Mi ritrovo ancora una volta a parlare di John Henry Newman, anche se questa volta rivolto ad un opera espressa non in linguaggio filosofico ma poetico. Mi riferisco a “Il sogno di Geronzio”, che ritengo un’opera seppur breve, estremamente affascinante e pregna di una altissima visione teologica. In questo piccolo libricino, l’autore sviluppa un’escatologia, a mio parere, mai raggiunta in un’opera umana, quanto a visione mistica e senso del sacro.

Sono rimasto letteralmente abbagliato dalla visione nella sua splendente diafania di un sogno che va oltre la vita e che affronta fra i novissimi questo superamento del significato del purgatorio, non più inteso come semplice luogo di espiazione, ma come distacco dell’anima dalle residue sensazioni che il corpo ha lasciato su di essa, qui sta il significato del purgatorio come tempo di liberazione dal senso della corporeità ed a questo significato si lega bene quello che rende il purgatorio, non un luogo, ma un tempo, un tempo dell’anima non inteso quindi come il tempo conosciuto dagli esseri viventi. Ed ancora nella splendida rappresentazione dei demoni, angeli che, creati anch’essi liberi come gli uomini, hanno scelto di allontanarsi da Dio, ed il loro mormorio è stonato, come ben espresso dal loro parlare senza schema, frutto della rabbiosa sensazione d’impotenza che provano nel essere stati ribelli e nella frustrazione del loro stato, in cui un cieco orgoglio li ha condotti.

Non vorrei aggiungere altro per non far perdere il gusto di leggere questo testo, a chi vorrà farlo. Unica considerazione finale è legata alla splendida opera musicale per voce e orchestra che Edward Elgar compose nel 1900 su questo testo di Newman e che ben ne rappresenta lo spirito.

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