Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare. Mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi leggo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili. Vi scorgo immagini di incubo nate dai miei sogni e dalle mie fantasie

Perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde tra mille e mille promesse e preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? Che cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me sia pure in modo vergognoso e umiliante anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché nonostante tutto egli continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?

Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza. Voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il suo volto nascosto e voglio che mi parli […] Lo chiamo e lo invoco, e se Egli non risponde io penso che non esiste.

Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine. Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno come cadendo nel nulla senza speranza.”

Ho voluto inserire il video con il corretto dialogo di Antonius Block (Max Vin Sydow) in cui nelle prime frasi ricorre un paradosso che è PURTROPPO ancora attualissimo quello in cui la metafora di un cuore vuoto che si guarda allo specchio riflette “indifferenza verso il prossimo” presi come si è da un alienante vita esteriore che oggi come allora percorre l’animo della maggior parte di noi presi dalla materialità della vita quotidiana dimenticando ogni giorno di più chi siamo e lasciando spazio solo a quello che vogliamo apparire e forse non siamo nenache noi a volerlo, ma siamo trascinati in questa corrente qualunquistica che ci fa vivere una vita non nostra fatta di gesti non meditati e di parole poco soppesate, in un vortice in cui l’IO prevale dimentico della sua esistenza sociale che è in una parola che ormai non comprendiamo più “NOI”.

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