già pubblicato:

Introduzione

LE ORIGINI DEGLI DEI

LA GENESI SUMERA

SUMER E TERAH

ABRAMO ED IL SUO DIO

ABRAMO E L’ EGITTO

EGITTO COSTANTE

DOPO 430 ANNI MOSE’

MOSE’ E L’ALLEANZA

IL NUOVO CULTO

 Evoluzione cultuale da Abramo a Mosè

 

 

 

Innegabile, sembra essere il collegamento della figura di Abramo con quella di Mosè, ma altrettanto innegabile resta anche la novità che Mosè rappresenta per la fede d’israele ! Possiamo infatti notare che, seppure il redattore ha tentato, con estrema dovizia di particolari di rendere unico il corpus dell’intero pentateuco, il suo sforzo è riuscito solo per la forma che rappresenta le genealogie dei principali protagonisti di questa serie di libri. Infatti credo di poter affermare con coscienza che seppure genealogicamente uniti, i due primi libri del pentateuco, Genesi ed Esodo, presentano una profonda frattura, che nasce proprio dal brusco passaggio dalla figura di Giuseppe a quella di Mosè. Nonostante siano inclusi ambedue nel mondo egizio, presentano profonde divergenze a causa del loro operato. MosesDeterminante a riguardo, mi sembra proprio essere l’aspetto antitetico del loro operato: Giuseppe è partecipe della gloria e della potenza del faraone, oltre ad essere il fautore dell’entrata in Egitto d’israele; Mosè d’altro canto è contro la figura del faraone ed è il fautore dell’uscita di israele dall’Egitto. Pertanto ne nasce una profonda antitesi dei due elementi.

Quindi, come in uno strano gioco di comunanze, è possibile vedere che nella figura di Abramo è raggiunta e superata la stessa figura di Mosè, egli, parallelamente all’operato di Giuseppe, entra in Egitto, e come poi farà Mosè, ne esce con l’aiuto di Javhè . Quindi anche la figura di Abramo tende a dimostrarsi sintesi del suo stesso futuro, e le figure di Giuseppe e Mosè perdono molto del loro valore, in quanto fanno parte di un ripetersi quasi ciclico dell’azione attorno al paese d’Egitto, mutili, l’uno dell’esodo, l’altro della discesa, ma che comunque rendono più marcate dette azioni rispetto alle stesse compiute dal loro comune antenato Abramo.

Notevole pertanto l’intreccio delle tre figure, attorno al paese d’Egitto. Oltretutto, sembra anche di notevole interesse, che il letargo del popolo israelitico, cominci proprio con quello che possiamo altresì definire letargo della storia egiziana sotto l’influenza degli Hyxsos, ed il suo risveglio avviene esattamente dopo il risveglio del popolo egiziano e la ripresa delle sue attività regali unificate sotto un unico re: il faraone. Quali possono essere quindi gli elementi che legano così strettamente la storia d’israele a quella egiziana ?

Difficile rispondere, in quanto uniche prove in nostro possesso sono semplicemente storie riportate nella Bibbia, ma sicuramente nate in un ambito popolare, quale poteva essere quello del popolo ebraico del primo millennio a.C. Tutto ci lascia supporre che le tre figure carismatiche di Genesi e Esodo, sono così reali da necessitare un fondamento storico, che sembra infatti essere necessario per accettare una così grande dovizia di particolari sui mondi descritti, che il redattore ultimo ci ha lasciato. E’ anche possibile che le molte conoscenze siano da attribuirsi solo al redattore ultimo del pentateuco, ma questa ipotesi mi sembra facilmente confutabile in quanto mi sembra difficile che il nostro redattore possa aver avuto una così vasta cultura che racchiude le conoscenze di così diversi popoli quali quello egiziano, mesopotamico e quello cananeo. Si deve quindi accettare l’idea che il redattore avesse avuto sotto mano al momento della compilazione diversi documenti, che rappresentavano una storia compatta, ma scritta da diversi autori quasi certamente in epoche diverse. Pertanto mi sembra più accettabile l’ipotesi che il redattore che noi chiamiamo ultimo, sia effettivamente, solo colui che è riuscito a dare un unico corpo a diversi documenti che riprendevano via via la strada del documento precedente arricchendolo delle novità e dei particolari osservati durante la vita dell’ultimo in ordine di tempo. Per cui mi sembra esatto poter affermare che la storia di Abramo possa essere il frutto di un commentatore molto vicino all’epoca da lui vissuta, ma già con la storia di Isacco si è innestato il meccanismo della rielaborazione dell’intero testo fino a giungere alla figura di Giuseppe col quale credo si interrompa per parecchi secoli questo meccanismo. Sarà con la figura di Mosè che un redattore, si è venuto a trovare con la storia ultima dell’esodo e contemporaneamente possedeva quelle storie che erano entrate nella leggenda, pertanto ha potuto rielaborare Akhenaten Nefertitil’intere gesta dei patriarchi pre-esiliaci in modo da poter ottenere una rispondenza teologica dell’intero discorso. Questo suo risultato dovrebbe essere contenuto nei primi due libri, e con il terzo incominceranno le elaborazioni sacerdotali, che apporteranno tanto colorito politico ed esegetico ai due ultimi testi da renderli quasi irriconoscibili. Pertanto sfrondando il più possibile delle coloriture apportate a questi ultimi dalle scuole sacerdotali ebraiche possiamo affermare che la figura di Abramo e quella di Mosè potevano contenere elementi cultuali estremamente divergenti, o perlomeno seppure di eguale origine, il culto portato da Abramo in Canaan era divenuto ormai irriconoscibile per il popolo durante l’esilio egiziano, sì da necessitare una rielaborazione in chiave storica, che poi sarà esattamente l’operato della nuova figura di Mosè il Levita. Quindi mentre la figura di Abramo è perfettamente accostabile a quella di un uomo dedito ai culti mesopotamici di Enki e Nannar, la figura di Mosè la si deve accostare piuttosto alla teologia della scuola egiziana, la quale non era nuova alle ideologie di monoteismo come il passato egiziano ci ha dimostrato nella figura di Akhenaten, il faraone rivoluzionario della dinastia antecedente quella sotto la quale si dovrebbero essere svolte le gesta mosaiche. Ma proprio riagganciandoci al discorso dei precedenti capitoli, possiamo asserire che queste informazioni teologiche introdotte da paesi mesopotamici, serviranno a rendere ancora più accesa la disputa fra il clero tebano e quello eliopolitano, ma che nonostante le prime rappresaglie amarniane, si diffonderà anche attraverso i leviti la speculazione teologica monoteistica, quasi come una scuola di pensiero. Infatti le scuole sacerdotali egiziane non erano nuove alla speculazione filosofica e teologica attraverso la quale spiegavano la supremazia di alcune divinità rispetto ad altre. Ed è notevole che la stessa figura di Abramo sia legata, attraverso la storia di Giuseppe, alla figura del dio Ra di On, figura che poco prima delle gesta di Mosè, sarà santificata dal faraone Akhenaten, unico caso di tentata riforma monoteista in Egitto. E non possiamo certo dimenticare che nella mitologia egiziana esiste una leggenda che indica che fra i vari nomi di Ra ve ne era uno segreto.[1] Questo non può non farci pensare all’uso veramente unico presso il popolo ebraico di non nominare ilo nome del proprio dio, anche perché esso era sconosciuto alla massa, ed anche allo stesso clero, unico conoscitore era il gran sacerdote del tempio. Quindi una tradizione che collega ancora una volta la teologia egiziana a quella ebraica, attraverso un unico uomo che è appunto il gran sacerdote di Ra, strettamente connesso con il gran sacerdote di Israele. Seppur sconcertante, tutto questo ci conferma, con pochissimi dubbi, che le informazioni introdotte in Egitto da Abramo, o meglio gli stessi ‘Me‘ siano stati determinanti nella formazione dell’ideologia stessa di Akhenaten, del suo forte enoteismo.Jahve

Ed è quindi strettamente collegato a questo movimento enoteista lo stesso Mosè. Non dimentichiamo che la figura di Abramo può aver introdotto in Egitto una nuova forma di culto, l’enoteismo, che caratterizzava l’adesione al culto di un solo dio, che per Abramo potrebbe essere Enki, pur accettando l’esistenza di altri dei, e che questa forma di ‘politeismo esclusivo’ sia stato sviluppato dalla teologia sacerdotale eliopolita e resa dopo secoli sotto forma di enoteismo quale quello della fase amarniana. Possiamo concludere, quindi, che la risultante monoteista sotto forma di Javheismo, non sia altro che una speculazione teologica del mondo egiziano sulle ideologie teologiche mesopotamiche, introdotte da Abramo in Egitto, collegate attraverso la figura di Giuseppe allo stesso popolo israelitico, e a quello sacerdotale egiziano, determinanti alla formazione del monoteismo di Akhenaten, uscite dall’Egitto con la stessa figura di Mosè il Levita. E direi proprio che se determinanti per questi avvenimenti siano stati proprio i ‘Me‘ , lo stesso Seti I, su consiglio dei propri sacerdoti, abbia effettivamente visto positivamente l’uscita di questi ‘Me’ dall’Egitto, sicuro che con questo potevano garantirsi il politeismo, a mezzo del quale si assicuravano la carriera un gran numero di sacerdoti di culti diversi, i quali vivevano grazie alla speculazione che derivava dal culto di così tanti dei, e credo che fautori di questa concezione ed acerrimi nemici di Mosè siano proprio stati i sacerdoti della scuola ammoniana egizia, che vedevano come una liberazione l’esodo mosaico. Pertanto la stessa figura di Mosè rappresenta il nuovo corso intrapreso dalle divinità mesopotamiche inglobate tutte nella sola figura di Enki, grazie ad una dottissima teologia egiziana. Che un qualcosa di strano sia avvenuto a riguardo della stessa teologia egiziana ci viene confermato dal passo menzionato dalle già citate leggende ebraiche e che vedono Mosè alla giovane età di diciotto anni pregare presso il Nilo in un tipico del cerimoniale religioso egizio, e chiamare Javhè con l’attributo di ‘Signore dell’acqua, che tutto il genere umano eccetto Noè e Aug hai nell’onde distrutto‘, il che ci riporta ad un Mosè sacerdote egizio, ma ereticamente dedito al culto di Enki, unico Dio! E se poi questo culto, che anche se si è rifatto il trucco, resta sempre quello mesopotamico, sia stato plagiato dal popolo ebraico, o meglio dalla sola classe sacerdotale ebraica, lo si deve a quelle infelicissime coloriture ed esegesi, necessarie politicamente al culto, di cui molte religioni, non solo quella ebraica, hanno dovuto subire l’influenza. Pertanto mi sembra che la Verità storica e teologica della religione di Abramo sia rimasta legata alla sola figura dei ‘Me’ .

Ma cosa fossero questi ‘Me’ ci risulta difficile capirlo. Infatti abbiamo poche testimonianze che ci parlano di questi famosi ‘decreti divini’, ed anche rapportandoli alle informazioni contenute nelle Sacre Scritture, rimaniamo alquanto titubanti al momento di dover esprimere un giudizio, che resta comunque sempre e solo approssimativo del reale contenuto.

Unici dati a nostra disposizione restano una lista in cui si elencano alcuni dei decreti divini, e la lista dei comandamenti descritta nel libro dell’Esodo .

Per quanto riguarda la lista di cui abbiamo detto, essa appare nel mito da noi già citato, e riguardante il tentativo della dea Inanna ( Ishtar) di derubare il dio Enki dei preziosi decreti.

Ma provando a raffrontare i due testi, il sumero e quello biblico, ecco cosa risulta, tenendo presente che abbiamo ridotto i testi alle minime parti necessarie al raffronto :

–          Io sono il Signore, tuo Dio                           2. La divinità

–          Non avrai altri dei di fronte                      11. La signoria divina 29. La  sala

a me                                                                             del culto

–          Non ti farai idolo né immagine                 28. L’arte

alcuna

–     Non ti prostrerai davanti a                             56. Il terrore sacro – 7. sublime

loro                                                                                  santuario

–     Non pronunzierai invano il                             8. La dignità di pastore

nome del Signore, tuo Dio

–          Ricordati il giorno di Sabato                      54. La purificazione sacra

per santificarlo

–          Sei giorni faticherai e farai                        59. La fatica   ( ed i misteri

il tuo lavoro                                                                 cit. 45.46.47.48.49.50.51.)

–          Tu non farai alcun lavoro (il                      55. Il rispetto

settimo giorno, il Sabato)

–          Onora tuo padre e tua madre                     37. La rettitudine

–          Non uccidere                                                   43. La bontà – 58 . La pace

–          Non commettere adulterio                         24. I rapporti sessuali – 25 . La

prostituzione

–          Non rubare                                                      26. La Legge

–          Non pronunziare falsa testimo-                15. La Verità – 27. La calunnia

-nianza                                                                        41.La menzogna

–     Non desiderare (ciò che è di                            62. Il cuore turbato – 40. Le

altri)[2]                                                                           gioie del cuore[3]

Dobbiamo però tener presente che la presente comparazione avviene tra un testo risalente al periodo assiro ed un elenco di comandi estremamente rimaneggiati da sacerdoti intenti alla rielaborazione di una dottrina sempre più conforme alle proprie idee e alla politica necessaria al momento, che è già di molto posteriore al testo assiro. Ed è proprio con la perdita del possesso di tali oggetti, che avverrà nel periodo della deportazione in Babilonia, che il popolo israelitico non avrà altro che poter speculare politicamente sullo scheletro che restava di una religione che aveva visto i suoi albori in Mesopotamia, e la sua fine nello stesso posto, qualche millennio più tardi, per cause che sono solo politiche! Quindi possiamo altresì affermare che seppur ampiamente mascherato per motivi politici, quello che abbiamo potuto osservare in questi precedenti capitoli è realmente un fatto eccezionale e che rientra a maggior ragione nella storia della salvezza del popolo d’israele, che è stato eletto attraverso avvenimenti in cui i redattori hanno potuto solo essere confusi nella compilazione veterotestamentaria, ma restano pur sempre avvenimenti in cui si può leggere una potenza esterna che ha condotto gli avvenimenti attraverso una trama che risultava essere illeggibile fino a qualche anno fa, ma che con gli apporti delle scoperte archeologiche hanno potuto avere una nuova versione, che rende illuminati i passi di coloro che hanno potuto partecipare alla scoperta di reperti e testi antichi che hanno sconvolto il tranquillo quadro del Vicino Oriente del secondo e primo millennio a.C., meticolosamente dipinto da redattori illuminati e non in un quadro di storia della salvezza che ancora non si conclude e che vedrà delineare, almeno secondo la bibbia, le basi del futuro regno di Dio sulla terra .


[1] J. B. Pritchard, Ancient Near Eastern Texts – Relating to the Old Testament, Princeton University Press, Princeton 1955

[2] Sintesi dedotta da Es. XX

[3] Samuel Noah Kramer, I sumeri alle radici della storia, Newton Compton, Roma, 1979, p. 99

Appendice alla Cronologia

TAVOLA CRONOLOGICA MESOPOTAMICA

TAVOLA CRONOLOGICA BIBLICA D. G. M.

TAVOLA CRONOLOGICA EGIZIANA

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