“Poi Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese: Gàlaad fino a Dan, tutto Nèftali, il paese di Efraim e di Manàsse, tutto il paese di Giuda fino al Mar Mediterraneo e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Zoar.
Il Signore gli disse: “Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!”.”
(Deuteronomio  34, 1-4)

 Mi permetto di accostare la situazione, non il personaggio, in cui si viene a concludere la vita di Mosè, come raccontato dalle Sacre Scritture, alla situazione conclusiva della vita di Teilhard de Chardin.

 Mosè è colui che guida il “popolo di Dio” verso la terra promessa, sottraendolo alla schiavitù della terra d’Egitto, una schiavitù in una terra in cui si venerano più divinità, in contrasto con l’unico Dio d’Israele. Ma è anche l’uomo che pur portando avanti il disegno divino, si fermerà al confine della “terra promessa”, morendo prima che il popolo vi entrasse.

Secondo le stesse Sacre Scritture, il motivo di questa sua condanna a vedere, senza metter piede nella “terra promessa” è dovuto  al fatto di aver dubitato della protezione di Dio, temendo la lapidazione da parte degli israeliti inferociti per la carenza di acqua (vedi Esodo 17, 4) .

 Veniamo ora a Teilhard de Chardin, anche la sua situazione è accostabile, con i dovuti distinguo, morto in una terrà che non è la stessa che gli ha dato i natali, nacque infatti a Orcines, nella regione francese dell’ Alvernia, morì a New York negli Stati Uniti. Ma, e questo è ancora più interessante, morì senza vedere riconosciute le sue idee attraverso le principali opere a cui teneva molto, “Le Milieu Divin” e “Le Phénomène Humain” ovvero senza raggiungere l’obbiettivo che si era prefisso, la sua terra promessa, e che sentiva come dovere di sacerdote e uomo, di mostrare al mondo la sua visione Cristocentrica, riunificatrice del Cosmo, attraverso la sua Legge di Complessità di Coscienza di stampo evoluzionistico in-alto/in-avanti !

Anche in questo caso, altra situazione accostabile, la causa della sua morte prima di veder riconosciute le sue idee è possibile attribuirla, sempre in modo arbitrario come tutto questo mio pensiero, alla sua “crisi del 1929” o quella del 1934 espressa nel saggio “Comment je crois”, che indignarono la stampa cattolica, ed in cui afferma che nell’evenienza della perdita della “…mia fede in Cristo, la fede in un Dio personale, la stessa fede nello Spirito, io continuerei, mi sembra, a credere nel Mondo…”.

 Seppur morto prima di vedere riconosciute le sue idee, non si può dire che la sua opera non stia continuando a diffondersi, ormai la stampa si sta occupando delle sue opere sin da poco dopo la sua morte, anche se con alterne diffusioni, ed oggi la casa editrice Queriniana, sicuramente di stampo cattolico, sta ripubblicando diverse opere di Teilhard de Chardin. Inoltre il movimento culturale attorno al suo pensiero sembra fiorire notevolmente attraverso associazioni, tesi di laurea, conferenze pubbliche ecc. ecc.

 Sembra proprio che il fuoco che covava sotto le ceneri della sua scomparsa stia riprendendo vigore e chissà se col tempo non arderà il fuoco della “noosfera” su tutta la nostra terra sino all’integrazione totale unificante verso quello che lui chiamava il “punto Omega”.

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