Enzo Biagi: «Il più povero di tutti chi è?»

Guy Polhemus: «I più poveri sono quelli che attribuiscono valore alle cose sbagliate, che ritengono importanti cose prive di valore, quelli sono i veri poveri»

(Enzo Biagi, Signore resta con noi, Rai 2001)

In questo breve dialogo del 2011, in cui Enzo Biagi racconta la povertà nascosta fra le strade di New York con i suoi homeless (senzatetto), si racchiude una delle più grandi verità che penetra nel cuore della domanda come una lama che taglia di netto ciò che è da ciò che non è: chi è il più povero di tutti?
Tutte le definizioni date della più povera delle povertà soccombono alla tagliente precisione della definizione proposta da Guy Polhemus, le povertà di cui si parla spesso sono solo povertà temporanee.
La povertà di cui tanto si parla ed a cui ci si è sempre riferiti, non ha un valore assoluto, non è uno stato dell’essere sociale assoluto, ma lo diviene se conseguente ad un (altro…)


Come se strenge u core
acchiamendanne u mare
a l’ore c’au marnare
ascenne a pezzecà;

acquanne drete a Specchie
u vrespe, chiane chiane,
se stenne e va lendane
la lusce a termendà;

(altro…)


Quello che segue è un testo pensato e scritto da Pierre Teilhard de Chardin tra metà agosto del 1918, mentre era coinvolto nelle operazioni militari del suo reparto nella zona della foresta di Laigue,dove i francesi erano impegnati in una offensiva contro i tedeschi che arretravano lasciando la città di Lassigny, offensiva incominciata nella prima metà di quell’anno in cui l’apporto di truppe fresche americane aveva cambiato l’atteggiamento delle forze alleate da difensivo ad offensivo(1), e la fine di settembre sempre del 1918, mentre era arrivato a circa 400 chilometri a sud est a Chavannes-sur-l’Étang nel dipartimento dell’Alto Reno nella regione del Grand Est.

Teilhard War 1915-1918

Teilhard a Verdun nel 1916

Lo scritto completo a cui più volte accenna nelle sue lettere del periodo fra queste due date alla cugina Marguerite Teillard-Chambon, scrittrice sotto lo pseudonimo di Claude Aragonnès,ha titolo ‘La Fede che Opera’(2), è pensato e steso su carta in questo periodo partendo da alcune sue considerazioni sul rapporto tra fede ed avvenire che sorgono sulla base di una sensazione di aver

«sentito più da vicino l’”ombra della morte”, e il terribile dono dell’esistenza: cammino  inarrestabile verso una fine che non si può eludere, stato da cui si esce solo con il    disfacimento fisico… Credo di non avere mai sentito questo così concretamente… Ho    capito un po’ meglio l’angoscia di NS, il Giovedì Santo.. E mi è apparso sempre più chiaro  il rimedio, che è sempre lo stesso: abbandonarci con fede ed amore all’avvenire [al divenire] divino che è “il più reale,” “il più vivo,” e il cui attributo più temibile è di essere il più rinnovante(e quindi il più creativo e il più prezioso). Ma è ben difficile gettarsi nell’avvenire. Invincibilmente la nostra sensibilità vi scorge un vuoto vertiginoso, un gorgo profondo… Dev’essere la fede a rendere saldo il terreno sotto i nostri piedi. Preghiamo l’un per l’altro…»(3)

Ed in una successiva lettera del 29 settembre 1918, dove comunica la stesura e trascrizione in bella copia dello scritto confessa: (altro…)


Sun in an Empty Room

Edward Hopper

 

I would to be the sky,
‘couse I could cover your head
I would to be the earth
so you could walk sure on me
I would to be the sea
for hug you with my vastness
But I’m only a man
the only thing I can do
is to love you forever.


Questa che presentiamo qui è una nota presente su uno dei diari che Pierre Teilhard de Chardin aveva l’abitudine di compilare quasi quotidianamente, nei quali riversava le sue idee sia per i progetti che sarebbero diventati successivamente i suoi scritti, ma anche il suo sentire quotidiano, le sue impressioni i suoi stati d’animo. Vi sono omessi i riferimenti ai nomi di persona, lasciati come semplici sigle. Bisogna ricordare che in questo periodo siamo in piena I Guerra Mondiale, la Francia è già impegnata e Pierre Teilhard de Chardin è caporale barelliere del 4° fucilieri misti zuavi, I compagnia, avendo rifiutato il posto privilegiato da ufficiale come cappellano militare. Ecco il testo:

journal

22 marzo

Ieri mi sono sentito alle prese con una complessità di sentimenti diversi che, in senso diverso, tendevano a rattristarmi: la malattia indubbiamente incurabile della zia E., la notizia che P.P.B., N. erano a Verdun, – che F. era un combattente, esponente del servizio postale militare, che era impegnato in lavori avviati per raggruppare i soldati, etc., – Dolore di fronte a una tristezza familiare che ha messo fine al declino di un passato così gioioso, gelosia quando mi sono reso conto di appartenere alla categoria delle persone meno interessanti, rimpianto irritato per il poco apostolato che avevo potuto esercitare e avversione disgustata per il ministero degli altri, … questi sono stati i principali sentimenti che ho potuto vedere nel profondo della mia anima. – E ora tutti questi venti di depressione e tempeste si sono sciolti in un grande slancio nell’amore per la Volontà di Dio che ci avvolge e ci porta via: a volte per l’implacabile evoluzione dei mali naturali, a volte per le delusioni del destino, a volte per le inferiorità della nostra natura…

Quando la pace sarà tornata, sarà ancora possibile mantenere la pienezza della guerra e la sua serenità di fronte a piccoli interessi individuali, purché si mantenga la visione dell’opera dell’evoluzione organica e della lotta per lo sviluppo totale che si impone senza sforzo alla vita in trincea.
Nello studio introspettivo… fare una gran parte del lavoro e dei germi della disorganizzazione in noi.
Dire che il mio studio non è una discussione, un’apologia: ma una dichiarazione di punti di vista, dove solo uno sarà condannato: il ritorno agli strati bassi … [41]
Un titolo: «La Santa Evoluzione». (o Evoluzione, il Sacro Progresso).

(Ns. traduzione da: Pierre Teilhard de Chardin, Journal 26 août 1915 – 4 janvier 1919, Librairie Artthème Fayard, 1975, p.66)


Il 21 Marzo di 97 anni fa, nel 1923 veniva presentata alla seduta della Société d’Anthropologie  questa breve comunicazione di Pierre Teilhard de Chardin che si accingeva a partire per la sua prima spedizione in Cina. Ecco il testo:

teilhard-paleontologo300

Questa legge non è peculiare della paleontologia. Anzi, è costantemente presupposta o verificata in tutte le scienze che si occupano di realtà fisiche(sociologia, linguistica, fisica…) e viene applicata ovunque vi sia eredità. Infatti, dal momento che un essere immagazzina qualche traccia di ogni fase del proprio sviluppo, esso diventa incapace, per costruzione, di ritornare esattamente a uno qualsiasi dei suoi stati anteriori.

In teoria, l’esistenza della legge d’irreversibilità sembra dunque incontestabile. In pratica, il suo uso è assai delicato in quanto l’irreversione (a priori indubitabile) può essere difficile da costatare, soprattutto allorché si tratta di tipi o di stati semplici, tra i quali la convergenza può facilmente essere scambiata per un’identità. (altro…)


 

18 novembre 2017

di Flavia Grossi

papa-francesco-pccL’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura ha approvato a larga maggioranza una proposta da far giungere a Papa Francesco, in cui si chiede di contemplare se sia possibile rimuovere il Monitum della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio sulle opere di P. Pierre Teilhard de Chardin, S.J.
La petizione è stata approvata sabato 18 novembre durante i lavori dell’Assemblea riunitasi sul tema Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia. La proposta, come rilanciato dal quotidiano online S.I.R., è motivata così: “Riteniamo che un tale atto non solo riabiliterebbe lo sforzo genuino del pio gesuita nel tentativo di riconciliare la visione scientifica dell’universo con l’escatologia cristiana, ma rappresenterebbe anche un formidabile stimolo per tutti i teologi e scienziati di buona volontà a collaborare nella costruzione di un modello antropologico cristiano che, seguendo le indicazioni dell’Enciclica Laudato Si’, si collochi naturalmente nella meravigliosa trama del cosmo”.
Papa Francesco potrebbe ricevere la proposta nei prossimi giorni e questa si troverebbe in linea anche con il suo discorso pronunciato durante l’Assemblea Plenaria in cui ha auspicato un «maggiore dialogo anche tra la Chiesa, comunità dei credenti, e la comunità scientifica». Pierre Teilhard de Chardin non è certo figura nuova per il Papa che lo ha citato in una nota dell’Enciclica Laudato si’ (cf. n. 83) cogliendone il contributo positivo a un cristocentrismo di respiro cosmico. Noto per l’alto valore apologetico della sua opera, soprattutto in ambito scientifico, considerato da molti un pioniere nell’analisi dell’evoluzione biologica alla luce della fede, Teilhard fu oggetto di disposizioni disciplinari da parte della Congregazione dei Gesuiti negli anni ’20 del secolo scorso e di un Monitum da parte dell’allora Congregazione del Sant’Uffizio.
Il Monitum arrivò il 30 giugno 1962, 7 anni dopo la morte del Gesuita. Nel teilhard-paleontologo300documento, di una decina di righe, si spiegava che i suoi testi di carattere teologico e filosofico contenevano gravi errori per la dottrina cattolica. Non furono indicati però titoli o argomenti di riferimento. Le opere di Teilhard de Chardin erano state pubblicate da pochissimo tempo, infatti videro la luce solo dopo la sua morte avvenuta a New York nel 1955 ed ottennero un’inattesa risonanza. Fu allora che il Sant’Uffizio decise di imporre il Monitum. Monitum che arrivò molti anni dopo le sanzioni disciplinari da parte dei suoi superiori che comprendevano la sospensione dall’insegnamento di materie di carattere filosofico-teologico negli studentati gesuiti, nonché il divieto di pubblicare saggi su questi temi. Tutto nacque da alcuni appunti del 1922 che Teilhard preparò su richiesta di un confratello e nei quali espose una visione del peccato originale e dello stato di natura primitiva dei progenitori, ritenuta non conforme alla comprensione dogmatica dell’epoca. Gli appunti, pur se non destinati alla pubblicazione, furono inviati al Sant’Uffizio, che chiese ai suoi superiori di formalizzare un intervento nei riguardi del gesuita francese. Nacquero così i provvedimenti disciplinari e una successiva diffidenza verso le opere di Teilhard, che durò per tutta la sua vita. Nel 1927 e nel 1940 inviò alla Curia Generalizia dei Gesuiti a Roma due opere per l’approvazione ma furono entrambe respinte. Teilhard continuò a scrivere e i suoi testi circolarono per lo più privatamente nella sua cerchia di amici, fino alla sua morte quando i suoi manoscritti vennero dati alle stampe.
Dopo il Monitum del 1962, diversi autori hanno sottolineato l’importanza del suo lavoro, soprattutto da un punto di vista apologetico e per l’ispirazione che ha saputo portare agli interrogativi di tanti uomini di scienza. Un esempio su tutti è quello di Theodosius Dobzhansky, uno dei padri della teoria dell’evoluzione biologica che ha fatto sue le tesi del paleontologo gesuita dedicandogli l’ultimo capitolo del suo libro di riflessioni filosofiche sulla vita The Biology of Ultimate Concern.
Non sono mancati apprezzamenti dal lato ecclesiale. Poco prima del Monitum fu pubblicato il volume del teologo Henri De Lubac, Il pensiero religioso del Padre Teilhard de Chardin, in cui si offrono le chiavi per un’ermeneutica attenta al pensiero dell’autore. Papa Paolo VI, pochi anni dopo il Monitum, in un discorso sulle relazioni fra scienza e fede del 1966, parlò di Teilhard come di uno scienziato che aveva saputo, scrutando la materia, trovare lo spirito, e che aveva dato una spiegazione dell’universo capace di rivelare in esso la presenza di Dio, la traccia di un Principio Intelligente e Creatore (cfr. Allocuzione , 24.2.1966, Insegnamenti , IV (1966), pp. 992-993). Altre menzioni positive su quest’autore si riscontrano nel 1981, in occasione del centenario della sua nascita, in due lettere: una di Padre Arrupe, Superiore Generale della Compagnia di Gesù e un’altra dell’allora Segretario di Stato Agostino Casaroli, scritta a nome di Giovanni Paolo II e indirizzata all’allora Rettore dell’Institute Catholique di Parigi mons. Paul Poupard. Infine, nella enciclica Laudato si’ (2015), papa Francesco cita Teilhard de Chardin alla nota n. 53 , nel n. 83 del documento, a proposito dell’idea, certamente presente nel pensiero del gesuita francese, che «il traguardo del cammino dell’universo è nella pienezza di Dio, che è stata già raggiunta da Cristo risorto, fulcro della maturazione universale».

FONTE: http://www.disf.org/

 


17 novembre 2017 @ 17:38

La proposta di una petizione a Papa Francesco “perché voglia contemplare la possibilità di rimuovere il Monitum che dal 1962 è stato imposto sugli scritti di P. Pierre Teilhard de Chardin, S.J., dalla Sacra Congregazione del Sant’Ufficio”. La proposta – ancora in discussione e in fase di valutazione – è stata avanzata nel corso dei lavori dell’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della cultura sul tema “Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia”.che si concludono domani con l’udienza pontificia. “Riteniamo che un tale atto non solo riabiliterebbe lo sforzo genuino del pio gesuita nel tentativo di riconciliare la visione scientifica dell’universo con l’escatologia cristiana – si legge tra l’altro nella petizione -, ma rappresenterebbe anche un formidabile stimolo per tutti i teologi e scienziati di buona volontà a collaborare nella costruzione di un modello antropologico cristiano che, seguendo le indicazioni dell’Enciclica Laudato Si’, si collochi naturalmente nella meravigliosa trama del cosmo”.

FONTE: https://agensir.it

 


Silence-Ho scritto una canzone
che nessuno ha mai ascoltato
non vi sono note
che riescano ad accompagnarla
non vi sono labbra
che riescano a cantarla
solo corde che vibrano
sottese da un cuore
che pulsa
è una canzone
è l’ Amore


20170729_114940-1

In your eyes,
I’ve breathe
In your eyes,
I’ve life
In your eyes,
I loved
In your eyes,
I’ve seen the freedom
For your freedom I’ve lost you.


SCARICA LOCANDINA: Locandina_BERTI Università

 

SCARICA LOCANDINA: loc Berti primavera filosofica

 

 

 


Voglio credere
in un universo perfetto,
in un mondo giusto .
Voglio credere
nella vita, dopo la morte ;
che la nascita è solo
un cambiamento di stato .
Voglio credere
nell’ Amore, che governa il mondo .
Ma perché devo vivere ?!


 

the-pilgrimTi guardo,
ma non ti vedo
Ti ascolto,
e non ti sento
Ti cerco,
mai ti trovo.
Nasco,
e sono morto,
muoio………Sarò Vivo !


‘Silence’ un titolo che già anticipa il contenuto del nuovo film di Martin Scorsese, tratto dal romanzo ‘Chinmoku’ (Silenzio), scritto nel 1966 dell’ autore giapponese Shūsaku Endō. Il romanzo è ambientato nel Giappone del XVII secolo, epoca in cui lo Shogun era l’autorità politica più importante e gestiva il territorio attraverso i daimyō, una sorta di governatori locali. La società era fortemente gerarchizzata, i gruppi si distinguevano fra samurai, nella posizione più alta della scala gerarchica, poi contadini, artigiani e mercanti.
Nel 1614 fu vietata la professione della fede cattolica con un decreto di espulsione di tutti i missionari dal Giappone. Dal 1638 fu attuata una politica di isolamento totale, unica religione ammessa fu il buddhismo. Questo a seguito della rivolta di Shimabara, scoppiata nel 1637, che vide i cristiani giapponesi, per la maggior parte appartenenti alla classe contadina, ribellarsi allo shogun, il quale aveva attuato forti repressioni religiose nei confronti dei cristiani. La rivolta si concluse nel sangue dopo un lungo assedio contro i ribelli nel castello di Hara, dove i ribelli asserragliati furono definitivamente sconfitti. La persecuzione anticristiana si fece ancora più aspra sino al 1850, anno in cui ebbe termine.scorsese
Ma veniamo al film, la trama prende le mosse dal colloquio di tre padri gesuiti, esterrefatti dalla notizia giunta loro dell’apostasia del padre gesuita Cristóvão Ferreira, che in precedenza era stato padre spirituale di due dei tre gesuiti, Sebastião Rodrigues e Francisco Garrpe che sono increduli di tale notizia. Decidono quindi di andare a cercare padre Ferreira per verificare la situazione.
Non abbiamo intenzione di svelare l’intera trama del film, in questa nostra riflessione ci basterà dire l’essenziale, ovvero quali temi, a (altro…)


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E la mia ragione pone domande alla fede
cui la mia ignoranza non sa rispondere.
E vivo all’ombra della Veritá
velato dalla nebbia dei giorni che trascorrono


«Credete allora (e questa parola compendia tutte le altre) allo spirito tra voi. Siete offerti l’uno all’altro come uno spazio indefinito di comprensione, di arricchimento, di sensibilizzazione reciproca. Dunque v’incontrerete soprattutto in una penetrazione e in uno scambio costante di pensieri, affetti, sogni, preghiera. Come ben sapete, solo lì, nello spirito perseguito attraverso la carne, non esistono né sazietà né delusioni né limiti. E, per il vostro amore, solo lì troverete l’aria aperta, il grande sbocco[1]

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E’ con queste parole di Teilhard de Chardin  che voglio qui presentare un libro Il Cuore Comune, che mi ha colpito per l’originalità dell’angolazione con cui affronta un tema, il matrimonio, quale origine della famiglia, con cui l’autore cerca di dare risposte che «vanno nella direzione di svelare nuovamente, con ciò recuperandola, la capacità che la famiglia ed il matrimonio hanno di rendere felice l’uomo»[2].

Ecco un’ anteprima-del-libro-il-cuore-comune  che è presente sul sito delle Edizioni Studio Domenicano qui: http://www.edizionistudiodomenicano.it/Libro.php?id=901

Buona lettura

 

[1] Pierre Teilhard de Chardin, In occasione del Matrimonio di Odette Bacot e di Jean Teilhard d’Eyry, 14 Giugno 1928 presente in: Pierre Teilhard de Chardin, SULLA FELICITA’, Queriniana, Brescia, 20045, p.55

[2] Cosimo Luigi Russo, IL CUORE COMUNE – Omaggio alla vita matrimoniale, ESD, Bologna, 2012, p.11

 


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«Che cosa dunque significa: modo del sapere? Che cosa, se non che tu sappia con quale ordine, con quale studio e con quale fine è necessario conoscere le cose? Con quale ordine: per prima ciò che più rapidamente conduce alla salvezza; con quale studio: per più ardentemente ciò che con maggiore forza conduce all’amore; con quale fine: non per una gloria vana, per curiosità o qualcosa di simile, ma unicamente per la tua o del prossimo edificazione.

Ci sono, infatti, alcuni che vogliono sapere solo per il gusto di sapere: e ciò è turpe curiosità. Ancora, ci sono alcuni che vogliono sapere per apparire sapienti: e ciò è turpe vanità … E ci sono anche alcuni che vogliono sapere per vendere la propria scienza, per esempio a motivo di denaro o di onori: e ciò è turpe profitto. Ma ci sono anche quelli che desiderano sapere per edificare: ed è carità. Come vi sono coloro che desiderano sapere per essere edificati: ed è prudenza»

(Super Canticorum, 36, III in San. Bern. Op., II, pp. 5-6)


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«La presa di coscienza

Noi abbiamo acquisito delle conoscenze straordinarie sul mondo fisico, biologico, psicologico, sociologico. La scienza estende sempre più i l predominio dei metodi di verifica empirica e logica. I lumi della Ragione sembrano respingere miti e tenebre nei bassifondi dello spirito. Eppure, ovunque, errore. ignoranza, cecità progrediscono di pari passo con le nostre conoscenze. Ci è indispensabile una presa di coscienza radicale:

  1. La causa profonda dell’errore non è nell’ errore di fatto (errata percezione) o nell’errore logico (incoerenza), ma nel modo di in cui il nostro sapere è organizzato in sistema di idee (teorie, ideologie);
  2. Esiste una nuova ignoranza legata allo sviluppo della scienza stessa;
  3. Esiste una nuova cecità legata all’uso degradato della ragione;
  4. Le minacce più gravi cui l’umanità va incontro sono legate al progresso cieco e incontrollato della conoscenza (armi termonucleari, manipolazioni di ogni genere, squilibrio ecologico, ecc.).

lo vorrei dimostrare che tali errori, ignoranze, cecità, pericoli hanno un carattere comune che risulta da un modo mutilante di organizzazione della conoscenza, incapace di riconoscere e di afferrare la complessità del reale.»[1]

«La patologia del sapere, l ‘intelligenza cieca

Noi viviamo sotto il dominio dei principi di disgiunzione, di riduzione e di astrazione, il cui insieme costituisce ciò che io chiamo il “paradigma di semplificazione”. Cartesio ha formulato questo (altro…)


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Les hommes, aujourd’hui encore, sont semblables à des  naufragés qui essaient de se joindre entre eux. Ils se tendent les bras, mais des vagues brutales les heurtent et les brisent les uns contre les autres. L’Avenir céleste et humain est dans l’association harmonieuse des individus par l’amour. Seulement il faut que s’aplanisse la mer qui les porte, que s’unifient les civilisations diverses qui entraînent dans des évolutions diverses les d’hommes et les jettent les uns sur les autres. La guerre est le heurt entre des d’hommes … Qu’est-ce qui fait ou apaisera les vagues ?…[1]

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TRADUZIONE :

Gli uomini, oggi ancora, sono simili ai naufraghi che provano ad unirsi tra loro. Si tendono le braccia, ma delle onde brutali li urtano e li sbattono uni contro gli altri. L’avvenire celeste ed umano è nell’associazione armoniosa degli individui attraverso l’amore. Solamente occorre che si calmasse il mare che li porta, che si unifichino le civiltà diverse che trascinano nelle evoluzioni diverse gli uomini e li gettano gli uni sugli altri. La guerra è l’urto tra gli uomini… Che cosa la produrrà o acquieterà le onde?…

[1] Pierre Teilhard de Chardin, Journal – 24 aout 1915/4 janvier 1919, Fayard, Paris 1975, p.127-128


In questi giorni, dopo le dichiarazioni fatte da Papa Francesco il 12 Maggio, durante l’incontro con le superiore religiose, i giornali hanno fatto un gran baccano sul contenuto delle affermazioni papali, parlando di apertura al diaconato femminile se non proprio al sacerdozio.  Dopo aver letto la trascrizione dell’incontro, mi sono reso conto che sono stati affrontati due dei tre temi che Teilhard de Chardin aveva sottolineato come “pietre deperibili pericolosamente inserite nelle fondamenta” della Chiesa, in una lettera scritta all’abate Gaudefroy[1] inviata da Pechino il 7 ottobre del 1929.

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Per meglio mostrare l’aderenza dei temi trattati riporto qui di seguito il passo della lettera in questione, con una mia traduzione (della quale mi scuso in anticipo per la mia imprecisa conoscenza del francese) in cui sottolineo i passi di cui vedo identità di contenuti, e di seguito riporto la trascrizione relativa all’incontro di Papa Francesco con le superiore religiose.

« Il m’a parfois semblé que, dans l’Eglise actuelle, il y a trois pierres périssables dangereusement engagées dans les fondations; la première est un gouvernement qui exclut la démocratie; la deuxième est un sacerdoce qui exclut et minimise la femme; la troisième est une révélation qui exclut, pour l’avenir, la Prophétie. »[2](…) « Ce que j’appelle des «pierres périssables » est sans doute simplement un groupe de tendances protectrices qui nous sauvent de l’anarchie, de l’égalitarisme et de la dispersion spirituelle. En ce qui touche plus particulièrement la prophétie, je suppose que ce don est maintenant diffusé dans la masse de l’Eglise. Qu’est « l’infaillibilité » mouvante de cette Eglise, sinon la sélection continuelle des éléments et la découverte constante des voies nouvelles par un immense tâtonnement dirigé ? »[3]

Come si può notare dal testo, Teilhard de Chardin era arrivato alla convinzione che tre problemi rappresentavano una forma di debolezza della Chiesa Cattolica, fra l’altro la definizione di pietre deperibili, lascia intravedere che tali problemi non avevano una tale consistenza dottrinale, da essere necessarie e quindi ritenerli dogmi eterni. I tre problemi erano appunto il tipo di governo della Chiesa, la figura delle donne nella Chiesa ed infine l’idea che il profetismo fosse (altro…)