credo proprio che questo non sia possibile, soprattutto perché le prove storiche ed archeologiche, finora addotte, ci inducono ad identificare il dio di Abramo ed in seguito quello di Mosè più simile alla figura di Enki, con le concordanze che ci hanno indotto ad una rilettura in chiave storica e religiosa dell’intero Pentateuco. Lo stesso fatto che nella Bibbia troviamo il nome del dio Javhè indicato anche sotto forma più recente Elohim, in cui è possibile riconoscere la forma accadica El, come appellativo generico dello stesso Javhè, ci induce con maggior insistenza a credere che effettivamente il culto del quale parlavano le fonti più antiche usate dal redattore del Pentateuco avessero maggior attinenza con un dio mesopotamico, e non certo unico, visto che il pantheon mesopotamico raccoglieva una gran quantità di dei. Se poi osserviamo la possibile attinenza che il nome Javhè potrebbe avere con la figura del dio El e cioè dei testi ugaritici, che ci inducono a credere che Javhè nella forma Jaw fosse il figlio di El, possiamo vedere sotto nuova luce le stesse figure della triade divina sumera An, Enlil, Enki, con la possibilità che le figure di An ed Enlil si siano fuse in un unico dio, El appunto, e la figura di Enki sia stata argomentata sotto forma Javheistica da un redattore della cui innocenza cominciamo a Dio El Ugaritdubitare. Tutto è perfettamente coerente con la teologia sumerica analizzata nei primi capitoli infatti ben si accosta la figura arcaica di Javhè a quella di Enki, sia per i passi che li accomunano, ma anche per il carattere da essi mostrato, che rivela due figure divine che usano principalmente la loro intelligenza nei rapporti con l’uomo in particolare. Mentre la figura di El, che corrisponderebbe quindi all’Elhoim, dei passi più recenti, mostra chiaramente la figura di un dio distaccato dagli avvenimenti terreni in alcuni momenti, che ben ricalca la figura di An, e in moltissimi passi mostra di essere quel dio vendicatore ed anche potente, nonché vicino ad agenti atmosferici quali il vento e la tempesta, che ne fa il giusto parallelo del noto Enlil mesopotamico. E’ quindi doveroso supporre che lo spostamento di Abramo verso occidente con la sua forma di culto abbia influenzato le forme diverse di culto di tutto il Vicino Oriente fino ad essere idealizzato dagli ebrei, i quali monopolizzeranno in seguito tale concezione religiosa, resa monoteista grazie alle speculazioni alle quali tale culto è andato incontro in Egitto, e su queste basi che sarà portata innanzi, credo con sole distorsioni politiche, dagli ebrei, che come è stato prima per i semiti residenti a Sumer, non riusciranno più a trovare una patria per il loro Dio.

Ed è grazie alla concezione religiosa, portata avanti dal tardivo profetismo messianico, ed alla stessa figura di Gesù, ed il suo continuo denunciare, e quindi successivamente cambiare, le troppe distorsioni che gli Ebrei hanno apportato a quello che fu l’originario culto patriarcale, e che era da molto prima diventato irriconoscibile, che possiamo avere una più recente conferma delle manipolazioni da noi scoperte in queste pagine.

 

Appendice alla Cronologia

TAVOLA CRONOLOGICA MESOPOTAMICA

TAVOLA CRONOLOGICA BIBLICA D. G. M.

TAVOLA CRONOLOGICA EGIZIANA

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