Incominciamo da oggi la pubblicazione di un vecchio lavoro, una ricerca che partì quando casualmente, leggendo una rivista molto interessante che oggi non viene più pubblicata (Abstracta – Curiosità della cultura, cultura della curiosità) lessi un articolo a firma di Pietro Mander, riguardante unAbstracta particolare culto sumero (ne troverete la citazione nel corso della pubblicazione che farò). Mi immersi in più di 3 anni di studi e ricerche presso le varie biblioteche di Bari (putroppo Internet non era ancora disponibile), e mentre procedevo con l’idea che mi era balenata in mente dalla lettura dell’articolo (che non vi dico qui, chi vuole può leggersi i post che pubblicherò e seguire così come si è poi costituita tale idea), ebbi la felice idea (oggi almeno la penso così) di raccogliere copia della documentazione in cui mi imbattevo, ed acquistare i libri di cui necessitavo e che riuscivo a reperire nelle librerie di Bari.

Il risultato di tutto questo lavoro,  è stato uno scritto che raccoglieva i miei appunti, costruito in maniera progressiva, che si compone di 10 capitoli, con un capitolo introduttivo, un’ appendice cronologica ed infine una serie di tavole cronologiche.

Tengo a sottolineare che questo lavoro NON è di NATURA ACCADEMICA, NON ha alcuna VALENZA SCIEBTIFICA, non avendo io a quell’epoca alcuna formazione e/o competenza specifica nelle materie affrontate, è un lavoro dilettantistico ed in tale ottica va letto.

Partendo dall’Introduzione che qui riporto oggi, cercherò di pubblicare un capitolo alla settimana, sino al completamento.

INTRODUZIONE

Sembra proprio che alla luce delle nuove scoperte sulle antiche civiltà del Vicino Oriente, la nostra attuale conoscenza ci obblighi a rivedere e rivalutare oltre alla storia antica dei popoli orientali, anche quella che ha dato origine alla nostra cultura, che ormai è sempre più legata ai primi popoli orientali ben civilizzati fin dal principio del III millennio a.C., quando i nostri antenati in

Europa erano ancora frastornati dall’appena scampata età preistorica.

Sacro stendardo della nostra civiltà nei riguardi di quelle del Vicino Oriente, sembra proprio essere il testo che per la sua natura religiosa ed in fondo anche storica, è divenuto in tutto il mondo uno dei best seller più letto e venduto oltre che anche il più discusso: La Sacra Bibbia.

Nelle sue narrazioni in stile arcaico ed alle volte tediose, La Sacra Bibbia ci fornisce una gran quantità d’informazioni sui popoli del Vicino Oriente dalla fine del III millennio a.C. sino ai primi secoli dopo cristo.

Le copie più antiche, fino a qualche anno fa, di questo testo, erano manoscritti degli anni dell’alto Medioevo, vale a dire non prima del IV e V secolo d.C., anno in cui fu redatta la versione greca dei Settanta e della Volgata Latina di San Gerolamo; mentre per le versioni ebraiche dette masoteriche dobbiamo ritardare la datazione sino al periodo attorno al X° secolo d.C..

Ma con la scoperta dei Manoscritti di Qumran, le nostre conoscenze hanno fatto un repentino guizzo nel passato di almeno mezzo millennio, pertanto possiamo affermare che le copie più antiche della maggior parte dei libri che compongono le nostre ‘Sacre Scritture’ si attestano oggigiorno attorno al II secolo a.C. data alla quale è stata attribuita l’esistenza della setta dei Qumraniti.

Abbiamo comunque molti studi che riguardano la datazione della possibile redazione finale dei vari libri biblici. Credo sia doveroso fra questi citare quello di J. Wellhausen che riunisce in sé le principali teorie ormai accettate universalmente dalla critica ufficiale biblica.[1]

Sintetizzando il suo testo[2], possiamo affermare che le composizioni dei primi cinque libri de La Sacra Bibbia noti col nome di Pentateuco, dovrebbero risalire al periodo appena successivo all’epoca di Mosè, scritti da un personaggio che per comodità è definito ‘redattore’, poiché il risultato ultimo del suo lavoro, viene fuori dall’unione di quattro diversi documenti anch’essi successivi all’epoca mosaitica. Il primo di questi documenti usati dal redattore, e certamente il più antico, sembra essere quello denominato ‘Javheista’, per la comparsa del nome del dio d’Israele sotto questa forma (Javhè), esso dovrebbe essere stato composto attorno al IX° secolo a.C. nel territorio del Regno di Giuda. Il secondo documento noto come ‘Elohista’, così chiamato per la comparsa del nome del dio d’Israele sotto questa forma (Elohim), che si attesterebbe attorno all’VIII° secolo a.C. nella zona del Regno di Samaria. Il terzo documento denominato ‘Deuteronomista’ ritrovato al tempo di Giosia, ossia attorno al 621 a.C. e composto forse il secolo precedente. Il quarto documento, sicuramente composto durante l’esilio babilonese da Ezechiele e da altri sacerdoti del tempo attorno al V secolo a.C..

Pertanto, come abbiamo detto, la sintesi del redattore è quella che oggi noi conosciamo col nome di Pentateuco, che assieme ad altri libri aggiunti in seguito forma quello splendido affresco del Vicino Oriente attorno al I Millennio a.C., con le peripezie di quel popolo che sino ai giorni nostri non riuscirà a trovare la pace nella terra promessa dal suo dio, il popolo d’Israele.

Mi sembra esatto anche di poter affermare che solo sotto il regno di Salomone si raggiunse una relativa unità politica, dico relativa perché non perdurò l’unità d’Israele a lungo, che subito si frantumò in due diverse concezioni religiose che videro il Nord della ‘terra promessa’ opposto al Sud, nonostante la loro fratellanza dovuta alla matrice religiosa comune: il Dio D’Israele !

Tutta questa situazione di ostilità si generò anche per causa delle riforme stesse che accompagnarono il periodo salomonico, periodo che vide infatti con la costruzione del primo Tempio di Gerusalemme un tentativo di riunire in un solo posto la moltitudine dei luoghi di culto del popolo d’Israele sparsi in tutta la zona della ‘terra promessa‘, e fu forse questo arduo ed incauto tentativo a destare le ire degli Israeliti situati troppo lontano dal luogo ove sorgeva il Sacro Tempio d’Israele, e che quindi non accettarono passivamente di dover offrire al loro dio solo tre volte l’anno, come prevedeva la legge salomonica, ed in un luogo che per alcuni distava anche molti chilometri dal luogo ove risiedevano abitualmente.

Pertanto, seppure l’intento nascosto dietro la costruzione del Sacro Tempio era di dare una dimora per il culto definitivo del dio d’Israele ed un posto per la sua ‘Arca dell’Alleanza’, dimora che lo stesso Salomone giudica troppo piccola per contenere la grandezza del dio d’Israele, il risultato fu un pericoloso scisma fra due zone del paese le cui fazioni creeranno non pochi problemi negli anni successivi.

Nonostante questo marasma iniziale dovuto al tempio, diversi secoli dopo la costruzione del tempio esso diverrà realmente quello che all’inizio si voleva che fosse, in altre parole il luogo d’unione del popolo d’Israele, e ciò è possibile vederlo ancora oggi in cui,  seppur sopravvissuto solo un unico muro dell’ultimo  tempio d’Israele, denominato ‘Muro del Pianto’, gli Ebrei di tutto il mondo continuano ad arrivare ogni anno per pregare innanzi a quel muro, il cui tempio è stato forse una delle cause del primo scisma del popolo d’Israele.

Sappiamo comunque che, nonostante dovesse rappresentare lo stendardo della fede ebraica, il Tempio di Gerusalemme è stato costruito con tecniche e con la visione spirituale del popolo Sumero, attraverso i loro successori Assiro-Babilonesi cui Salomone si rivolse per chiedere tecnici e materiali per un così importante progetto, impossibile per il popolo d’Israele fatto di pastori, agricoltori e commercianti.

Non potendo quindi avvalerci di un’analisi del Tempio d’Israele per iniziare uno studio sulla religione effettiva delle origini del popolo ebraico, analizzeremo le scritture di questo popolo e quelle che possono avere attinenza, scritte in tutto il Vicino Oriente nelle epoche che vanno dal III millennio a.C. sino ai giorni nostri.

Affronteremo così un’analisi dell’Antico Testamento, pane spirituale della religione cristiana le cui origini sono nel popolo ebraico, e dovremo sfrondare il Sacro Testo da tutte quelle coloriture ed influenze che col passare dei secoli, il popolo ebraico ha apportato, non sempre inconsciamente al fine di poter ottenere un testo ben conforme alla propria dottrina politica e spirituale.

Spero anche di riuscire a non incorrere nello stesso errore degli Ebrei prima, e dei Cristiani successivamente, analizzando i testi di riferimento libero da preconcetti e credenze dottrinali ed analizzando e descrivendo gli avvenimenti storici nel modo più vicino possibile alla verità storica !

Al fine di rendere più chiaro quello che segue nei prossimi capitoli, è necessario sapere che la progressione di questa ricerca è stata progettata in modo da individuare con un ordine cronologico e biblico i popoli e le culture coinvolti nell’analisi, quindi i protagonisti e loro contesto storico-geografico con relative fonti.

Infatti il I capitolo introduce il mondo dei Sumeri estendendosi gradualmente verso i popoli Mesopotamici e la loro cultura religiosa. Già con il II capitolo incominciamo ad analizzare i parallelismi fra i testi religiosi a noi comuni (ebraici e cristiani) e quelli dei popoli Mesopotamici individuando eventuali fonti dei testi a noi noti. Con il III e IV capitolo mettiamo a fuoco uno dei personaggi più importanti di questa nostra analisi, ovvero Abramo personaggio cui daremo una più precisa collocazione storico-geografica. Seguendo la cronologia biblica con il V capitolo spostiamo il luogo d’osservazione più ad occidente sino a giungere, con Abramo, in Egitto. Ed è infatti qui che con il VI capitolo individuiamo un passaggio netto nel racconto del ‘redattore‘ il quale sposta il suo interesse principalmente verso l’Egitto. Così ci troviamo col VII capitolo a seguire le gesta di Mosè e del contesto in cui esso opera. Ma sarà l’VIII ed il IX capitolo a mostrarci le connessioni fra i due mondi così diversi fra loro: Mesopotamia ed Egitto. Al X capitolo cerchiamo di trarre le conclusioni.


[1] J. Alberto Soggin, Introduzione all’Antico Testamento – vol. I, Paideia, Brescia 1987

[2] L’ipotesi proposta da J. Wellhausen è nota come ‘Ipotesi Documentale’ già formulata in parte da Baruch Spinoza nella sua opera Tractatus theologico-politicus che vide la sua prima pubblicazione nel 1670.

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