“… Per quanto sia possibile vedere in sintesi le tendenze psicologiche del tempo nostro, si ha l’impressione che stiamo attraversando (nonostante o a causa di uno slancio prodigioso verso l’unificazione umana) una fase critica d’individualismo. Mai probabilmente, in alcun momento della storia, il senso acuto dei diritti di ogni elemento è stato così diffuso in tutti i ceti sociali.  Diritti dell’Uomo, diritti del cittadino, diritti del lavoratore, diritti dei popoli ad agire e a pensare, a svilupparsi liberamente, si sono esaltati nelle coscienze individuali e collettive. Nulla ci è diventato odioso come l’idea stessa di un’intrusione ingiustificata del mondo esterno nel nostro potere (autonomo) di giudicare e di agire. Sarebbe vano rimpiangere e condannare questo risveglio che rappresenta certamente un progresso nella costituzione delle unità pensanti in seno all’Universo. Ma, in una qualsivoglia progressione, ogni passo a destra, o a sinistra ha bisogno di essere corretto dal passo successivo. Nell’Umanità odierna, l’eccesso d’individualismo minaccia d’introdurre lo sgretolamento, la dispersione e pertanto il ritorno alla moltitudine, alla Materia.

Ognuno tende a non  occuparsi più del bene comune. I raggruppamenti più naturali si sciolgono. Le certezze lentamente concentrate da tentativi e da meditazioni secolari svaniscono. Una certa indipendenza ribelle diventa l’ideale dell’atteggiamento morale. Intellettualmente, questa dispersione degli sforzi e dei pensieri si traduce con l’agnosticismo. “ … “Di che cosa hanno bisogno gli uomini del nostro secolo per compensare e integrare in un ulteriore progresso il male al quale li condurrebbe una percezione insufficientemente equilibrata dei valori individuali ? Hanno bisogno a tutti i costi  di ritrovare, a un livello che sia quello del loro pensiero attuale, il senso e la passione dominante del Tutto. Quando ogni uomo, in virtù di una concezione del Mondo che richiede solo un minimo di conoscenza metafisica e che s’impone del resto mediante un numero massiccio di suggerimenti venuti dal mondo sperimentale, si accorgerà che il suo vero essere non è limitato agli angusti contorni del suo corpo e della sua esistenza storica, ma fa parte, in qualche modo, corpo e anima, del processo che coinvolge l’Universo, allora, egli capirà che, per mantener fede a sé stesso, egli deve votarsi al lavoro che la Vita gli chiede, come a un compito personale e sacro. (Teilhard de Chardin – ‘Le basi e il fondo dell’idea di evoluzione’ – 1926)

Faccio seguito al precedente post in cui era Giuseppe Mazzini a sottolineare che un mondo basato esclusivamente sulla teoria dei diritti è un mondo egoista, dice infatti Mazzini “Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione senza cercare di provvedere all’altrui”, e come si evince dal testo di Teilhard sopra citato vi troviamo lo stesso concetto quando vien detto “Ognuno tende a non  occuparsi più del bene comune”. E quando Mazzini afferma “Tutti gli atti della Rivoluzione Francese e dell’altre che la seguirono e la imitarono, furono conseguenza d’una Dichiarazione dei Diritti dell’uomo. Tutti i lavori dei Filosofi, che la prepararono, furono fondati sopra una teoria di libertà, sull’insegnamento dei propri diritti ad ogni individuo” ancora una volta Teilhard si esprime in maniera simile dicendo “Diritti dell’Uomo, diritti del cittadino, diritti del lavoratore, diritti dei popoli ad agire e a pensare, a svilupparsi liberamente, si sono esaltati nelle coscienze individuali e collettive”.

Ma ancora più tristi solo le conseguenze che entrambi vedono, Mazzini infatti dice “La libertà di credenza ruppe ogni comunione di fede. La libertà di educazione generò l’anarchia morale. Gli uomini, senza vincolo comune, senza unità di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome e nemici di fatto” e gli fa eco Teilhard dicendo “Le certezze lentamente concentrate da tentativi e da meditazioni secolari svaniscono. Una certa indipendenza ribelle diventa l’ideale dell’atteggiamento morale. Intellettualmente, questa dispersione degli sforzi e dei pensieri si traduce con l’agnosticismo “ .

E’ sbalorditivo come due persone, con una personalità ed un profilo culturale così diverso, in tempi così lontani (i due scritti sono infatti separati da ben 66 anni), ed in scritti il cui ambito è così differente, possano aver avuto una così grande identità di vedute. E’ facile pensare, che Teilhard abbia letto Mazzini, ma per quanto ne sappia, pur avendo scavato a fondo nella vita di Teilhard de Chardin, non mi risulta che abbia mai letto o posseduto testi di o su Mazzini, né che abbia mai citato Mazzini nei suoi scritti, cosa questa di cui non ho certezza assoluta, ma che ho sufficienti motivazioni per crederlo.

Veniamo quindi al problema che qui i due pensatori affrontano, ovvero l’esaltazione dei diritti individuali porta l’uomo all’egoismo ad una forma che Teilhard chiama “ribelle” con conseguenze sul piano morale, e che Mazzini ci dice non essere portatrice di “armonia di tutti gli elementi che compongono la Nazione”.

Quali le soluzioni ? Qui i due pensatori esprimono chiaramente il loro profilo culturale diverso, e le diverse competenza, arrivando a due diverse soluzioni, ma solo in apparenza !

Infatti Mazzini ritiene che “Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore a siffatta teoria che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall’idea d’un solo o dalla forza di tutti. E questo principio é il DOVERE.

Per Teilhard gli uomini “Hanno bisogno a tutti i costi  di ritrovare, a un livello che sia quello del loro pensiero attuale, il senso e la passione dominante del Tutto”, dove l’autore intende che vi è la necessità di comprendere che l’uomo fa parte di un processo evolutivo che la Vita porta avanti da millenni e che ne è diventato una parte fondamentale. Ma che, e qui Teilhard introduce un elemento drammatico della questione, proprio la libertà derivante dall’aver avuto la capacità intellettiva che il Pensiero ha posto e con il quale “la Vita ha dato alla luce un potere capace di criticarla e di giudicarla “ (dicevamo nel post precedente dal titolo ‘Il gioco vale forse la candela’) porta al momento del comprendere “che, per mantener fede a sé stesso, egli deve votarsi al lavoro che la Vita gli chiede, come a un compito personale e sacro” frase con cui ci ritroviamo alla concordanza del principio mazziniano s esposto. Quindi Mazzini e Teilhard si ritrovano ancora una volta accomunati dalla soluzione !

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