già pubblicato: Introduzione

                             LE ORIGINI DEGLI DEI

 

 

LA GENESI SUMERA

Analogie fra miti sumeri e miti biblici

 

Come abbiamo potuto vedere nel precedente capitolo notevole era la teologia sumera, oltre che la  stessa organizzazione sociale, anche se a riguardo di quest’ultima notevoli siano ancora le controversie fra i ricercatori a causa di dati eccessivamente contraddittori.

La scoperta della religione e forse dell’intero popolo sumerico non è antica come quella di altri popoli del Vicino Oriente antico, infatti, in maniera rilevante essa è avvenuta solo verso la fine del secolo scorso, e grazie a ricercatori assidui quali L. Woolley, S. N. Kramer, P.V. Glob, G. Bibby e molti altri è stata portata avanti fino alle attuali conoscenze.Dilmum

Tanti sono stati i momenti di eccessivo entusiasmo che hanno visto il nascere di sconcertanti errori d’interpretazione, e fra questi ricordiamo il caso del sigillo cilindrico conservato all’Iraq museum, rappresentante una. figura divina che indica con la mano una donna alle cui spalle vi è un serpente, e che fu erroneamente scambiato per un immagine biblica a noi nota, ma con cui nulla aveva in relazione.

Comunque il più grande passo in avanti nella conoscenza di tale popolo è stato sicuramente quello che ha visto la decifrazione delle varie scritture cuneiformi, e quindi l’interpretazioni di migliaia di tavolette di argilla, ampiamente in uso nelle antiche civiltà sumere, accadiche e babilonesi, e che ci hanno riportato fedelmente testi di vario genere: amministrativo, letterario, teologico e perfino scolastico.

Grazie alla lettura di questi testi abbiamo potuto ricostruire la religione sumerica, appunto come l’abbiamo sintetizzata nel precedente capitolo, ma oltre tutto le traduzioni ci hanno fornito anche altre indicazioni che di seguito vedremo nel presente capitolo e che riguardano solo una minima parte di quanto è sinora esplorato in questo campo.

Nell’analisi dei testi finora rinvenuti troviamo molte analogie, per non dire vere e proprie somiglianze, fra la Genesi biblica e poemi sumeri che riguardano soprattutto la figura di Enki.

Fra questi ricordiamo il mito di Dilmum nel quale fra le dee guaritrici incaricate di sanare gli acciacchi del dio Enlil, compare la dea. Nin-Ti, il cui nome e’ composto da Nin=signora e da Ti che presenta il duplice significato di ‘costa’ o ‘costato’ che dir si voglia e di ‘vita’, quindi due significati che calzano molto bene anche a Eva nel racconto della Genesi biblica,che viene universalmente riconosciuta. come madre di tutti i viventi, e creata dalla costola. di Adamo.

La versione della quale parliamo racconta infatti del paese di Dilmum, un vero paradiso, nel quale manca però l’ acqua dolce, che Enki provvede prontamente a fornire, e la dea Ninhursag con l’aiuto dello stesso Enki genera otto piante, incuriosito dalle quali Enki manda a raccoglierle il suo fido messaggero Isimud, e le mangia una dopo l’altra. Viene così colto dall’ira. della dea Ninhursag, la quale gli decreta la morte e si eclissa per evitare ripensamenti; mentre gli dei restano incapaci di agire per porre rimedio all’accaduto, una volpe si dichiara pronta a ritrovare Ninhursag dietro ragionevole compenso.

 Per l’assenza di righe a Causa del testo deteriorato, non sappiamo come riesce in questo compito la volpe, ma alla ripresa del racconto sappiamo che la dea ritorna da Enki, e fatto sedere Enki accanto a se, gli domanda quali siano le parti doloranti, per ognuna delle quali Ninhursag crea. una dea guaritrice, per un totale di otto, come di seguito riportato :

 

«Fratel mio, dove hai  male ?

-Il mio…….. mi fa male.

Al dio Abu ho dato vita per te.

Fratel mio, dove hai male ?

-La mia mascella mi fa male.

Al dio Nintulla ho dato vita per te.

Fratel mio dove hai male ?

-Il mio dente mi fa male.

Alla dea. Ninsutu ho dato vita per te.

Fratel mio, dove hai male?

-La mia bocca. mi fa male

Alla dea Ninkasi ho dato vita per te.

Fratel mio, dove hai male ?

-Il mio ……mi fa male.

Alla dea Nazi ho dato vita per te.

Fratel mio, dove hai male ?

-Il mio braccio mi fa male.

Alla dea. Azimua ho dato vita per te.

Fratel mio, dove hai male ?

-La mia costola mi fa male.

Alla dea Ninti ho dato vita per te.

Fratel mio, dove hai male ?

-Il mio ………..mi fa male.

Al dio Enshag ho dato vita per te.»[1]

 

Quindi una similitudine col racconto biblico che come composizione è sicuramente posteriore alla tavoletta cuneiforme sul quale è stato rinvenuto il racconto di Nin-Ti.[2]

E certo la figura della dea Nin-Ti non è la sola ad accomunare i due brani che sembrano risentire di una profonda somiglianza soprattutto nei quattro punti ben evidenziati dal Kramer e cioè: in primo luogo la menzione del paradiso terrestre biblico, che nelle Sue descrizioni ben si associa al paese di Dilmum, soprattutto quando la stessa Genesi nel citare i quattro fiumi che da esso scaturivano, dopo aver menzionato il Pison ed il Ghicon, dice terzo e quarto fiume il Tigri e l’Eufrate; seconda comunanza è quella che vede il dio Utu, dio del sole, irrigare, su espresso ordine di Enki, questo paese con acqua dolce scaturita dalla terra, e che ben si identifica con « e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo »[3]. Terzo punto la comunanza dei due brani con il dolore del parto, infatti alla invettiva di Javhè contro Eva : « i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli.»[4], la cui narrazione suppone uno stadio superiore, quello descritto dal poema sumerico, quando la donna partoriva senza soffrire. Ed è sempre al tema del dolore del  parto, causato dall’aver mangiato il frutto proibito, che porta al quarto punto in comune: la colpa per aver mangiato le otto piante che accomuna. Enki alla colpa, di aver mangiato un frutto proibito da Javhè, di Adamo ed Eva.[5]

NinhursagA questi esemplari punti camparativi, proposti dal Kramer, aggiungerei il fatto non poco rilevante che nel tempio di Enki ad Eridu aveva sede l’albero di vita, che ci riporta al peccato originale in cui i due progenitori  perdono la vita eterna. Altra analogia, anche se in questo caso possiamo parlare di certa identita’ dei due brani, e’ quella che lega la storia del diluvio universale all’Epos di Atrahasis (Uta -Napishtim ovvero Ziusundra in sumero), in quanto i due racconti presentano solamente lievi differenze soprattutto nel nome dei protagonisti nonostante le diverse versioni che sono quella sumera, assira., babilonese e quella di Beroso. Ed è dalla più antica versione in nostro possesso, quella sumera rinvenuta a Nippur che sono tratti i seguenti

frammenti:

«Il Diluvio…. .(grossa lacuna del testo).. …Così fu trattato… Allora Nintu pianse come un ………; La. divina Inanna intonò una lamentazione per il suo popolo. Enki prese consiglio da solo. An, Enlil, Enki e Ninhursag……. ; gli dei del cielo e della terra pronunziarono i nomi di An e di Enlil.Allora Ziusundra, il re, il guda di ………, costrui” un gigantesco ………umilmente, ubbidendo, con rispetto, egli ……; occupato ogni giorno, ininterrottamente egli ……; provocando ogni specie di sogni, egli …………….; invocando il cielo e la terra, egli …………… Gli dei, un muro ……….; Ziusundra, ritto al suo fianco, ascoltò. ‘Stai presso il muro, alla mia sinistra ………; presso il muro, ti dirò_una parola, ascolta la mia parola; porgi l” orecchio alle mie istruzioni; per nostra ………, un diluvio sta per invadere i centri del culto, per distruggere il seme del genere umano… .Questa e’ la nostra decisione, il decreto dell’assemblea degli dei. Per l’ordine venuto da. Ani e da Enlil …….., alla sua regalità, alla sua legge sarà posto termine’……… (qui vi è un’altra grandissima lacuna)’ Tutte le tempeste, di una straordinaria violenza, si scatenarorno simultaneamente. Nel medesimo istante il diluvio invase i centri di culto. Quando, durante sette giorni e sette notti, il diluvio ebbe spazzato la terra, e l’enorme battello fu sballottato dalle tempeste sulle acque, Utu venne fuori, egli che dispensa la luce al cielo e sulla terra. Ziusundra aprì allora una. finestra del suo enorme battello, e Utu, l’eroe, fece penetrare i suoi raggi nel gigantesco battello. Ziusundra, il re, si prostrò allora davanti a Utu; il re gli immolò un bue ed uccise un montone’……………; ancora una lacuna di circa trentanove righe ci separa dall’epilogo in Cui viene descritta la deificazione di Ziusundra, ed una analoga. lacuna ci separa dalla definitiva fine del testo.»[6]

 

Il confronto che ci mostra. il Parrot[7], derivato da una sintesi comparata delle varie versioni cuneiformi con quella della Genesi è stupefacente:

        GENESI                                                                     TRADIZIONI CUNEIFORMI

Jahvè decide di distruggere                                       Gli dei decidono di distruggere              l’umanità per la malvagità                                         l’umanità per le sue colpe.                  dell’uomo.

Jahvè avverte Noè e gli                                              Enki avverte Ziusundra e gli                      ordina di costruire una nave.                                     ordina di costruire una nave.

La nave sarà riempita di                                             La nave sarà riempita di

animali per conservarne la                                         animali e del seme di ogni                           razza su tutta la terra.                                                 vita.

Noè si rende conto dello                                            Ziusundra si rende conto dello               abbassarsi delle acque                                                abbassarsi delle acque facendo                   facendo uscire degli uccelli                                        uscire degli uccelli ( colomba                             (corvo e colomba).                                                      rondine e corvo).

Noè costruisce un altare e                                           Ziusundra offre un sacrificio ,                          offre un  sacrificio a Jahvè.                                           agli dei.

Jahvè sente l’odore che lo                                           Gli dei sentono i l buon odore.

placa.

Jahvè benedice Noè e Sua                                            Enlil benedice Ziusundra e sua

moglie.                                                                          moglie.

Credo sia superfluo alcun commento allo schema! Anche se ci sarebbe da aggiungere, ad onor del vero, che vi sono anche stati studi per trovare tracce geologiche di questo diluvio, e di diluvi nella zona della fertile mezzaluna se ne sono trovati tanti! In verità vi sono stati scavi condotti da eminenti archeologi, fra. i quali menzionerei Andrè Parrot, che hanno scoperto tracce geologiche di gigantesche inondazioni in varie zone mesopotamiche risalenti, i più recenti, agli inizi del II millennio a.C., ma anche in altre date fra cui uno di notevole entità nella prima metà del quarto millennio ovvero nell’ epoca di Obeid, quindi molto vicino alla epoca in cui i sumeri stavano statalizzando la loro presenza nel Sud della fertile mezzaluna. Davvero straordinaria la concordanza coi testi!

Inoltre la trattazione di J.J.A. van Dijk sulla sapienza sumero-accadica, ci mostra come il concetto dei “Me” rientra stilisticamente ad hoc in quei passi in cui ci viene mostrato che la sapienza, la scienza o l’artigianato sono doni di Dio, concetto che rientra nei generi letterari che sono alla base della composizione dei primi capitoli della Genesi, quale ad esempio può essere riportato il seguente passo biblico:

« Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla. Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama. ».[8]

Sono queste analogie insieme a altre di minore entità lasciano presupporre che il racconto della Genesi biblica sia prevalentemente l’unione delle leggende popolari che i Semiti si portarono dietro dalle loro terre di origine che sicuramente furono per un lungo periodo quelle Sumere.

Infatti sappiamo dalle ricerche archeologiche fatte in tutto il Vicino Oriente che le varie popolazioni semitiche erano stanziate in diversi punti della mesopotamia, ma Sumer, nell’estremo Sud fu una delle ultime zone ad essere invasa da queste orde altamente dinamiche, e questo anche perchè il popolo delle ‘teste nere’ era strettamente legato alla sua cultura, che per la sua fase evoluta fornì una sicura base tecnica alla formazione della stessa cultura semitica della fase post-invasoria.

Sebbene ogni volta che parliamo di invasione non dobbiamo immaginarci quelle classiche della nostra cultura occidentale quali quelle dei barbari contro l’impero romano, i semiti erano semplicemente pastori nomadi, uniti a piccoli gruppi che si sedentarizzavano in luoghi accettando il governo indigeno, ma lentamente si mescolavano alla popolazione locale in diversi strati del tessuto sociale, a tal punto che in alcuni luoghi si sostituivano dopo lungo tempo agli stessi funzionari locali sì da divenire la maggioranza della popolazione, amalgamando quindi i loro usi e costumi a quelli 1ocali, e creando quasi una specie di civiltà sintesi della loro con quella indigena.

 

 

 


[1] Samuel Noah Kramer, I sumeri alle radici della storia, Newton Compton, Roma, 1979, pp. 148-149

[2] Giorgio R. Castellino, Letterature cuneiformi e cristiane orientali, IN: Storia. delle letterature d’Oriente – vol. I, Vallardi, Milano 1969

[3] Sacra Bibbia, Gn. II,6

[4] Sacra Bibbia, Gn. III, 16

[5] Samuel Noah Kramer, I sumeri alle radici della storia, op. cit. 

[6] Idem, p. 154

[7] André Parrot, Archeologia della Bibbia, Newton Compton, Roma, 1978, p. 36

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