E’ oltremodo intrigante vedere la realtà attraverso prospettive diverse da quelle alle quali siamo abituati, ed una di queste, che ormai da qualche anno mi affascina è quella proposta dal padre gesuita Teilhard de Chardin. Paleoantropologo impegnato sul campo, per molti anni in Cina, svolse un ruolo fondamentale nella conciliazione, ancora non accettata definitivamente, della teoria evoluzionistica con le verità della fede cristiana.

Certo la teoria darwiniana era nata da meno di un secolo, Teilhard de Chardin nacque infatti l’anno prima della morte di Darwin, incominciò a scrivere i suoi primi testi poco più di cinquant’anni dopo la pubblicazione di Darwin sull’ Origine delle specie, ma il suo pensiero ne era già pregno.

Dicevo della prospettiva Teilhardiana “intrigante” e per me “affascinante” proprio perché è sorprendente come questo autore sia riuscito a dare alla teleologia cristiana una struttura decisamente evoluzionistica, perfettamente conciliata con la scienza moderna.

Sicuramente la sua visione della realtà è legata alla sua fede, infatti il suo pensiero e direi quasi il suo accostarsi all’ evoluzionismo è senza ombra di dubbio CRISTOCENTRICO, ma la sua prosa ed il suo stile è sicuramente filosofico se non addirittura scientifico. Ed è anche notevole il suo pensiero che tiene conto dei possibili sviluppi negativi che la mancata accettazione di tesi scientifiche possa portare alla Chiesa, anche se il risultato per negativo che possa essere porta Teilhard  a ritenere che l’antitesi creata fra il pensiero scientifico e la fede non porti necessariamente all’ateismo, ma ad un positivismo in cui alla fede in Dio si sostituisca una “fede nel Mondo” così da ritenere comunque sempre l’uomo necessitato di avere una “fiducia di fondo” (come la definisce Hans Kung) in qualcosa o in qualcuno che lo proietti verso quello che Teilhard chiama con il termine più laico possibile l’ “in-là” il futuro al quale tendere per dare una giustificazione alle proprie necessità d’azione.

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