Ho cercato di impormi in questi pochi anni in cui mi sono dedicato alla scrittura su questo blog di evitare di scrivere qualunque cosa possa essere in relazione diretta con avvenimenti politici, economici e sociali della contemporaneità in cui vivo.

Oggi devo infrangere questo obbligo che mi ero posto, in quanto ritengo che la situazione che stiamo vivendo è tale che mi obbliga a prendere una posizione su quello che sta avvenendo in questi giorni. Tale obbligo lo sento imposto dal crescendo di informazioni, a volte pubblicate con coscienza, a volte pubblicate con incosciente calcolo finalistico, che pervadono le televisioni, le radio, i giornali ed il web.

E’ quindi giunto il momento di chiarire a me stesso ed agli altri come la penso al riguardo di quello che accade attorno ad ognuno di noi, in modo che tutti insieme possiamo assumere un atteggiamento sì critico, ma soprattutto costruttivo sulla realtà che ci avvolge, e che come un fiume in piena ci sommerge con i sempre più pressanti impegni quotidiani, fino a farci annaspare in un mare buio e tempestoso avrebbe detto Kant, in cui perdiamo ogni punto fermo, sino a lasciarci sommergere definitivamente.

E’ quindi attraverso un testo che comunque resta ancorato alle finalità di questo blog che voglio rispondere a tale obbligo, e coloro i quali sono edotti in filosofia, mi perdonino se userò Kant come pretesto oltre i confini della ragione, ma è per quella che ritengo una buona causa e pertanto me lo si conceda in maniera benevola.

Incominciamo con questa prima citazione:

 «E umiliante per la ragione umana che essa nel suo uso puro non conchiuda nulla, e per di più abbia bisogno anche di una disciplina per frenare i suoi eccessi e prevenire le illusioni che gliene vengano. (…) La grandissima, e forse unica, utilità d’ogni filosofia della ragion pura è, dunque, soltanto negativa: poiché, essa cioè non serve da organo per restendimento, ma da disciplina per la delimitazione, e in luogo di scoprire la verità, ha il merito silenzioso d’impedire gli errori. (…)Per conseguenza se, dovunque ci sia un retto uso della ragion pura, ci deve essere anche un canone di esso, questo non riguarderà l’uso speculativo, ma l’uso pratico della ragione, che or dunque noi vogliamo indagare.»[1]

 Con queste parole Kant ci avverte che la ragione umana tende continuamente ad oltrepassare le sue stesse capacità cercando di conoscere quello che oltrepassa i suoi confini. Ma Kant sottolinea anche che ha comunque una utilità negativa, ovvero ha il merito silenzioso d’impedire gli errori, e quindi stabilito ciò, Kant ritiene di poter passare a verificare se vi sia un canone dell’uso retto della ragione, ovvero il suo uso pratico.

Stiamo utilizzando il testo kantiano, stravolgendone finalità ed interpretazione, per arrivare a quello che porterà il coraggioso lettore del presente articolo verso l’attualità che i cittadini italiani in primis, ed i cittadini europei più in generale stanno vivendo.

Così mi permetto ancora di forzare il testo kantiano proseguendo con la seguente citazione:

 «Ogni interesse della mia ragione (così lo speculativo, come il pratico) si concentra nelle tre domande seguenti:

1° Che cosa posso sapere?

2° Che cosa devo fare?

3° Che cosa posso sperare?» [2]

 Attualizzando tali domande cerco di riportarle integralmente nel mio presente di cittadino italiano alle prese con quella che dai mass-media viene definita crisi economica che l’Europa sta attraversando. E’ bene però che si tenga ben a mente quanto è affermato qui di seguito a proposito della precedente citazione kantiana:

 «La prima domanda è semplicemente speculativa (cioè conoscitiva), la seconda è semplicemente pratica, la terza è insieme speculativa e pratica. E la connessione tra questi tre interrogativi è data dalla formula sintetica che Kant vi aggiunge in un corso di antropologia: Che cos’ l’uomo? L’uomo è «l’unica creatura» la cui destinazione non coincide con la sua sola vita naturale, ma con la realizzazione di «quel mondo migliore che egli ha nell’idea», vale a dire il mondo morale[3] 

 Ancora una volta le mie parole forzeranno il testo, ma è importante sottolineare che l’uomo non è solo il proletario o il capitalista,nelle famose definizioni di classi sociali di Marx, concetti che la storia degli ultimi cento anni ha dimostrato di gradire a tal punto che perfino il liberismo, che concettualmente dovrebbe opporsi alla logica marxista, resta vincolato nel dualismo antropologico del proletario/capitalista definendo così l’uomo solo in termini economici. Ecco perché ritengo importante sottolineare quelle parole di Kant che sottolineano che l’uomo non è una creatura che attraversa la storia secondo un andamento unicamente orizzontale (materiale), ma ha la capacità di porsi delle domande che riguardano la sua stessa esistenza e finalità, potendo così mettersi nelle condizioni di attraversare la storia con una spinta verticale (morale, mi limito solo a tale termine perché non voglio urtare la sensibilità di chi non accetta il termine spirituale) che lo porta ad essere quella creatura diversa nel mondo animale, ovvero capace di scegliere fra il bene ed il male (ovviamente sempre per il discorso della sensibilità di qualcuno, queste due parole sono intese esclusivamente legate all’agire umano, quindi esclusivamente nel senso pratico direbbe Kant del termine).

A che pro tutta questa serie di citazioni e premesse ?

E’ presto detto, con questo scritto intendo pormi le stesse domande che Kant si è posto, ma estrapolate dal loro contesto.

Ovvero nella situazione attuale che sto vivendo qui in Italia, ora nel mese di Novembre 2012, per poter fare le scelte che tutti i giorni mi pongono ai bivi della strada della mia vita, con la mole d’informazioni che mi sommerge istante per istante attraverso i mass-media, attraverso il web ed attraverso le persone che incontro ogni giorno, che cosa posso sapere? Che cosa posso fare? Che cosa posso sperare?

Incominciamo dalla prima domanda ovvero che cosa posso sapere? Come dicevo prima, la massa d’informazione mi sommerge, ma essendo contraddittoria, mi pone al primo tipo di bivi da cui dipende poi il resto delle domande. Quali sono le informazioni a cui posso attribuire valore di verità, almeno temporaneamente? E ritorniamo come argomento alla situazione di crisi economica in cui versa l’Italia ed in parte l’Intera Europa. Quindi mi chiedo chi ha ragione nell’attribuzione delle cause scatenanti questo fenomeno di crisi? Coloro i quali ritengono che è tutto legato all’eccesso in cui gli stati nazionali hanno abusato per diversi motivi e fini del credito nazionale(ovviamente il riferimento è ai PIIGS[4]), accrescendo enormemente il proprio debito pubblico. Oppure sono nel giusto coloro i quali ritengono che vi è stato un errore, indotto o meno, nella valutazione della creazione di un sovrastato continentale (l’Europa), attraverso la sola formula economica che fu quella del MEC (Mercato Europeo Comune), che prevedeva principalmente una libertà funzionale all’economia ovvero: libera circolazione delle persone, libera circolazione dei servizi, libera circolazione delle merci, libera circolazione dei capitali.

Ed è a questo primo bivio, che mi vengono in aiuto le parole di Kant che mi mettono sull’avviso che manca completamente il fattore morale che contraddistingue l’uomo, e che la logica che ha costruito l’attuale Unione Europea è sempre e solo quella, permettetemi il termine, del materialismo economico, cioè una logica orizzontale, che per quanto la si voglia rendere moderna, altri non è che il vecchio dualismo marxista di cui il liberismo ha fatto la sua arma vincente, spostando l’asse verso il capitalista, anziché come avrebbero voluti i seguaci di Marx, verso il proletario.

Quindi l’informazione che ne ricavo, attraverso il filtro kantiano, è che devo uscire da ambedue le facce della stessa logica dualistica, proprio perché mi parlano col linguaggio orizzontale che non mi porta verso la verità, che ha il fondamento nella morale, ovvero nella facoltà caratteristica dell’uomo. Quindi quel mondo migliore a cui aspiro è un mondo che pone l’uomo al centro dell’interesse dell’unione fra nazioni, non la sua capacità produttiva/economica !

Ed ecco che giungiamo alla seconda domanda: che cosa posso fare? A questo punto il mio primo dovere è innanzitutto quello di informare tutti gli altri della verità a cui ritengo esser giunto con la risposta alla prima domanda, ed appunto lo sto facendo anche in questo scritto. Ma non finisce qui e come abbiamo detto più su nelle citazioni kantiane, è nell’uso pratico della ragione che devo conformare l’acquisizione teoretica ottenuta dalla prima domanda. Come ? E’ lo stesso Kant a dircelo:

 « Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre anche come fine e non unicamente come mezzo»[5] 

 Quindi incominciamo, ognuno di noi, a ricordarci sempre e comunque che, ogni istante della nostra vita, incontriamo, parliamo, discutiamo, commerciamo, litighiamo ecc. con Persone che devono essere anche il fine delle nostre aspirazioni, così da rendere le nostre aspirazioni legate non ad una aggettivo possessivo (nostre) che renda gli altri oggetti/mezzi  per la realizzazione del solo io, ma che comprenda gli altri, in modo che quell’io possa divenire Noi

Solo attraverso il contagio di questo atteggiamento aperto al nostro prossimo possiamo sperare di risolvere quella che fenomenicamente appare come una crisi economica, ma che è in realtà una crisi di rapporti che è dilagata nel secolo scorso proprio a causa di quella visione miope dell’uomo che il marxismo ed il liberismo hanno portato avanti sino all’esasperazione delle loro stesse ideologie (oggi più che mai alla constatazione dell’implosione dell’ ideologia marxista, fa seguito l’evidente constatazione del fallimento dell’ideologia liberista).

Quindi il nostro impegno deve essere improntato allapertura verso l’altro,per fa si che insieme si possa costruire una Europa che sia unita dall’idea di ciò che l’uomo è, e non di ciò che l’uomo ha!

E veniamo alla terza domanda: che cosa posso sperare? Qui la situazione è più delicata, proprio perché nella risposta a questa domanda rientra tutta la nostra personale Weltanshauung, la visione del mondo a cui il nostro passato, la nostra cultura, e quello in cui crediamo ci hanno portato ad essere, sottolineo essere e quindi non per quello che abbiamo. Ognuno di noi ha percorso la sua strada, ha formato la sua conoscenza, ha sviluppato le sue relazioni, e nel tempo si è costruito come Persona, che pensa, agisce. Ecco allora che, così impostata la questione, ci rende facile legare alle tre domande di Kant il concetto di Persona e della sua costituzione nel tempo. E’ del tutto evidente che attraverso la conoscenza dei fatti (Che cosa posso sapere), ovvero l’attività speculativa, costruendo il più possibili relazioni aperte con gli altri (Che cosa devo fare), ovvero nella pratica quotidiana, arrivo a sperare che qualunque unione oltrepassi le dimensioni del gruppo familiare si costituisca sulla base del rapporto morale a cui come abbiamo detto in precedenza Kant attribuisce la costruzione di un mondo migliore (Che cosa posso sperare).

 Eccoci quindi giunti alla conclusione che in sintesi, attualizzata alla crisi economica della quale ormai i mass-media sono l’amplificatore quotidiano e che ripetono come un mantra, non posso accettare né l’analisi che ne viene fatta, né le soluzioni che vengono proposte. Pertanto rigetto l’attuale idea di Unione Europea in quanto anche se è stato rimosso il termine intermedio ‘Economica’ resta una operazione che è fuori dal concetto di Unione al quale posso dare la mia adesione, in quanto:

  • non voglio essere un cittadino europeo per quello che ho in termini economici, ovvero voglio essere considerato una Persona e non un proletario o un capitalista
  • non voglio rendermi complice dell’oppressione che chi ha di più esercita su chi ha di meno
  • voglio vivere in una Europa che sia costituita di Persone il cui scopo principale è quello di aumentare le relazioni fra uomini, non in termini economici, ma che sia un primo gradino verso quel mondo migliore che ho nella idea di vita naturale a cui mi ritengo destinato insieme a tutti gli esseri umani che condividono con me il pianeta Terra.

 Non aggiungo altro, mi sono già dilungato troppo, e sottolineo che su questo mio ‘sfogo’ non ho intenzione di aprire discussioni né rispondere a provocazioni, è appunto uno sfogo, e tale deve restare. 


[1] Immanuel Kant, Critica della Ragion Pura, Laterza, Bari 2000 – Cap. II, Sez. I, pp. 490-491

[2] idem, Cap. II, Sez. II, pp.495

[3] Costantino Esposito, Pasquale Porro, Filosofia moderna,  Editori Laterza, Bari 2009 – p. 447

[4] Acronimo che attraverso un’evidente onomatopea dispregiativa di lingua inglese indica i seguenti stati: (P)ortogallo, (I)rlanda, (I)talia, (G)recia e (S)pagna

[5] Immanuel Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, Rusconi, Milano, 1994, pp. 144-145

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