già pubblicato: Introduzione

                              LE ORIGINI DEGLI DEI

                              LA GENESI SUMERA

 

SUMER E TERAH

la Mesopotamia terra biblica

« Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot. Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei. Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca. Sarai era sterile e non aveva figli. Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. L’età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran » [1]

768px-Michelangelo_Caravaggio_022È quindi , proprio la Genesi biblica ad informarci , come sospettavamo che risulta essere Ur la terra di origine di Terah ;  la cronologia dei patriarchi ci lascerebbe altresì ritenere che siamo alla fine del III millennio a.C. (vedi a proposito la cronologia allegata a questo testo).

Facendo quindi una rapida analisi della situazione Sumera di quel periodo vediamo che Ur è praticamente la capitale dell’ impero sumero infatti nel III periodo protodinastico troviamo la prima e la terza dinastia di Ur intervallate dal periodo di dominazione di Accad e quello degli invasori Gutei , alla fine del quale potremmo porre la fase delle migrazioni semitiche delle quali fa parte il viaggio di Terah, padre di Abramo.  Molto importante a questo punto sembrano essere alcuni commenti rabbinici alla Genesi in cui viene menzionato Terah quale generale dell’esercito accadico agli ordini del re Nimrod.  Ma di ancor maggiore  importanza è il racconto nel quale Abramo, contro il volere del re e dello stesso padre si scaglia violentemente contro le statue degli dei site nel complesso reale.  I suddetti commenti lasciano intravedere un primo impatto tra il  politeismo di allora ed una forma di monoteismo, non giustificata dai fatti concreti, di Abramo.  Ma prescindendo dalla religiosità e dal significato che tale storia vuol esprimere, resta il fatto che Terah viene considerato un nobile dell’ impero neo–sumerico  nonostante fosse di stirpe semita .  Nulla di strano in tutto ciò in quanto avvenimenti successivi ci confermano che i Semiti riuscivano spesso, per i loro meriti, ad arrivare ad altre cariche pubbliche presso le dinastie dei regni dei quali erano ospiti , vedi ad esempio il racconto biblico di Giuseppe in Egitto.  Oltre ovviamente a quanto detto nel precedente capitolo a riguardo dei semiti , infatti ci è lecito a questo punto pensare che la citazione di Abramo e la sua famiglia come nucleo semitico è del tutto opinabile .  Se infatti ricordiamo l’ uso dei semiti di amalgamarsi perfettamente agli usi e costumi locali è possibile che la figura di questi primi patriarchi sia perfettamente identificabile con personaggi esclusivamente sumeri, o perlomeno di sangue misto, e quindi che ben rientrano nel quadro socio culturale di questa terra di sumer , che vede l’origine della promessa divina.[2]        

E’ con queste prove che possiamo tentare una prima ricostruzione di come realmente siano andate le cose dal viaggio di Terah e Abramo verso Canaan ed in seguito fino a giungere a Mosè col suo esodo verso la terra promessa . 

Dando ormai per certo l’ identità fra vari passi biblici (soprattutto nei primi 12 cap. di Genesi) e le versioni rinvenute sullo stesso argomento di origine sumera ed assira prendiamo in considerazione il viaggio. Non dimenticando che la stessa discendenza di Terah è legata alla figura di Noè, eroe del diluvio, e quindi l’associazione Terah – Diluvio può ancora una volta confermare lo stretto legame fra Terah e la stessa terra mesopotamica, alla quale va associato il racconto stesso del Diluvio.

Nella parte in cui si origina il racconto  del viaggio troviamo una prima discordanza in quanto è detto prima, che Terah insieme a suo figlio Abramo, a sua nuora Sarai  ed a suo nipote Lot,  uscirono da Ur dei Caldei  per dirigersi verso Canaan; possiamo quindi identificare sicuramente Ur con la città sumera omonima che già conosciamo. Ma a questo punto il viaggio si interrompe ad Harran  senza alcun motivo.  Quindi è scritto che il Signore disse ad Abramo di andarsene dal suo paese, dalla casa di suo padre verso il paese che gli sarà indicato. 

Essendo a questo punto situati in Harran non si capisce come mai Terah si sia fermato lì se il suo intento era di raggiungere Canaan; ma se anche fosse che la sosta era dettata da esigenze estreme quale l’eccessiva vecchiaia di Terah non credo fosse necessaria l’intercessione di Dio per far proseguire il viaggio verso Canaan dopo la morte del vetusto genitore.

Oltretutto stupisce la concordanza di intenti fra Terah e Dio !

 «Poi Terah prese Abram , suo                                                 «Il Signore disse  ad  Abram :

  Figlio , e Lot , figlio di Aran ,                                                   “ Vattene dal tuo paese, dalla

  figlio cioè di suo figlio, e Sarai                                                 tua patria e dalla casa di tuo

  sua nuora , moglie di Abram                                                   padre , verso il paese che io ti

  suo figlio , e uscì con loro da                                                    indicherò . ( … )

  Ur dei Caldei per andare nel                                                   Abram prese la moglie Sarai e

  Paese di Canaan .»[3]                                                               Lot, figlio di suo fratello e    

                                                                                                           tutti i beni che avevano  

                                                                                                           acquistato in Carran e tutte le                                              

                                                                                                           persone che lì si erano                                       

                                                                                                           procurate , e si                       

                                                                                                           Incamminarono verso il paese

                                                                                                           Di Canaan.»[4]

Comunque sembra essere confermata una lunga permanenza di Terah in Harran dal fatto che esattamente nella città di Urfa nella Anatolia sud orientale troviamo ancor oggi una grotta che è venerata dai musulmani come luogo della nascita di Abramo e con essa possiamo identificare Harran in cui la lunga permanenza di questi ha fatto sì che nascessero leggende che reputano quello il suo paese natale.  Il viaggio comunque non si ferma nella terra di Canaan anche se lì per un certo tempo si stabilizza, come il passo seguente lascia intendere

 «Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore»[5]

Sembra infatti che a causa di una tremenda carestia Abramo sia costretto a dirigersi verso l’ Egitto.  Se al profilo biblico aggiungiamo quello storico religioso dei luoghi in cui si svolge l’ azione dei fatti succitati, nascono nuovi e sconcertanti elementi circa la figura di Abramo.  Proprio questo motivo del viaggio di Terah  del quale possiamo certamente riconoscere Ur quale sua città natia, ci porta alle analisi delle ambientazioni storico culturali dello Schedl, che situano la sua storia attorno al 2000 a.C.[6]

Sempre con le analisi dello Schedl, notevolmente suffragate dalla critica neo-accademica, possiamo già stabilire che, quello di Terah non doveva essere proprio un semplice clan famigliare, ma qualcosa di più grande, molto simile ad un gruppo tribale impostato su una gerarchia strutturata verticalmente con vertice un re–capo.  Quindi il suo primo spostamento che avviene fra Ur città del sud Mesopotamia e Harran città del nord Mesopotamia ci pone già un sottile indizio dal quale incominciare.  Se infatti ci domandiamo come mai Terah abbia scelto esattamente queste due città, la risposta alla luce delle esposizioni bibliche ci risulta impossibile. Ma analizzando quello che conosciamo degli studi sulla Mesopotamia ci salta subito agli occhi una evidente constatazione:  ambedue le città erano dedite al culto del dio lunare Sin ( sumero Nannar ).  Se consideriamo valide le derivazioni etimologiche accertate dal Furlani,[7] il quale ci propone quale forma del nome sumero Nannar la radice semitica ‘n m r‘ nel significato di luminoso vediamo che il re al quale si fa menzione Nimrod altri non è se non una forma per rendere un nome proprio al dio della Luna. 

E’ quindi qui mascherata una forma di servilismo al dio Nannar di Ur.  Allora analizzando il dio della luna Nannar (o Sin), vediamo che esso è anche caratterizzato dall’ ideogramma XXX (trenta) , fra i suoi attributi vi è anche ‘padre che genera’ o ‘signore dell’ uscita’, egli è anche ‘signore dei segni’ e rivela il futuro agli uomini, in sogno;  inoltre sappiamo che volentieri i Babilonesi formavano la triade di Sin quale padre, Samas quale figlio e Nusku quale messaggero.[8]

Pur tuttavia, non dobbiamo dimenticare l’ importanza dell’ onomastica in questa nostra ricerca delle verità storiche, seppur vero che facilmente ci sono rivelate importanti città quali Ur e Harran, è anche vero che nomi che riteniamo di persona sono riportati anche nella geografia del Vicino Oriente, infatti a proposito dello stesso Nimrod, possiamo altresì affermare che oltre ad essere citato quale valente cacciatore e potente re dalla stessa Genesi, ritroviamo questo nome quale quello della omonima cittadina posta immediatamente a sud di Ninive, quindi ci viene spontaneo analizzare tutti i nomi citati nel passo suddetto in cui è questo nome ripetuto .  Il passo dice infatti :

«Etiopia generò Nimrod: costui cominciò ad essere potente sulla terra.  Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: ”come Nimrod valente cacciatore davanti al Signore“. L’ inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Chalne, nel paese di Sennar . Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot Ir, Calach  e Resen tra Ninive e Calach ;  Quella è la grande città .»[9]

Quindi una prima osservazione ci mostra immediatamente una diversificazione fra due zone differenti, in quanto fra le città di Babele, Uruch, Accad e Chalne da un lato e quelle di Ninive, Recobot – Ir, Calach e Resen dall’ altro, troviamo un verbo che indica spostamento ovvero “si portò“ e che indica due diverse zone di azione .  Iniziamo dal nome che indica più generalmente la regione della quale l’ autore vuol parlare, ovvero il paese di ‘Sennar‘ (ebraico ‘ eres Sin ‘ ar).  Come ci indica lo stesso E. Testa[10], nel suo lavoro, la regione in questione è considerata dal ‘vecchio ebraico‘ come la zona della terra di Sumer ed Accad, tuttavia rivaluterei un pò la tesi, citata sempre dal Testa, di A . Deimel, secondo il quale questo nome non avrebbe avuto in origine forma ‘Singar‘ (dove ayn =g), in quanto il composto ng , secondo la fonetica di alcune forme dialettali, si trasforma in m , onde il passaggio da Singar a Simar e quindi, di logica, Sumer.  

Il che corrisponderebbe grosso modo al territorio della Mesopotamia meridionale, ovvero la terra di Sumer.  Ed a nostro parere è sulla strada buona il Deimel, è infatti attraverso i nomi Babele e Uruch le indicazioni che ci mostrano la Mesopotamia del sud, più precisamente la Terra di Sumer, quale prima zona di regno di Nimrod.  Nello stesso modo nomi come Ninive e Calach oltre alla stessa parola Assur, ci indicano quale zona la parte centrale della Mesopotamia, ovvero l’ Assiria.  Degno di nota, come già osservato da moltissimi studiosi, il fatto che in questo passo si cita per la prima volta la regalità di un posto inteso quindi come regno, il che accomuna questo passo alla lista dei re della terra di Sumer, infatti in essa viene detto :

«Quando la regalità scese dal Cielo, fu prima in Eridu , (…) poi fu portata a Bad – Tibira , (…) poi fu portata a Larak , (…)  poi fu portata a Sippar , (…) poi fu portata a Shuruppak (…) Queste cinque città , (…) , regnarono per 241.000 anni.  Quindi venne il Diluvio. Dopo il Diluvio, quando la regalità scese dal Cielo, essa fu a Kish , (…) Kish fu sconfitta in battaglia, la sua regalità fu rimossa in Eanna ( il sacro recinto di Uruk ) (…) Uruk fu sconfitta in battaglia e la sua regalità fu rimossa ad Ur .»[11]

Come è possibile notare dalla suddetta lista anche per i Mesopotamici la regalità incominciò nel meridione della regione, il che mostra una interessante analogia, data anche dal fatto che in ognuna delle due liste troviamo posizionata Uruk ( = Uruch ) quale seconda città della sottolista, ed anche in momenti storici identici, infatti nella Genesi Uruch è la seconda città della prima serie, e comunque se ne parla dopo il Diluvio, così nella lista sumera Uruk è la seconda città dopo il Diluvio!  Quindi il fatto che nella genealogia di Terah venga nominato sia il personaggio Nimrod che la città Calach (in seguito chiamata Nimrud ), insieme alle leggende che vedono in Nimrod un generale dell’ esercito Assiro, ed unito il tutto con la probabile derivazione etimologica di Nimrud dalla radice semitica ‘n m r‘ , deduciamo che nella genealogia di Terah venga confermata l’adesione al culto lunare del dio sumero Nannar e comunque l’ appartenenza alla stirpe regale sumera.

Viaggio di AbramoAltresì possiamo sospettare che nel viaggio compiuto alla volta di Harran, il gruppo esule sia passato dalla zona di Ninive, Kalah ed Assur per evitare forse i potenti guerrieri della città di Mari, e così permettersi l’accesso alla città di Harran e quindi di Ebla, tappa intermedia che facilitava la via verso Canaan.  Non dobbiamo dimenticare infatti che, in questo periodo, passando per la città di Ebla era molto agevole arrivare a Canaan, soprattutto per il grande prestigio di cui godeva Ebla in tutta la zona siriana, unico neo era la città di Mari con i suoi domini circostanti, in contrasto con Ebla, anche per motivi economici ben rilevati da G. Pettinato nelle sue analisi[12] .  Quindi essendo il Tigri e l’ Eufrate le uniche due vie che facilitavano il viaggio verso Nord per raggiungere Ebla, dobbiamo concludere che se qualche contrasto escludeva l’Eufrate a causa del passaggio obbligato della città di Mari unica via restante era il Tigri, che nel suo percorso passava per le città di Assur, Kalah e Ninive e dopo un breve tratto non navigabile si poteva accedere ai domini di Harran, altro nucleo molto importante nell’ economia politico–militare della mesopotamia del nord.  Pertanto possiamo affermare che ad un primo nucleo di città sumere ricordate da Gn. X, 8-12, a causa della provenienza del gruppo, fa seguito un secondo nucleo di città che ricordano invece una fase intermedia del viaggio verso Harran, e che col passare del tempo si sia amalgamato il primitivo e comunque più arcaico racconto della discesa della regalità con parti del racconto del viaggio dei profughi verso Harran.  Per quanto riguarda la menzione iniziale di Babele, vorrei sottolineare che esiste la possibilità che esso sia il frutto della aggiunta del periodo post-esiliaco, perché a tradizioni antiche aveva tentato di amalgamare conoscenze e tradizioni sorte in seno al popolo deportato, che aveva conosciuto la storia babilonese.  La nostra tesi ci viene confermata anche dall’analisi comparata di vari fattori come lo stesso nome Terah;  vediamo che esso risulta essere il nome teoforico Terahnatan, o simile, nel senso di ‘signore della luna nuova‘ o comunque associato al nome Yareah (luna) dio ugaritico o ancora così come pensa il De Langhe dell’Assiro Terhu, che era un calice per la divinazione.  Inoltre le stesse mogli di Abramo e Nacor, che hanno nome Sarai e Milca hanno origini sicuramente ugaritiche o accadiche, o perlomeno nelle zone di tale influenza sono stati rinvenuti.  I significati di tali nomi sono affini e indicano per Sarai il significato di principessa, mentre Milka equivale a regina, e ciò conformemente alla tradizione che vede questa famiglia strettamente legata alla corte sumera, e pertanto logica la stessa traduzione del nome di Abramo che nel significato di origine forse semitica significa appunto “egli è grande quanto suo padre”,[13] che ben si addice ad un uomo di stirpe nobile.

A riprova di tutto questo ci viene incontro anche il confronto fra la numerologia sacra mesopotamica con quella biblica .  Se infatti prendiamo i numeri che ci vengono forniti dalla bibbia sulle età di Terah ed Abramo nei vari corsi principali delle loro vite, notiamo che Terah genera Abramo, Nacor e Aran all’età di settanta anni per poi morire in Harran alla vetusta età di duecentocinque anni .  Mentre di Abramo sappiamo che partì da Harran all’età di settantacinque anni, ebbe il figlio Isacco all’età di cento anni e dunque morì all’età di centosettantacinque anni .  Se quindi prendiamo il valore assoluto della differenza fra l’età di Terah, quando generò Abramo, e quella di Abramo quando generò Isacco, abbiamo il valore assoluto trenta.  Continuando, facciamo il raffronto fra le cifre delle loro età al momento della morte, abbiamo nuovamente il trenta; secondo il quadro sotto mostrato:    

—————— I figlio —- Morte—-differenza

vita di Terah ……..70……..205……..135….

vita di Abramo… 100……..175………75….

——————————————————————–

                                           diff.  In  val.  ass.     30           30           60

Per cui abbiamo come costante numerica della vita di Terah e di quella di Abramo il valore di trenta, ma con quale significato ?

Rivalutando quindi i vari attributi del dio della Luna, Nannar ( Sin ) presso il popolo sumero, notiamo che, proprio come dovevamo aspettarci, esso è il numero sotto il quale ideogramma è possibile rappresentare questo dio Nannar .

Quindi i numeri della Bibbia ci confermano che Terah ed Abramo erano in qualche modo legati a questo culto, potremmo quindi sospettare che il rapporto fra le età dei Patriarchi citate all’atto della nascita del primo figlio, rappresentino il culto al quale il Patriarca specifico appartiene in quel determinato periodo della sua vita. Anche l’ambientazione storica del periodo al quale ci stiamo riferendo ci fornisce altre essenziali prove. Infatti se consideriamo come periodo dell’esodo di Terah da Ur verso Harran il 2010-1990 (vale a dire un arco di probabilità di venti anni) notiamo che alla guida della città e dell’intero paese di Sumer dovrebbe esserci Ibbi-Sin ultimo re della III dinastia di Ur . Accettiamo pertanto le tesi del Jacobsen che vedono in questo periodo la fine di questa dinastia a causa dell’incursione di tribù Sua, delle montagne dell’Elam, siti nelle vicinanze di Susa, e di Elamiti, come dimostrato dalla ‘lamentazione sulla distruzione di Ur‘.[14]

E’ facile quindi supporre che il viaggio del patriarca Terah sia stato dovuto proprio a questo, e che se accettiamo la loro vicinanza all’allora corte di Ibbi-Sin, vicinanza data dalla equazione Nimrod : Terah = Nannar : terra di Sumer, tutto ci lascia credere che essi siano i prosecutori di ciò che restava della terza dinastia di Ur. Essendo il loro culto dedito al dio lunare Nannar, che aveva come altro centro cultuale di pari importanza solo la città di Harran, che oltretutto era, come Ur, una importante base commerciale ed erano collegate fra loro da una via carovaniera .

E’ quindi probabile che, i profughi si siano visti costretti ad emigrare in quella città evitando di sottoporsi all’egemonia degli invasori. Non dimentichiamo che, per quanto riguarda la totale sottomissione di Ur nel periodo tra il 1900ed il 1800 a . C. ci viene confermata dalla lista dei primi re di Assur, uno dei quali, chiamato Ilusunna, si vanta, fra le varie cose di aver dato la libertà alle città di Ur, Nippur, Kismar .

Possiamo quindi accettare come versione reale del viaggio questa nostra più difficile, ma più coerente con le prove addotte .

Infatti soffermandoci sugli attributi, precedentemente descritti, di Nannar vediamo che essi calzano alla perfezione con la stessa figura di Abramo che a questo punto sembra essere stato divinizzato con gli stessi attributi del dio che era venerato ad Ur. Interpretandolo quindi com questi nuovi elementi possiamo asserire anche che Terah potrebbe non essersi distaccato dal culto di Nannar per avvicinarsi al dio Jahvè, infatti non dobbiamo dimenticare che quando Jahvè si rivela a Mosè, e solo a lui con questo nome, dice : «E disse : “ Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Giacobbe “»[15]

Quindi sottolinea ripetutamente ‘il Dio di‘ quasi a voler significare che nei diversi momenti in cui è apparso ad ognuno di quei patriarchi abbia assunto un diverso aspetto o nome, per avviare un rinnovamento al suddetto culto con una nuova concezione cultuale che forse ci lascia intendere un riciclaggio delle concezioni teologiche del dio Nannar nella nuova Harran .

E’ non è certo l’unico passo dell’antico testamento che ci indica ciò, esiste un passo che lo rivela in maniera esplicita, esso è nel libro di Giosuè e dice :

«Giosuè disse a tutto il popolo : “ Dice il Signore, Dio di Israele : I vostri padri, come Terah padre di Abramo e padre di Nacor, abitarono da tempi antichi oltre il fiume e servirono altri dei. Io presi Abramo da oltre il fiume e gli feci percorrere tutto il paese di Canaan;»[16]

Passo quest’ultimo che provvede a togliere ogni dubbio a coloro i quali pongono troppi problemi alla possibilità che il passo di Gn. XII,1 abbia caratteristiche politeiste, soprattutto come ambientazione storica. E ci conferma che questa tradizione citata da Giosuè conoscesse solo l’ultima ubicazione del gruppo Terhaita, ovvero la città di Harran, per tornare dalla quale il gruppo ormai capeggiato da Abramo doveva oltrepassare solo il fiume Eufrate ‘oltre il fiume‘, ignorando completamente il precedente viaggio che aveva portato alla risalita lungo il fiume Tigri del gruppo ancora capeggiato da Terah, come abbiamo visto in precedenza .

Avendo accertato la vicinanza dei due mondi, quello dei patriarchi biblici e quello mesopotamico possiamo cercare di accertare i paralleli che identificano sotto due diverse forme, quella sumera e quella Jahveistica, le stesse personalità o gli stessi dei.

Sembra infatti che il parallelismo dei passi riguardanti il diluvio ci porti ad identificare il dio sumero Enki con il semitico Jahvè. Infatti ambedue nel secondo punto del raffronto Parrottiano fungono da consiglieri e da conservatori del genere umano. Questo ci porta anche ad analizzare gli attributi e la stessa figura del dio Enki. E’ infatti in rapporto a lui che abbiamo potuto notare il parallelo fra gli attributi della dea Nin-Ti ed Eva, ed è sempre presso la sua casa che si trova l’albero di vita Kiskanu, che del resto richiama l’altro albero tramandatoci e che era situato nell’Eden. E’ proprio a proposito dell’Eden che possiamo notare che presso Eridu, o meglio nelle immediate vicinanze, si trovava l’isola di Dilmum considerata alla stregua dell’Eden biblico. Questa isola è citata in diversi miti sumeri, esempi ne sono i miti riguardanti gli dei Enki e Ninhursag, che proprio qui si contrastano, o lo stesso mito del diluvio, infatti è nell’isola di Dilmum, qui chiamata  ‘isola dei beati‘  che l’eroe Ziusundra viene mandato per premio, con la sicurezza della vita eterna come quella degli dei; e ce ne sarebbero ancora altri da poter citare per dimostrare il valore di questo mito. Quindi Dilmum è un altro mito biblico che si avvicina alla figura di Enki, o meglio al suo Tempio ad Eridu. Nonostante sia difficile, alla luce delle scoperte attuali, sancire la veridicità di tali parallelismi, lasciamo pure libero sfogo alla pura intuizione senza la quale la maggior parte delle scoperte archeologiche mesopotamiche non sarebbero potute avvenire !


[1] Sacra Bibbia, Gn . XI , 27-32

[2] A riguardo dei rapporti fra Terah e Nimrod , sono state consultate le seguenti fonti :  Tanhuma Buber  Gen . 133 ;  Num . Rab . 4-8 ;  Giubilei XI , 1-15 , Sepher Hayasar 24-27,  34-43 ;   Pre ch 26 ; Mà ase Abraham BMH i24-30 , 32-34 . Tratto da : R . Graves,  I miti Ebraici, Longanesi, Milano 1990  

[3] Sacra Bibbia, Gn. XI , 31

[4] Sacra Bibbia, Gn. XII, 1;5

[5] Sacra Bibbia, Gn. XII, 8-9

[6] Claus Schedl, Storia del Vecchio Testamento, Paoline, Roma 1963

[7] Giuseppe Furlani, La religione Babilonese–Assira – vol. I, op. cit.

[8] Idem

[9] Sacra Bibbia, Gn. X, 8-12

[10] Emanuele Testa, Genesi . Introduzione e Storia Primitiva, Marietti, Roma 1969, p. 416

[11] James B. Prichard , Ancient Near Eastern Texts relating to the Old Testamente, Princeton University Press, Princeton 1955 , pp. 265-266 (con i puntini si è omessa la lista dei re per ogni singola città in quanto non necessario alla nostra analisi)

[12] Giovanni Pettinato, Ebla nuovi orizzonti della storia, Rusconi Libri, Milano 1986

[13] Emanuele Testa, Genesi . Introduzione e Storia Primitiva, op. cit., p. 284

[14] Giorgio R. Castellino. Testi sumeri e accadici, UTET, Torino 1977 

[15] Sacra Bibbia, Es. III, 6