Il prossimo 30 Giugno ricorrerà il cinquantenario della pubblicazione del Monitum emesso dall’allora Sacra Congregazione del Sant’Offizio (oggi Congregazione per la Dottrina della Fede) nei confronti delle opere di Pierre Teilhard de Chardin S.J., che sembra essere stato un atto meno grave di quello che la congregazione avrebbe voluto nei suoi confronti, grazie all’intervento dell’allora Papa Giovanni XXIII, il quale intervenne in favore di Teilhard e, come dice il de Lubac nel suo Quaderni del Concilio (Jaca Book, 2009), richiese la presenza dello stesso de Lubac come esperto del Concilio Vaticano II, per «dimostrare la sua contrarietà per il Monitum del Sant’Uffizio su Teilhard e per l’articolo de L’Osservatore Romano che commentava il Monitum».

L’atto, firmato dal notaio Sebastiano Masala, veniva giustificato dai gravi errori e da tali ambiguità che offendono la dottrina cattolica.

In questi cinquanta anni, in verità, nella stessa Chiesa Cattolica, molte voci autorevoli, hanno parlato di Teilhard in modo benevolo e positivo, a partire da Papa Paolo VI (succeduto nel 1963 a Giovanni XXIII) che pur confermando l’inesattezza di tante cose, affermate da Teilhard, ne esaltava la capacità di aver saputo trovare lo spirito, scrutando la materia, e che aveva dato una spiegazione dell’universo in cui era rivelata la presenza di Dio (Insegnamenti di Paolo VI  – vol IV, 1979).

Lo stesso padre generale della Compagnia di Gesù, Pedro Arrupe, non negò la bontà del suo pensiero in una conferenza stampa del 1965 ( http://blog.libero.it/bionoogenesi/5229637.html ).

Più sorprendente è stato Benedetto XVI che, quando era professore di teologia nel 1968, si espresse positivamente nei confronti di Teilhard in un suo libro (Introduzione al cristianesimo, Queriniana 1969), per poi cambiare atteggiamento (anche se lo fa solo a riguardo di una specifica posizione: il Peccato Originale) nel 1985, quando era divenuto cardinale e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in occasione di un intervista concessa a Vittorio Messori (Rapporto sulla fede. Intervista a Vittorio Messori, Ed. Paoline 1985). Infine divenuto pontefice, come Benedetto XVI, nel 2009 durante l’omelia nella Cattedrale di Aosta, ritorna con una breve citazione, questa volta in chiave positiva, su Teilhard (http://www.biosferanoosfera.it/uploads/files/650105755eddad92b70b7ed611a5f33700ec1b4a.pdf).

Ed è piuttosto nota la lettera del 1981 che il Card. Casaroli, allora Segretario di Stato Vaticano, inviò a monsignor Paul Poupard, Rettore dell’ Institut Catholique di Parigi, in occasione del centenario della nascita di Teilhard, in cui elogia il suo tentativo di conciliare fede e ragione.

Possiamo quindi affermare che sia possibile una riconsiderazione del rapporto tra il pensiero che Teilhard espresse nei suoi scritti, e la dottrina cattolica, così come oggi viene proposta. Ma per poterlo fare con serenità, credo vi debba essere, come presupposto, che la Congregazione per la Dottrina della Fede provveda a revocare il Monitum che ancora oggi è vigente.

Pertanto, visto che l’attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale William Joseph Levada, ha apprezzato la figura di Teilhard, ritenendo che «Teilhard de Chardin ha tentato una apologetica con il mondo della scienza con grande immaginazione, sebbene non abbia avuto un completo successo. Di certo, il nuovo millennio offrirà nuove opportunità per espandere questa dimensione chiave del dialogo fra fede e ragione.» (The importance of new apologetics in DOCTOR COMMUNIS, Rivista della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino, Atti dell’VIII Sessione Plenaria • 20-22 giugno 2008 ), non dovrebbe avere remore nel procedere ad una revocatio del Monitum  che dia l’opportunità che ci sia un vero dialogo fra fede e ragione, senza Monitum preventivi !

Inoltre, come prima volta nella storia della Congregazione per la Dottrina della Fede è segretario un arcivescovo gesuita, Luis Francisco Ladaria Ferrer S.J., eletto a tale carica nel 2008.

Quale migliore occasione, per rendere giustizia ad un uomo come Teilhard de Chardin, che è rimasto fedele alla Chiesa Cattolica sino al giorno della sua morte, accettando tutto quello che i suoi superiori gli richiedevano ! Che ha vissuto in un esilio prolungato, separato dalla sua natia Francia, per trenta anni, è morto mentre era a New York, sempre col divieto di ritornare in patria, e lì giace dal 1955, sepolto nel cimitero di quella struttura, che una volta era del seminario gesuitico, oggi  è il Culinary Institute of America (una scuola di arte culinaria !).

Spero pertanto che quest’anno si possa commemorare con il cinquantenario del Monitum, anche la revoca dello stesso, magari accompagnata da un articolo su L’Osservatore Romano nella medesima data 30 Giugno che faccia ammenda delle parole scritte dal redattore anonimo che nel 1962 si occupò di redigere l’articolo con quella frase così ad effetto «Sono parole del 1934, ma quanto sarebbe stato meglio che non fossero mai state scritte!», che in realtà erano frutto di una scarsa conoscenza, da parte del redattore anonimo,  del metodo apologetico che ispirava Teilhard nello scritto in questione (Comment je crois), come ben sottolineò Henri de Lubac due anni dopo, nel suo La priore du père Teilhard de Chardin (Paris 1964).

Questo mio post nasce dalla speranza che il motto Ad maiorem Dei gloriam a cui la Compagnia di Gesù si ispira, e con lei l’intera Chiesa Cattolica, non siano vuote parole …

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