E’ un pomeriggio piovoso oggi a Bari, in alcuni momenti la pioggia è venuta giù con improvvisa ed estrema abbondanza. Questo lunedì, inizio dell’ultima settimana di settembre, sembra voler risollevare le anime accaldate di questo caldo mese, facendo scendere repentinamente la temperatura ed annaffiando i cittadini indaffarati per le strade di Bari.

Alle 20,15 Padre Sorge è già nella navata laterale della Cattedrale di San Sabino, intento a scambiare convenevoli con alcuni degli intervenuti. Il previsto inizio alle 20,30 viene ritardato di una diecina di minuti per attendere le persone a cui l’improvviso acquazzone ha creato problemi per giungere in orario.

Dopo una breve presentazione biografica del relatore, fatta da un prelato della diocesi di Bari, padre Sorge comincia la sua chiacchierata, come la definisce dopo poco.

Padre Sorge incomincia con un breve excursus su quelli che ritiene essere i mali odierni presenti nelle città. Sottolinea la mancanza anche delle più semplici regole di convivenza civile, prendendo ad esempio la totale asetticità dei rapporti fra condomini, che spesso in uno stesso stabile non si conoscono fra loro, né intrattengono alcun tipo di relazione che li porti a riconoscersi fra loro (mi sembra di vedere la sindrome di Asperger !).

Per meglio esprimere il concetto che vuole comunicare nella serata, padre Sorge si serve di tre simboli che serviranno da struttura portante dell’intero discorso ovvero ‘la piazza’, ‘il palazzo di città’ ed infine ‘la cattedrale’ .

Luoghi simbolo, per la cui esplicazione, il relatore li re-immerge nella realtà odierna, mostrando come i mali dell’individuo di cui aveva poc’anzi parlato si riflettono sui luoghi simbolo. Quindi ‘la piazza’, non più centro di aggregazione e di discussione dei cittadini, causa l’espandersi delle aree urbane, ed il costituirsi delle periferie come veri e propri dormitori, diviene luogo oscuro e pericoloso, da evitare a causa di spacciatori e malviventi (mi riporta alla mante la paura del bosco dei tempi medievali).

Seguendo il modulo dei luoghi simbolo padre Sorge fa quindi riferimento al male che colpisce il ‘palazzo di città’ e qui il discorso viene esteso un po’ anche ai luoghi del potere in generale,  di respiro più ampio (provincia, regione, stato). Questo simbolo, dove la politica della città dovrebbe esser svolta per il miglioramento delle condizioni dei suoi cittadini, ed a riguardo della politica  si sofferma sul significato tutto positivo che la parola stessa esprime, purtroppo proprio questo posto diviene sede di affaristi senza scrupoli, sino a giungere come nel caso di Palermo, di cui ricorda in prima persona la stagione trascorsa insieme a padre Pintacuda, ad essere preda di mire mafiose, lasciando che del palazzo si impossessino personaggi associati a forme di malavita organizzata. In questo frangente ricorda durante il suo periodo palermitano l’assassinio del gen. Dalla Chiesa.

Infine si sofferma sulla ‘cattedrale’ in cui un’auto-referenzialità ecclesiastica diviene il male che chiude le porte della sacra struttura, slegandola dal suo contesto sociale e cittadino.

A tale situazione, rappresentata da questo triangolo di luoghi simbolo, padre Sorge cerca di dare una soluzione che porti a riaffermare la centralità di tali luoghi nella vita cittadina (peccato che purtroppo non era presente né il sindaco Michele Emiliano né altri politici del ‘palazzo di città’, visto l’argomento, unico presente il presidente della Provincia di Bari Francesco Schittulli !).

Partendo dalla ‘piazza’ quindi l’impegno è quello di riscendere nelle strade, di rivivere i rapporti sociali anche attraverso la presenza fisica, e fa un esplicito riferimento a non lasciare nel virtuale, attraverso il web, la nostra attività cittadina, che così riappropriandosi della propria identità, non ha paura dell’altro, di colui che, venendo da fuori, temiamo per la sua ‘diversità’. Il timore e la paura degli altri, ci ricorda padre Sorge, viene propria dalla mancanza di identità che pervade la città ed i suoi cittadini, rendendoli deboli, esposti e quindi impauriti perfino del proprio vicino.

Ed ancora un invito a partecipare alla vita politica della città, rimpossessandosi del ‘palazzo di città’ perché diventi il luogo della ‘buona’ politica, il luogo dell’incontro fra amministratori e cittadini, in una presenza dinamica e costante, che estrometta qualunque tentativo di malaffare. Lo esige, per il cittadino credente,  il suo essere cristiano, incarnato nella realtà che lo circonda, come incarnato è stato il suo Dio, in un tempo ed in un luogo preciso, fra gli uomini.

E proprio sulla scia di quest’ultimo luogo si inserisce il terzo simbolo, ‘la cattedrale’ che non deve essere solo un simbolo della cristianità, ma un luogo di incontro, aperto a chiunque, al credente come al laico, e che invita ognuno di noi, a fondare non solo sulla carità la sua azione, ma anche sulla cultura, perché di entrambe c’è bisogno per poter cambiare lo stato delle cose, ed entrambe possono trovare ospitalità in una ‘cattedrale’ le cui porte sono sempre aperte a chiunque voglia partecipare.

Infine un’avvertenza a cui padre Sorge sembra tenere particolarmente, importante è che tutto quello che è stato detto, non venga preso come monito per gli altri, ma che ognuno parta da un’analisi che guardi principalmente la propria coscienza, quanto noi facciamo e frequentiamo questi luoghi simbolo, come dire col vangelo ” Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?  “ (Mt. 7, 1-3)

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